Internet Festival 2018: odio, dunque faccio parte

Odio e paura sono gli elementi aggreganti dei fenomeni estremisti, ma online si manifestano attraverso una particolare declinazione di solidarietà.

Internet Festival 2018: odio, dunque faccio parte

Odio dunque sono“: così l’Internet Festival 2018 mette nel mirino un fenomeno sicuramente da approfondire e comprendere, ossia la presenza sulle piattaforme online dei nuovi estremismi (soprattutto neonazisti, ma non solo: la desacralizzazione della politica è qualcosa che ha basi ben più ampie di un solo confinato posizionamento). L’approfondimento, organizzato nella terza giornata dell’edizione 2018 del festival, è meritevole poiché parte da un punto di vista qualitativo, nel tentativo di comprendere la natura e le pulsioni di questa dinamica) e usa il dato quantitativo esclusivamente come elemento di misurazione scientifica del volume occupato.

Il risultato è una fotografia estremamente chiara e realistica di un mondo estremamente frammentato, tanto politicamente, quanto ideologicamente, quanto nei rapporti di forza tra i vari riferimenti online. L’appuntamento è stato moderato dalla giornalista Claudia Fusani.

IF2018: odio, dunque sono

 

Odio dunque faccio parte

Giorgia Bulli, Ricercatrice in Scienze Politiche dell’Università di Firenze, ha mostrato con i numeri delle proprie indagini come l’odio online non sia qualcosa di differente rispetto all’odio offline, anzi: le due parti sono profondamente unite, nonché interattive, fatte di minoranze rumorose e masse silenti che tanto online quanto al bar fanno circolare parole e idee. Il Web ha da parte sua una maggior velocità, dinamiche differenti, ma la natura dei flussi è del tutto similare.

Online e offline non sono due sfere separate: l’odio online non si comprende se non lo si considera in relazione con i rapporti interpersonali

Estremismo e comunità

L’elemento che conferma questo quadro della situazione, e che descrive in modo inoppugnabile la piattaforma dell’odio da cui nascono pagine, iniziative e comunicazione estremisti, è paradossalmente il senso di “comunità“. Tanto online quanto offline, infatti, i movimenti estremisti tendono a coagularsi attorno a questioni identitarie e sovraniste, nel tentativo di dare significato e importanza al bisogno di sentirsi vicini e solidali con altre persone.

Far parte di un gruppo si basa sulla condivisione di un legame fiduciario

C’è dunque una forte prossimità tra gli attori dei movimenti estremisti. Tale prossimità può essere geografica nell’offline o fiduciaria nell’online, ma c’è comunque un elemento di coesione basato in molti casi sull’esclusione del “nemico”, dell’altro, del diverso.

Solidarietà escludente

Una comunità che si autodefinisce attraverso i propri confini ha bisogno di sviluppare la propria fotografia, dando colore a quello che è lo scatto in negativo. Nasce di qui la “curiosa” fenomenologia della solidarietà su cui si basa gran parte dell’associazionismo legato a movimenti estremi. La solidarietà è in realtà del tutto naturale, espressione positiva di un modo di essere attori proattivi di una comunità.

Tra queste iniziative figurano la cura del bene pubblico (comunità locali), così come l’aiuto dei più poveri (purché persone di estrazione etnica omogenea), attività di protezione civile (in luoghi di prossimità) e altro ancora. Tali slanci solidaristici hanno un alto valore comunicativo poiché promuovono una iniziativa positiva, pur se velatamente perimetrata, e così facendo accarezzano la possibilità di coinvolgere nuovi affiliati.

Il risultato è che una analisi complessiva delle realtà estremiste online dimostra come la solidarietà sia uno strumento di forte “engagement“: sono queste pagine di attivismo, più che quelle legate ai movimenti partitici affini, quelle che con maggior forza raccolgono follower e interazioni. L’odio è un collante che definisce, quindi, ma viene messo in atto attraverso la solidarietà. L’azione, quindi, la discesa in campo: essendo proibite – quindi confinate – le azioni negative, le azioni positive diventano l’espressione possibile con cui anche i movimenti estremisti esprimono i propri ideali.

Secondo André Glucksmann: “l’odio è la risposta perfetta, un discorso che soddisfa tutte le domande, che ignora i fatti, e vede in ogni ostacolo l’effetto di un complotto. L’odio accusa senza sapere, giudica senza capire, condanna in base al proprio piacere“.

A mutare è però il concetto di “solidarietà”, che da principio assoluto assume una accezione relativa. La solidarietà non è più apertura, ma chiusura; non è più un estendere la comunità a dimensione onnicomprensiva, sfumando verso l’infinito, ma un definire l’identità in termini sempre più restrittivi e polarizzanti. Si esprime l’odio nei confronti dell'”altro” direzionando le forze positive nei confronti di chi è vicino e affine. E in questa dinamica si reinstallano baccelli di razzismo biologico che da troppo poco tempo si davano ormai per superati e scomparsi.

L’odio aggrega

L’illustrazione di queste dinamiche è la dimostrazione di come l’odio sia un elemento fondamentale. Da una parte assolve ad un bisogno psicologico e individualista (la debolezza dei legami che fuma in solitudine, ad esempio); dall’altra assolve ad un bisogno comunitario della nostra componente sociale. In entrambi i casi l’uomo sente il bisogno di trovarsi un branco, all’interno del quale sentirsi forte e protetto, nei confronti del quale impegnarsi (ma nel quale riuscire anche a rispecchiarsi).

L’odio è una risposta ad una debolezza, quindi. Come nasca questa debolezza è qualcosa che necessita sicuramente di essere approfondita: la mancanza di riferimenti politici e ideologici, nonché la rincorsa alla destrutturazione degli ideali del passato, fino all’ibridazione dei simboli (che riscrivono l’iconografia tradizionale fino a trasformare Che Guevara in icona possibile per l’estrema destra): all’interno di un sistema sociale sempre meno definito e dove la sensazione di isolamento è sempre più forte, l’odio diventa un’autodifesa dalle derive incontrollabili. Di qui, o almeno anche di qui, l’aumento dell’estremismo a livello globale, dove odio e paura rappresentano elementi aggreganti sui quali occorre riflettere. L’odio online è soltanto un sottoinsieme di tutto ciò, sintomo palese di una patologia ben più ampia, strisciante, virale e pervasiva.

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