I russi dietro il cracking di Bank of India

Un network russo di sith digitali è l'indiziato numero uno. Solleva rumore anche una dichiarazione ufficiale dei cinesi: non abbiamo aggredito noi il Pentagono, che ragiona come in Guerra Fredda

Roma – Gli indizi li aveva già denunciati il noto esperto Dancho Danchev; ora arriva la conferma della paternità del cracking di Bank of India , recentemente trasformato in sito spara-malware . I ricercatori di SunBelt Software , che per primi hanno portato alla luce la trasformazione del sito in un appestatore automatico servi-trojan , rootkit e affini, fanno il nome di Russian Business Network , ISP russo considerato un vero e proprio specialista nel supporto al lato oscuro della rete.

Il provider, definito il “peggiore dei peggiori” da una recente classificazione di VeriSign , è specializzato in attività illegali quali phishing, distribuzione di codice malevolo, attacchi DoS e DDoS, centri di comando-e-controllo delle botnet, pornografia infantile e via di questo passo. Al contrario degli ISP tradizionali, su cui è possibile individuare traffico e dati prevalentemente legittimi, RBN offre contenuti “completamente illegali”, sostiene l’analista di Verisign Kimberly Zenz.

RBN basa le proprie operazioni su una infrastruttura di rete che formalmente non esiste , ma che nei fatti è connessa a vere e proprie epidemie come quella recentemente scatenata sulla Rete italiana dal malware toolkit MPack. “Nessuno sa chi operi dietro RBN – conferma Patrik Runald di F-Secure – Sono un’organizzazione segreta con base a San Pietroburgo apparentemente protetta da connessioni politiche. La società legalmente non esiste, non è registrata e offre hosting per qualsiasi cosa sia malevolo”.

Nel caso di Bank of India, l’ Iframe iniettato nel codice del sito era progettato per re-indirizzare il browser su un’altra pagina web ospitata da RBN ripiena di malware e badware . Per la gioia della criminalità organizzata che fa capo a RBN o che di RBN e dei suoi “servizi” continua a servirsi, per il momento indisturbata.

Cracking al Pentagono, i cinesi negano

Novità anche per la breccia nei sistemi informatici della Difesa USA, fatto che tanto clamore sta suscitando nella stampa specializzata e non . La Cina, chiamata direttamente in causa da fonti interne al ministero statunitense, ora nega formalmente le accuse : “Il governo cinese si oppone e contrasta con forza tutti i crimini di rete, incluso il cracking” ripete per l’ennesima volta la portavoce del Ministro degli Esteri Jiang Yu.

“Alcuni soggetti stanno sostenendo accuse folli nei confronti della Cina… Accuse prive di fondamento e figlie certamente di una mentalità da Guerra Fredda” dice Yu.

La vicenda, è facile prevederlo, è lungi dal definirsi conclusa: ci sarà certamente occasione di riparlarne ai massimi livelli tra pochi giorni, quando il presidente USA Gorge Bush e il premier cinese Hu Jintao si incontreranno a Sidney nel corso dell’ APEC 2007 .

