Il padre del DMCA sconfessa la propria creatura

Solenne bocciatura della restrittiva legge sul copyright in vigore da un decennio negli States: i discografici l'hanno usata per galleggiare piuttosto che per innovare e far evolvere il proprio business

Washington – Che la legge nota come Digital Millennium Copyright Act venga messa costantemente in discussione per i suoi effetti sugli utenti e sul mercato è cosa nota ; che venisse sconfessata dal suo stesso ideatore è invece un fatto meno scontato, e pur tuttavia è esattamente quanto avvenuto nei giorni scorsi in Canada: Bruce Lehman, in forze alla Casa Bianca con Clinton nel 1993, parla del “suo” DMCA come di qualcosa che “non ha funzionato” come sperava, e critica la mancanza di dinamismo dell’industria musicale, incapace di entrare sul mercato online già a metà degli anni ’90.

Lehman parla ad una conferenza ospitata dalla McGill University incentrata sulla riforma del copyright. Dell’evento da notizia il weblog di Michael Geist , noto esperto in questioni di Internet e diritto d’autore. Durante la conferenza, Geist mette in risalto gli effetti nocivi del DMCA oggigiorno, la notevole differenza dello stato di cose in rete dal 1997 ad oggi e il fatto che il mercato digitale canadese sia caratterizzato da servizi di download legale con una crescita molto più veloce che negli States o nella Vecchia Europa, nonostante non viga nel paese una regolamentazione altrettanto restrittiva.

Tra le cose più interessanti riportate da Geist vi è appunto l’intervento di Bruce Lehman, che spiega le motivazioni che portarono alla creazione del DMCA e fa alcune riflessioni sui suoi effetti nel corso di tutti questi anni. “Le politiche della nostra Amministrazione Clinton non funzionarono molto bene” confessa Lehman, dicendo per di più che i “tentativi di controllo del copyright non hanno avuto successo”.

L'architetto del DMCA Il DMCA ha dunque fallito la sua missione primaria , e quel che è peggio c’è stato chi se n’è bellamente approfittato: l’esperto parla dell’oggi come dell’era “post-copyright”, in cui i teenager hanno “perso il rispetto per il diritto d’autore”, in cui sono necessarie nuove forme di protezione delle opere d’ingegno e soprattutto un’industria più capace di operare sui nuovi canali di distribuzione nati in seno alla società dell’informazione.

L’industria musicale, suggerisce Lehman, ha semplicemente fallito il tentativo di adottare i nuovi modelli di business durante la rivoluzione digitale degli anni ’90, e quello che fa ora è difendersi, abusando di norme come appunto il DMCA per procrastinare all’infinito un modello di business già abbondantemente battuto dalla distribuzione telematica.

Anche in virtù di questo fallimento, Lehman invita infine il Canada a sperimentare un approccio diverso al problema del copyright nell’epoca della condivisione. Ma c’è chi dice che il punto non sia la necessità di nuova protezione: Cory Doctorow fa notare su Boing Boing che è in crescita il numero di artisti “copy-friendly”, che si guadagna la pagnotta in maniera totalmente diversa rispetto alla tradizionale raccolta dei proventi del copyright.

“Di sicuro – scrive Doctorow – queste persone non stanno supportando un’etichetta che si becca 92 centesimi ogni dollaro di guadagno”, e si chiede poi che senso abbia, nell’epoca della rete tentacolare accessibile a chiunque, la necessità di mantenere “intermediari impiegati a tempo pieno”. Se aggiungeranno valore, suggerisce, sopravvivranno, altrimenti faranno bancarotta: la ragione del copyright è supportare la creatività, conclude, non foraggiare i giganti multi-miliardari dell’intrattenimento .

E che le grandi sorelle della musica abbiano tirato oltremodo la corda, adoperando la legislazione a difesa del copyright come un maglio contro ogni possibile rischio alle rendite sicure dei proventi dei diritti d’autore lo dimostrano anche due casi di cronaca recente: XM Satellite Radio , il broadcaster satellitare di musica digitale finito nei guai per causa di RIAA deve ora vedersela anche con la National Music Publishers Association , che ha a sua volta portato il provider in tribunale .

L’accusa è sempre la stessa, e cioè il fatto che gli utenti di XM Radio hanno la possibilità di registrare in toto i brani trasmessi, senza che per questo “gli artisti” vengano adeguatamente compensati. Che poi questi benedetti artisti prendano poco più che spiccioli per ogni brano acquistato, come ha recentemente ribadito David Byrne , è tutt’altra questione.

Sul fronte altrettanto rovente delle persecuzioni universitarie, la premiata associazione dei discografici musicali, criticata per aver recentemente denunciato un disabile incapace di parlare , continua a ritrovarsi con in mano poco più che un pugno di mosche : dopo l’università del North Dakota , anche dall’università del Nebraska rispondono picche alle richieste di delazione degli studenti condivisori.

Rincarando anzi la dose: non solo è impossibile, per via delle politiche di mantenimento dei log di accesso e dell’IP dinamico assegnato ad ogni utente che si connette al network del campus, identificare tutti e 36 gli studenti nel mirino dei legali di RIAA, ma anzi lo staff tecnico dell’ateneo dovrebbe spendere “i dollari dei contribuenti per rintracciare i problemi di RIAA”. Quindi, dicono i legali dell’Università, tali dollari (per la precisione 11 per ogni richiesta, per 1.000 richieste totali) vanno rimborsati .

Niet anche per il blocco dei programmi di condivisione peer-to-peer tout court , amorevolmente consigliato dai discografici agli universitari: hanno anche utilizzi accademici, rispondono questi, e quindi alle richieste dell’industria non si può ottemperare.

