Huawei, Google e lo smart speaker che non fu

Prima che su Huawei calasse la mannaia del ban USA, il gruppo cinese era al lavoro con Google per la realizzazione di uno smart speaker.
Prima che su Huawei calasse la mannaia del ban USA, il gruppo cinese era al lavoro con Google per la realizzazione di uno smart speaker.

Il ban degli USA che ha colpito Huawei nei mesi scorsi sembra aver costretto l’azienda ad abbandonare almeno uno dei suoi progetti hardware: uno smart speaker progettato in collaborazione con Google. A riportarlo è oggi la testata The Information. In assenza del blocco il dispositivo avrebbe dovuto essere presentato all’evento IFA 2019 di Berlino, in scena all’inizio di settembre, per poi raggiungere il mercato a livello internazionale.

Uno smart speaker da Huawei e Google

Alla base l’intelligenza artificiale dell’Assistente Google, la stessa che già abbiamo visto in azione su smartphone, altoparlanti della linea Home e sul display Nest Hub dal mese scorso anche in Italia. Nessuna informazione in merito al design, ma sulle funzionalità ci sono ben pochi dubbi: interpretazione dei comandi vocali per la ricerca di informazioni online o la riproduzione dei contenuti multimediali in streaming, possibilità di impostare sveglie, salvare promemoria, inserire appuntamenti nel calendario, consultare notiziari e previsioni meteo, aggiungere prodotti alla lista della spesa e così via.

Un’ennesima dimostrazione della partnership che da ormai diversi anni lega Huawei a bigG, anche (ma non solo) per l’ecosistema Android. L’inclusione del gruppo cinese nella Entity List di Washington sembra aver raffreddato i rapporti tra le parti e di conseguenza condotto a un’interruzione del progetto.

In merito al ban degli Stati Uniti, Google è intervenuta rivolgendosi direttamente a Trump e chiedendo al Presidente USA di rivedere la sua posizione, poiché un blocco definitivo per quanto concerne la possibilità di impiegare il sistema operativo mobile nella sua completezza rischierebbe di tradursi in un serio problema per la sicurezza di utenti e dati. Dal canto suo il produttore di Shenzhen continua a ribadire che anche dopo il 19 agosto, data che salvo rettifiche segnerà l’entrata in vigore definitiva del blocco, non cambierà nulla. Intanto, però, ha già messo in cantiere la sua piattaforma alternativa: Ark OS.

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