Alfonso Maruccia

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  • giorgio scrive:
    commento
    mi sta venendo la voglia di creare una Webradio ma inserendo pochissima musica e se lo faccio e' con musica non siae e invece molte rubriche.www.notiziedigitali.it ciao
  • Un Ex Licenziata rio AWR scrive:
    E' Arrivato Il Momento Di Cambiare
    Desidero, prima di ogni cosa, complimentarmi con l'autore dell'articolo: preciso, dettagliato e chiaro. Ha analizzato il problema egregiamente!Mi complimento anche con la redazione per la scelta. Pubblicare un articolo così è tutt'altro che banale......Così come non si può banalizzare la discrepanza rilevata fra il contratto di licenza AWR ed il regolamento S.I.A.E.... Soprattutto considerando l'organo in questione e la mole dello staff che lo compone...Quello che sento di aggiungere è "semplicemente" questo... Forse è arrivato il momento di rivalutare il "come" gestire il diritto d'autore, dal punto di vista commerciale, da parte della S.I.A.E., per contestualizzarlo alla nostra epoca.Basti pensare che, ad esempio, un editore non può trasmettere nella propria web-radio una canzone se questa è stata acquistata via internet. Deve possedere obbligatoriamente il CD con il famoso "bollino". Niente di più insensato visto che l'on-line store rilascia una ricevuta a chi acquista il brano... E così come la rilascia a quella persona (l'editore radiofonico), potrebbe tranquillamenete rilasciarne una copia anche alla S.I.A.E.... Il tutto per via telematica...Concludo dicendo che forse una raccolta di 500.000 firme è impensabile per un "problema" come questo, dato che gli italiani, in genere, non conoscono questo tipo di problematiche. Bisogna sperare, più che altro, che qualche minstro o deputato illuminato si lasci affiancare da uno staff tecnico ed inizi ad analizzare seriamente la questione "diritto d'autore".
  • Anonimo scrive:
    Iscrizione non obbligatoria
    Cito:"gli autori ed editori che - iscrivendosi alla SIAE (giova ricordare che l'iscrizione non è obbligatoria)"Sono un musicista, anche un autore. L'iscrizione non obbligatoria alla siae è un presupposto erroneo. Visto che com'è detto Cito:"La SIAE, per espressa previsione di legge (art. 180 LDA) è monopolista nelle attività di intermediazione relative alle opere dell'ingegno tutelate dalla legge sul diritto d'autore."Il che vuol dire che di fatto io non posso rivolgermi ad altre società a meno che io desideri non tutelare la mia opera.Inoltre l'enpals, che è obbligatoria per avere l'agibilità fa controlli sui resoconti fiscali proprio tramite la siae.Per finire, se un'altro gruppo deposita alla siae un'opera identica alla mia prima di me, la sua viene identificata come opera originaria rubandomi di fatto tutti i diritti (non che i futuri proventi). Quindi siamo costretti DI FATTO a depositare il nostro materiale alla SIAE non essendoci società alternative con gli stessi poteri e le stesse funzionalità.
    • Fabrizio Mondo scrive:
      Re: Iscrizione non obbligatoria
      - Scritto da: Anonimo
      Cito:
      "gli autori ed editori che - iscrivendosi alla
      SIAE (giova ricordare che l'iscrizione non è
      obbligatoria)"

      Sono un musicista, anche un autore. L'iscrizione
      non obbligatoria alla siae è un presupposto
      erroneo. Visto che com'è detto

