IBM, i chip Power sposano l'open source

Big Blue presenta le novità dell'architettura Power: un processore sempre più open, nel tentativo di riagguantare una parte del mercato server oramai appannaggio dei chip Intel
Big Blue presenta le novità dell'architettura Power: un processore sempre più open, nel tentativo di riagguantare una parte del mercato server oramai appannaggio dei chip Intel

Nuova iniziativa di IBM in ambito OpenPOWER , la join-venture istituita quasi un anno fa per garantire un futuro all’architettura di processore Power in un mercato – quello dei server e sistemi CED – oramai appannaggio quasi esclusivo dei chip Intel.

A occuparsi della tecnologia Power è Open POWER Foundation , comunità di sviluppo aperta che conta tra i suoi membri Google, NVIDIA, la stessa IBM e altri: la fondazione si occupa di gestire la concessione in licenza delle tecnologie Power, ma anche di garantire agli sviluppatori gli strumenti (hardware e software) open source con cui realizzare applicazioni e chip personalizzati.

Gli analisti parlano di una mossa insolita da parte Big Blue , comunque giustificata dal fatto che il business dei server Power fa registrare crolli senza precedenti e che IBM non sembra più interessata a questo settore del mercato, come la recente dismissione dei server x86 a favore di Lenovo dimostra.

Per il momento Big Blue continua a portare avanti il progetto Power annunciando nuovi server basati sull’architettura POWER8, hardware che gli analisti definiscono come un “buon upgrade” ma solo per chi già usa la tecnologia Power e non è interessato a migrare verso architetture concorrenti (Intel).

Alfonso Maruccia

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28 04 2014
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