Alfonso Maruccia

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  • Anonimo scrive:
    AMAROK + WIKIPEDIA
    Spettacolare !!!!(linux)(geek)(geek)(idea)
    • Anonimo scrive:
      Re: AMAROK + WIKIPEDIA
      - Scritto da:
      Spettacolare !!!!

      (linux)(geek)(geek)(idea)spappolati i c*lgioni sci.acallo di mer.da
  • GiulianoP scrive:
    La qualità premia
    Articolo molto interessante, in giornata farò un post a riguardo sul mio blog www.web-20.it.Credo che la sostanza sia che se un prodotto è utile e soprattutto di qualità, questo viene premiato con un alto livello di partecipazione da parte degli utenti di internet.Ormai non passa giorno che non si trovino recensiti sulla blogosfera nuovi servizi targati 2.0 che fanno tutto ed il contrario di tutto. Spesso si tratta di applicativi web che svolgono interessanti funzionalità, ma che lasciano il tempo che trovano.E' la solita "onda lunga" che ho già definito nel mio blog...esce un nuovo servizio, i big ne parlano, tanti si agganciano con un commento o con la recensione del proprio test, e dopo 2 giorni tutto si smonta. Se un servizio invece è interessante, offre effettivamente qualcosa in più ai propri visitatori, allora regge e cavalca l' "onda lunga" sorpassando la novità del momento e consilidandosi nel tempo come ha fatto Wikipedia, MySpace, MSN Messenger o Google Calendar. Veramente interessante poi il dato sulle fasce d'età che utilizzano i differenti servizi.
    • MeX scrive:
      Re: La qualità premia
      cosa c'è di "innovativo" in MySpace? è la cosa più INNAVIGABILE che esista... era meglio geocities con le gif animate!
      • GiulianoP scrive:
        Re: La qualità premia
        E' vero, MySpace ha una grafica pressina, un'impaginazione penosa però è estremamente facile da usare e questo è un suo punto di forza. Se poi ci si aggiunge che è stato il primo a dare la possibilità di integrare la musica all'interno delle proprie pagine personali... E' stato quest'ultimo l'elemento chiave della sua popolarità :)
  • Anonimo scrive:
    W gli scacchi!
    Altro che second life.Invece di ammuffirsi il cervello a cazzeggiare in una chat 3D con avatar (perche' questo solo e' SecondLife... anzi e' pure un modo per spillare soldi alla gente), giocate a scacchi e/o a giochi che stimolino il vostro cervello.Per gli scacchi suggerisco il posto piu' bello, multietnico, totalmente gratuito e noprofit:www.freechess.org(chiamato in gergo "Fics")Buon divertimento! :D
    • Anonimo scrive:
      Re: W gli scacchi!
      - Scritto da:

      Altro che second life.

      Invece di ammuffirsi il cervello a cazzeggiare in
      una chat 3D con avatar (perche' questo solo e'
      SecondLife... anzi e' pure un modo per spillare
      soldi alla gente), giocate a scacchi e/o a giochi
      che stimolino il vostro
      cervello.

      Per gli scacchi suggerisco il posto piu' bello,
      multietnico, totalmente gratuito e
      noprofit:

      www.freechess.org

      (chiamato in gergo "Fics")

      Buon divertimento! :DCome non quotarti?Fermo restando che gli scacchi piacciono molto anche a me e bazzico anche io Fics e YahooChess (anche se su quest'ultimo ci sono troppi cheaters), ci sono tante altre cose...Ci sono i giochi di ruolo, per esempio, se vi piace il genere. A me da teenager piacevano da morire.Ci sono i giochi di società.Però c'è sempre la consapevolezza che è un gioco, e non la vita reale.Perchè farsi una seconda vita davanti ad un pc? La prima non va tanto bene? Allora è meglio prima cercare di migliorare questa, no?
    • Anonimo scrive:
      Re: W gli scacchi!
      Ma esci a fare sport invece di ingobbirti davanti al pc. Altro che chat, schacchi e menate varie.. :s
      • Anonimo scrive:
        Re: W gli scacchi!

        Ma esci a fare sport invece di ingobbirti davanti
        al pc. Altro che chat, schacchi e menate varie..
        :sUscire e fare sport, quindi allenare il corpo, non implica che uno non possa usare il PC o giocare a scacchi, cioè la mente. Anzi, entrambe le cose sono parimenti importanti!
    • Anonimo scrive:
      Re: W gli scacchi!

      giocate a scacchi e/o a giochi
      che stimolino il vostro cervello.Sono d'accordo, anche se giochi di questo genere richiedono un impegno che non tutti sono disposti ad investire e anche tra quelli che lo fanno, non è qualcosa adatta ad ogni momento. Ci devono essere anche altri passatempo un po' meno impegnativi.A proposito di scacchi: a chiunque piaccia questo gioco consiglio di dare un'occhiata anche al Go/Weichi (http://it.wikipedia.org/wiki/Go_%28gioco%29). Non voglio farne una guerra di religione, ma mi sembra un gioco molto più bilanciato nell'esercizio delle differenti funzioni del cervello.
      • kubu scrive:
        Re: W gli scacchi!
        - Scritto da:

        giocate a scacchi e/o a giochi

        che stimolino il vostro cervello.

        Sono d'accordo, anche se giochi di questo genere
        richiedono un impegno che non tutti sono disposti
        ad investire e anche tra quelli che lo fanno, non
        è qualcosa adatta ad ogni momento.Puoi anche giocare a scacchi *non* in tempo reale (es.: gameknot o redhotpawn) riducendo così l'impegno a solo una mossa al giorno o anche di più :)
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