      Cito:
      "La SIAE, per espressa previsione di legge (art.
      180 LDA) è monopolista nelle attività di
      intermediazione relative alle opere dell'ingegno
      tutelate dalla legge sul diritto
      d'autore."
      Il che vuol dire che di fatto io non posso
      rivolgermi ad altre società a meno che io
      desideri non tutelare la mia
      opera.
      Inoltre l'enpals, che è obbligatoria per avere
      l'agibilità fa controlli sui resoconti fiscali
      proprio tramite la
      siae.
      Per finire, se un'altro gruppo deposita alla siae
      un'opera identica alla mia prima di me, la sua
      viene identificata come opera originaria
      rubandomi di fatto tutti i diritti (non che i
      futuri proventi). Quindi siamo costretti DI FATTO
      a depositare il nostro materiale alla SIAE non
      essendoci società alternative con gli stessi
      poteri e le stesse
      funzionalità.Non è proprio cosi. Mai sentito dire che esiste la paternità di diritti tramite atto notarile?La SIAE non è una mafia, anche se ci si avvicina paurosamente. Per questo motivo, è possibile avere paternità di un opera anche senza interpellarli.Se poi intendi lucrare sulle tue opere (non che sia sbagliato, dipende dal concetto che si ha di diritto d'autore) allora si, devi affiliarti alla SIAE, almeno finchè l'Italia non sarà in grado di sollevarsi contro la dittatura della mente.
    • luca rotondi scrive:
      Re: Iscrizione non obbligatoria
      E' sempre possibile rivolgersi ad istituti analoghi alla Siae. La Gema, ente tedesco preposto alla tutela della proprietà intellettuale, offre condizioni d'iscrizione molto vantaggiose.
  • Anonimo Torinese scrive:
    Complimenti
    Sono questo genere di articoli documentati, analitici, comprensibili anche ai non addetti ai lavori ma non per questo semplificativi che mi fanno leggere PI.I miei apprezzamenti all'autore e a chi lo pubblica.
    • Lolla scrive:
      Re: Complimenti
      Io non solo per questi ma anche per questi. Mi unisco ai complimenti.
    • Gian scrive:
      Re: Complimenti
      Mi unisco ai complimenti.VeramenteUna fucilata chiara e precisa...So che la redazione ha già da fare un brutto lavoro ma sarebbe preferibile (per PI) puntare molto di piu su articoli come questo.Questi sono quelli che si bookmarcano, quelli il cui link gira in ufficio e viene archiviato da tutti...Grazie
  • nellogala scrive:
    La siae soc pubblica ma....
    La siae non è altro che una società pubblica che però si occupa di interessi privati.Non tutela i beni, ma gli autori, ma c'è già il Ministero dei beni culturali con relative sovrintendenze per questo...Fa cause STUPIDE e regolamenti per auto regolarsi...Tutto "solo" per il 10 % del costo dell'opera d'arte...MA PERCHE' GLI ARTISTI , O PSEUDO TALI, NON SI CANCELLANO DALLA SIAE?SOLO COSì FINIREBBE STA MANFRINA!Ma non lo fanno per loro interesse.....Lessing ha rilasciato il libro in cc, scaricabile, renato zero col cavolo rilascerebbe una sua canzone in cc, o pagando anche solo il giusto prezzo, per intenderci 1 euro....
  • NoSIAE scrive:
    Referendum per abolire la SIAE
    Quand'è che si fa ?Sarebbe anche ora...
    • riddler scrive:
      Re: Referendum per abolire la SIAE
      Documentati e inizia la raccolta firme :)
    • Yanez scrive:
      Re: Referendum per abolire la SIAE
      Sono d'accordo!Dove devo firmare??
      • Blah scrive:
        Re: Referendum per abolire la SIAE
        E allora iniziate da qui:http://www.petitiononline.com/
        • unaDuraLezione scrive:
          Re: Referendum per abolire la SIAE
          contenuto non disponibile
          • Kkkkkkkk scrive:
            Re: Referendum per abolire la SIAE
            DISCLAIMER: non sono un avvocato, mi sono solo interessato degli argomenti. "IANAL" (I Am Not A Lawyer), direbbero oltre oceano.Se vi interessa davvero impegnarvi nell'esercitare i vostri diritti, tramite uno dei due istituti di democrazia diretta previsti dalla Costituzione, date un'occhiata a questi testi: * Articoli 71 e 75 della Costituzione "Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli. " "E` indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali." * Legge 352 del 1970 - modalità di raccolta, ovvero tipo di fogli da usare, quali dati segnare insieme alla firma, etc. etc. - dove presentare la domanda, ovvero in Corte di Cassazione - come far autenticare le firme, ovvero attualmente, da un notaio o da un giudice di pace o altra' autorità * Legge 53 del 1990 (modifiche alle normative precedenti)E forse ce ne sono altre ancora, piu' recenti, ma che non ho trovato.
    • paolo lazzari scrive:
      Re: Referendum per abolire la SIAE
      - Scritto da: NoSIAE
      Quand'è che si fa ?
      Sarebbe anche ora...
  • Fabrizio Mondo scrive:
    Commentiamo l'articolo (parte 3)



    Ebbene, modelli contrattuali sul genere di quello testè esaminato non aiutano il diffondersi delle webradio, lasciate nell'incertezza sulla portata oggettiva della licenza d'uso acquisitaNon mi si venga a dire che questa è una mossa casuale.. Forse limiteranno si le web radio, ma favoriranno la diffusione di musica sotto licenza Creative Commons. Ci sono già decine di radio che trasmettono senza avere paura della siae. Anche se devo fare notare che la siae non effettua controlli su cosa stai trasmettendo, per verificare se ha giurisdizione, loro ti fanno chiudere (o almeno interrompere) e basta. Ovviamente non puoi dimostrare immediatamente di non avere commesso illeciti, ne tantomento puoi denunciare.


    Indubbiamente certi modelli contrattuali non si rivelano utili ad un pieno ed armonico sviluppo del mercatoLa siae non crede sicuramente che questo sia un campo in cui lucrare, eppure pone forti limitazioni. Forse sa che sono molte di più le web radio fatte in modo non lucrativo, da ragazzi senza troppe pretese, rispetto alle web radio commerciali. C'è la volontà di vincolare la rete, come esattamente spiegato nel paragrafo successivo il paragrafo quotato.


    sarebbe opportuno aprire un tavolo di discussione su altri modelli contrattuali (non su quelli di licenza d'uso), relativi alla corporate governance e alle concentrazioni anticoncorrenziali di tali impreseParole sante, ma attento alla tua macchina.


