IBM compra Red Hat per il cloud ibrido e open

Con un'operazione valutata in 34 miliardi di dollari, IBM finalizza l'acquisizione di Red Hat, puntando nella direzione di un cloud ibrido e aperto.

IBM compra Red Hat per il cloud ibrido e open

Con un investimento monstre valutato in circa 34 miliardi di dollari, IBM allunga le mani su Red Hat, portando così a termine un’acquisizione che mira a definire nuovi scenari all’interno dell’ambito cloud. La notizia è stata confermata nel fine settimana con la pubblicazione di un comunicato congiunto.

IBM-Red Hat, l’acquisizione

Si tratta dell’accordo più importante di sempre in termini economici per il gruppo di Armonk, il terzo nella storia delle realtà tecnologiche statunitensi, dietro solo all’acquisto di EMC da parte di Dell nel 2016 (67 miliardi) e a quello di SDL da parte di JDSU nel 2000 (41 miliardi). La squadra di Red Hat entrerà così a far parte della divisione Hybrid Cloud di IBM, che mira in questo modo a definire nuovi equilibri in un settore oggi dominato a livello globale da realtà come Amazon e Microsoft, destinato ad assumere sempre più importanza nell’universo enterprise.

L’avventura di Red Hat ha avuto inizio un quarto di secolo fa, nel 1993, con la fondazione da parte di Bob Young e Marc Ewing. Una storia legata a doppio filo al mondo Linux e al software libero. Opera oggi tra le altre cose con il sistema operativo Red Hat Enterprise Linux destinato al settore business, è responsabile del progetto opensource.com così come delle piattaforme OpenShift e OpenStack. Tra le altre iniziative messe in campo anche One Laptop per Child. Queste le parole di Ginni Rometty (Chairman, President e Chief Executive Officer di IBM), che definisce l’accordo annunciato oggi come il punto d’arrivo di una partnership lunga due decenni.

L’acquisizione di Red Hat è un game changer. Cambia tutto all’interno del mercato cloud. IBM diventerà il fornitore numero uno di cloud ibrido, offrendo alle aziende l’unica soluzione aperta che abiliterà il pieno valore del cloud per il loro business. La maggior parte delle società oggi sono solamente al 20% del loro percorso verso il cloud, limitandosi a noleggiare potenza di calcolo per ridurre i costi. Il restante 80% consentirà di conferire un valore reale al business e di trainare la crescita. Questo è il prossimo step del cloud. Passerà dallo spostare le applicazioni business nel cloud ibrido, generando più dati e ottimizzando ogni parte dell’attività, dalla catena di fornitura alle vendite.

Il cloud ibrido e open

L’obiettivo dichiarato è quello di offrire alle realtà professionali un approccio open al cloud, offrendo loro un livello di sicurezza maggiore rispetto a quello garantito dalle soluzioni attuali, senza dimenticare la portabilità tra piattaforme di natura differente. IBM punta così ad assumere un ruolo da protagonista all’interno di un mercato in costante crescita. L’intento è inoltre quello di continuare a supportare la vasta community di sviluppatori da sempre legata a Red Hat. Jim Whitehurst, fino ad oggi President e CEO della società, entrerà a far parte del senior management team di IBM riferendo direttamente a Rometty. Ecco la sua dichiarazione.

L’open source è la scelta predefinita per le moderne soluzioni IT e sono incredibilmente orgoglioso del ruolo che Red Hat ha giocato nel rendere tutto questo una realtà per il mondo enterprise. Unire le forze con IBM ci consentirà di scalare verso un livello più elevato, fornendoci risorse e capacità per accelerare l’impatto dell’open source come base della digital transformation e facendo raggiungere a Red Hat una audience più ampia, preservando al tempo stesso la nostra cultura unica e il nostro incrollabile impegno per l’innovazione open source.

Interpellata dalla redazione di CNBC sulla possibilità che l’accordo sia in qualche modo stato influenzato o comunque accelerato dall’acquisizione di GitHub annunciata da Microsoft nel mese di giugno, Rometty ha smentito l’ipotesi, definendo “irrilevante” la mossa operata dal gruppo di Redmond, valutata in 7,5 miliardi di dollari. In passato voci di corridoio hanno più volte ipotizzato il passaggio di Red Hat nelle mani di un big del mondo hi-tech (Google su tutti), senza però mai trovare riscontro.

Stando a quanto si legge nel comunicato, la stretta di mano non andrà a intaccare le partnership già in essere tra Red Hat e altri fornitori di soluzioni cloud come Amazon Web Services, Microsoft Azure, Google Cloud e Alibaba.

Nuova prospettiva per Big Blue

Una mossa di questo tipo testimonia l’intenzione, da parte di IBM, di cercare nuove strade da percorrere al fine di scrollarsi di dosso un periodo complicato. Puntare sul cloud e sui margini di crescita in un settore sempre più fondamentale per le realtà enterprise consentirà a Big Blue di spalancarsi una nuova prospettiva, dopo che gli sforzi messi in campo nel territorio dell’intelligenza artificiale con l’iniziativa Watson non sono stati fino ad oggi in grado di restituire i risultati sperati.

Come puntualizza la redazione di TechCrunch, il team al lavoro sul supercomputer ha incontrato difficoltà nel concretizzare l’hype generato, registrando anche qualche passo falso nel suo percorso di sviluppo, crescita ed espansione. Gli investitori hanno risposto in modo negativo, innescando una flessione nei conti che si protrae ormai da diverso tempo e questo potrebbe aver spinto il gruppo a tornare a focalizzare la propria attenzione sulla fornitura di software e servizi destinati al segmento professionale, da sempre core business di IBM.

Fonte: IBM

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti