L'industria del copyright: si adotti la direttiva

L'industria del copyright scrive agli europarlamentari per chiedere di procedere senza tentennamenti all'adozione della riforma europea del copyright.

L'industria del copyright: si adotti la direttiva

Quando le elezioni europee stanno arrivando, determinando con ogni probabilità un cospicuo rimpasto negli equilibri politici del prossimo mandato, e quando la riforma europea del copyright è ormai prossima all’adozione, si muovono su entrambi i fronti le ultime pressioni finalizzate ad accelerare o rallentare gli ultimi step che chiuderebbero il processo della direttiva. L’ultimo atto in ordine di tempo è la lettera congiunta con cui l’industria culturale di tutta Europa si è mossa nei confronti degli europarlamentari in carica, nel tentativo di fare un’ultima evidente mossa per richiedere di velocizzare le pratiche senza più tentennamenti.

L’industria del copyright scrive agli europarlamentari

La creatività è il cuore e il cervello di questo Paese, che deve pensare al proprio futuro e tornare ad essere messaggero di arte e bellezza in Europa e nel mondo. Voi siete i nostri ambasciatori, e ci appelliamo a Voi affinché siate testimoni orgogliosi di questo patrimonio. Vi chiediamo un investimento in civiltà e coraggio, come già fatto lo scorso 12 settembre, dopo le aggressive campagne di mistificazione prodotte dai giganti del web.

I concetti di “testimonianza” e “orgoglio“, nonché i termini “ambasciatori” e “coraggio“, sembrano sposare appieno lo spirito del momento, con un Parlamento ormai in dirittura d’arrivo e con gli ultimi atti conclusivi che determineranno la cifra della convinzione di questa rappresentanza parlamentare nei confronti di una direttiva copyright che ha già vissuto alterne vicissitudini. Per stimolare i giusti sentimenti il testo contrappone la scelta degli europarlamentari ai rischi delle “aggressive campagne” e della “mistificazione” che avrebbero portato avanti i “giganti del Web” (leggasi tra le righe Google).

Parole che pesano, all’interno di un appello che intende schierare i parlamentari italiani dalla parte della riforma per evitare qualsivoglia deleterio rallentamento in dirittura d’arrivo: qualsiasi intoppo potrebbe infatti diventare pericoloso per una direttiva che si cerca di mandare in porto prima che le elezioni facciano scendere la scure sul Parlamento.

19 firme, una sola richiesta

Nella fattispecie a muoversi per l’Italia sono le seguenti firme, “rappresentative di tutte le componenti industriali e creative del settore culturale”:

  • 100autori – Associazione dell’Autorialità Cinetelevisiva,
  • AFI – Associazione Fonografici Italiani,
  • AIE – Associazione Italiana Editori,
  • ALI – Associazione Italiana Librai,
  • ANAC– Associazione Anazionale Autori Cinematografici,
  • ANART – Associazione Nazionale Autori Radiotelevisivi e Teatrali,
  • ANEM – Associazione Nazionale Editori Musicali,
  • ANES – Associazione Nazionale Editoria di Settore,
  • CCI – Confindustria Cultura Italia
  • Confindustria Radio TV – Associazione dei media televisivi e radiofonici italiani,
  • EMUSA – Editori Musicali Associati,
  • Federazione Autori, FEM – Federazione Editori Musicali,
  • Federazione Carta e Grafica,
  • FIMI – Federazione Industria Musicale Italiana,
  • INDICAM – Istituto Centro Marca per la lotta alla contraffazione,
  • Nuovo IMAIE – Nuovo Istituto Mutualistico per la Tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori,
  • PMI – Produttori Musicali Indipendenti,
  • Writers Guild Italia – Sindacato degli scrittori di cinema, tv e web

19 firme in tutto e una richiesta nero su bianco così introdotta:

L’Italia creativa produce 48 miliardi di euro di fatturato, dà lavoro a un milione di persone e rappresenta un patrimonio di eccellenza per il nostro Paese e per l’Europa. (…) L’Italia vanta un passato creativo e culturale prestigioso, unico al mondo. Un patrimonio conservato e nutrito da autori, registi, interpreti, giornalisti, fotografi, editori, scrittori, musicisti, grafici, librai, artisti, bibliotecari, pittori, designer, redattori, fonici, addetti alle luci, costumisti, e dalle centinaia di altre figure professionali che, con talento e passione, quotidianamente operano nelle industrie creative e culturali e che, con la rivoluzione digitale, necessitano di particolare attenzione e tutela.

La lettera porta avanti la propria visione della direttiva (che gli Europarlamentari, alla luce dei molti passaggi ormai attraversati, dovrebbero ormai conoscere a menadito) sottolineando in particolare come i diritti degli utenti siano garantiti – aspetto sbandierato contro le prevedibili contromosse di chi si oppone alla sollecita adozione del testo:

La Direttiva sostanzialmente questo dispone: aggiorna la normativa vigente al mutato contesto tecnologico ed economico-sociale, per dare una giusta remunerazione al lavoro di autori, artisti, imprese e del milione di persone che vi lavorano. Un compromesso che, senza minimamente impattare sulle libertà degli utenti, renderà più responsabili quegli operatori del web che, con quei contenuti e ricchezza creativa, hanno costruito un impero economico-finanziario in pochi anni. Allo stesso tempo, aumenta i diritti degli utenti creando nuove eccezioni laddove queste rispondono ad esigenze della ricerca, istruzione e conservazione nel tempo della cultura del paese e tutela la creatività degli utenti delle piattaforme quando citano o criticano opere altrui o si esercitano in parodie, caricature o pastiche.

Come noto in ballo c’è qualcosa che va oltre la sola questione della remunerazione, poiché gli articoli 11 e 13 tirano in ballo anche una serie di libertà che da più parti sono viste come a rischio. Ma a questo punto siamo di fronte allo scontro finale e chi si oppone ha presumibilmente un’ultima e sola carta da giocarsi: quella dello stallo, poiché le elezioni sono una potenziale salvaguardia che passerebbe il testimone ad un Parlamento nuovo e – potenzialmente – aperto ad una riapertura del dialogo sulla Direttiva.

Julia Reda, massima rappresentante del gruppo di europarlamentari che si oppongono alla Direttiva, nel frattempo ha ribadito la propria posizione in occasione dei 30 anni del Web, giorno in cui tutto il mondo ha festeggiato l’invenzione di Tim Berners-Lee – lo stesso Berners-Lee che in questi mesi si è pesantemente schierato contro la Direttiva:

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • bubba scrive:
    " rappresentative di tutte le componenti industriali" han detto bene... perche creativita' e arte le possiamo tranquillamente lasciare fuori da questo conglomerato di lobbysti. Oppure dobbiamo pensare che REALMENTE credano agli zombie? (si zombie... la legge che gli piace tanto sostiene la creativita' di gente MORTA da 70 anni... e' strano che un morto sia creativo... )
    • PiegoAngela scrive:
      Ma infatti se blindassero i prodotti delle major del mondo della musica (il vento delle dolomiti è degno di essere chiamato "musica" se a confronto, ndr) personalmente non mi sfiora neanche di Km. Ad ogni modo spero che mettano il turbo su sto blindare, estorcere, sorvegliare... così poi collassano prima che io sia morto per poterne gioire e festeggiarne la fine (spero)!
Chiudi i commenti