    Le imprese che "maneggiano" prodotti coperti da diritto d'autore, infatti, rivestono un ruolo di una certa importanza nella "catena di montaggio" del bene immateriale "cultura" e nella crescita o nell'involuzione - o, se si preferisce, nel rattrappimento - spirituale e civile degli individuiAllora è chiaro che la siae et similia sono davvero un freno alla fruizione della cultura.. pensavo di essere pazzo.P.S credo che il passo di Lessig sia abbastanza esplicativo su quello che vorrebbe qualsiasi web radiofonista. Proprietà, ma libertà di fruizione.
    • Banana Joe scrive:
      Re: Commentiamo l'articolo (parte 3)
      Per quello che puo' servire, la mia impressione e' che internet webradio etc facciano paura all'industria musicale tradizionale non (solo) per il mancato guadagno derivato dalla pirateria.Il problema con internet e' che hanno perso i canali di controllo, principalmente radio e video musicali. (Il consumatore e' libero di farsi la cultura musicale che vuole, in rete).Non si spiega altrimenti come anche negli stati uniti abbiano proposto tariffe assurde ai webcasters, cosa che in realta' fara' Diminuire gli introiti delle societa' di diritti.Pero' cosa cambia alla Siae e ai distributori (che sono quelli che fanno i soldi piu' che la label e l'artista) se al posto di vendere 100000 copie di un artista ne vendono 1000 di 100 artisti? Nulla. E allora perche' incaponirsi a proporre la propria merda quando basterebbe lasciare che le hits vengano fuori da sole, vinca la migliore, e confezionare quelle? Questo e' il mio interrogativo.Mi sorge il dubbio che stiamo sottostimando l'uso dell'arte come mezzo di propaganda, cosa che spingerebbe verso un mercato di pochi artisti che sono esempio di costume e non solo propositori di musica, invece di un ecosistema con tanti indipendenti ognuno che si fa essenzialmente i cazzi suoi e il successo della particolare opera piu' che dell'artista.Per rendersi conto di quanto la propaganda sia diffusa nel mondo occidentale, consiglio di scaricarsi the century of the self, da archive.org, inglese e pessima qualita' video :)
  • Fabrizio Mondo scrive:
    Commentiamo l'articolo (parte 2)


    Il nuovo regolamento (approvato il 13 giugno 2007), in aggiunta

    alle limitazioni soggettive (rimaste in essere per le opere

    drammatiche e radiotelevisive, nonché per le opere liriche: cfr.

    artt. 81 e 97), consente agli iscritti alla SIAE di richiedere in

    qualsiasi momento la limitazione oggettiva di uno o più poteri di

    intermediazione di quest'ultima (il divieto, cioè, al rilascio di

    licenze per un certo tipo di utilizzo dell'opera: ad esempio la

    diffusione online). Tale limitazione ha effetto dall'anno

    successivo a quello in cui è stata formulata la richiesta

    dell'avente diritto (artt. 10 e 11 del nuovo regolamento).Allora come mai il 6° Articolo del modulo awr dice che si devono eliminare dalle trasmissioni i brani dopo solo 5 giorni dall'invio della informativa? E se sono in vacanza alle Barbados?

    Sarà poi la SIAE a vedersela con i singoli titolari dei diritti.Se si chiamano Vasco Rossi e Biagio Antonacci sicuramente. Se si chiamano altri migliaia di iscritti minori, ovviamente no.

    il contratto, di fatto, obbliga il solo licenziatario (a pagare il

    prezzo di licenza), non anche i licenzianti A quanto sembra, per la SIAE non è cosi. Ma tranquilli tutti, per i podcast è anche peggio.

    paradossalmente, gli artt. 10 e 11 del regolamento e 6 del

    contratto consentirebbero a tutti gli autori iscritti alla SIAE di

    formulare - dopo la stipula dei contratti di licenza - le previste

    riserve, sottraendo al licenziatario tutte le opere per le quali

    il contratto è stato stipulatoCredo che in tal caso la SIAE correrebbe ai ripari, cercando di mantenere una quota di iscritti non ostracizzanti le web radio, in modo che il contratto risulti si penalizzato fortemente, ma per legge non annullabile.

    Con questo spirito si deve in ogni caso riflettere sulla validità

    della singola clausola n. 6: la sua eliminazione, infatti,

    consentirebbe di salvare il contratto di licenza.Non concentriamoci solo su questo, per cortesia. Il contratto AWR è da stracciare anche per altri motivi, e non lo dico solo istintivamente. Su questo contratto ho macinato nottate.
  • Fabrizio Mondo scrive:
    Commentiamo l'articolo (parte 1)


    La scoperta che ho fatto è stata sconcertante: la SIAE - in modo

    tutt'affatto originale rispetto alla prassi applicativa da decenni

    seguita per il broadcasting tradizionale (e, forse, in tal modo

    abusando della sua posizione di monopolista legale ex art. 180

    LDA) - autorizza la programmazione

    radiofonica via web di tutti

    i contenuti musicali affidati alla sua tutela, ma, al contempo,

    riserva agli aventi diritto (ecco, in breve, il contenuto

    della

    richiamata clausola n. 6) la prerogativa di inibire al

    licenziatario l'uso web-radiofonico di questo o quel brano.Be, io ne parlai il 9 Gennaio 2007 in questo articolo: http://fabrymondo.wordpress.com/2007/01/09/normative-siae-per-le-web-radio-in-italia/ e gia allora notai che era una cosa scandalosa.

    a) l'esercizio, da parte degli aventi diritto, della facoltà di

    escludere dalla programmazione webcasting le proprie opere non

    incide né sulla misura del corrispettivo che il licenziatario deve

    alla SIAE, né dà a questi diritto di recedere dal contratto di

    licenza;Ed è una cosa scandalosa. Pensa se lo facessero tutti insieme! Magari dopo che ho aperto il contratto!

    b) una simile previsione riguarda non solo il il webcasting

    "amatoriale", ma anche quello d'impresa (quello, cioè, che mira a

    far profitti, ad esempio, attraverso la pubblicità).Ma perchè avete mai fatto un calcolo dei costi? Soprattutto per radio commerciali, siamo a cifre astronomiche. Ricordo a chi mi leggerà che è commerciale anche una web radio che NON ha pubblicità nel flusso audio, ma l'ha nel sito. Se non ci credete leggete il modulo AWR.

    Non si dubita, dunque, della opportuna presenza di clausole

    giustificate dalla diversità tecnica del mezzo (ad esempio, è

    chiaro che la radio tradizionale non consente la sincronizzazione

    tra musica e immagini), ma ciò che lascia fortemente perplessi è

    la presenza di una clausola che caratterizza pesantemente il solo

    contratto di licenza per le webradio.E' fatto per diminuire l'iniziativa di apertura delle stesse web radio. Non può essere altrimenti. Ma c'è come porci rimedio.

    La SIAE, per espressa previsione di legge (art. 180 LDA) è

    monopolista nelle attività di intermediazione relative alle opere

    dell'ingegno tutelate dalla legge sul diritto d'autore.Si, ma ricordiamo anche che la SIAE è una società pubblica a gestione privata. Non è obbligatorio per un artista essere iscritto alla siae per riconoscere la paternità delle proprie opere d'ingegno. La paternità è sacrosanta, ma la truffa e l'inganno sul copyright, no.

    gli autori ed editori che - iscrivendosi alla SIAE (giova

    ricordare che l'iscrizione non è obbligatoria) - hanno inteso

    demandare a tale ente la tutela e la gestione dei propri diritti,

    restano vincolati ai contratti stipulati dalla SIAE.Però questi autori ed editori hanno il "diritto" di potere ostracizzare le web radio. Qui qualcosa non quadra!
  • Giuseppe Battista scrive:
    per la redazione
    Prime tre parole: "E' di quale giorno fa", da correggere in "E' di qualche giorno fa"
    • Giuseppe Battista scrive:
      Re: per la redazione
      sempre per la redazione, nella 2a parte dell'articolo: "(quest'ultimo previsto dallA statuto)" da correggersi in "(quest'ultimo previsto dallO statuto)"Ottimo, davvero ottimo.Mi sembrava pessima questa licenza delle webradio, ma dopo questa dotta disquisizione so anche perchè.Grazie.
    • Ammazzalitutti scrive:
      Re: per la redazione
      - Scritto da: Giuseppe Battista
      Prime tre parole: "E' di quale giorno fa", da
      correggere in "E' di qualche giorno
      fa"Casomai in "È di qualche giorno fa", signor professorone, " E' " è una E maiuscola seguita da apostrofo, non una E accentata. :D
      • asus11 scrive:
        Re: per la redazione
        - Scritto da: Ammazzalitutti
        - Scritto da: Giuseppe Battista

        Prime tre parole: "E' di quale giorno fa", da

        correggere in "E' di qualche giorno

        fa"

        Casomai in "È di qualche giorno fa", signor
        professorone, " E' " è una E maiuscola seguita da
        apostrofo, non una E accentata.
        :Dma che professoroni di grammatica!!!me cojoni
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