Informatici, quelli bravi scappano

di Giuseppe Cubasia - Le imprese ormai dovrebbero saperlo, quelle che non lo sanno sono destinate a rimanere indietro. La figura dell'informatico è cambiata negli ultimi 25 anni ed ora è più centrale che mai. Ecco perché

Roma – Quando 23 anni fa ho iniziato a sviluppare applicazioni Enterprise (il modulo per i pagamenti dei bollettini postali run-time l’ho sviluppato nel lontano ’85 in Assembler), l’informatica era qualcosa di assolutamente avulso dalla realtà quotidiana. Per la comunità, gli informatici erano qualcosa di molto simile ai tecnici delle lavatrici ed il computer un costosissimo accessorio, la cui utilità a livello personale era quanto mai dubbia (ricordate la famosa frase del CEO IBM: il pc non ha futuro?!).

Nei primi anni ’90 si comprese che il PC computer aveva una sua ragione di essere, questo grazie anche all’introduzione di linguaggi RAD, agli spreadsheet e agli editor di testo. Si trattò di un epoca di transizione, dove ancora i mini computer erano troppo mini per le applicazioni aziendali, ma avanzavano a rapidi passi. L’informatico all’epoca era già sentito come un tecnico qualificato e benché pochi ancora capissero in cosa realmente consistesse il lavoro dell’informatico, si iniziava già a consideralo un risolutore di “particolari problemi”.

Poco dopo la metà degli anni ’90 l’essere informatico fece un balzo in avanti. I mini computer (in cluster) avevano raggiunto le prestazioni adeguate per sostituire in molti casi i Mainfraime e la corsa al downsizing era iniziata. Erano gli anni del C e di UNIX e avere degli informatici era un mezzo per contenere i costi di molti servizi, od averne altri più veloci e fruibili. L’uso delle LAN iniziò a diffondersi sempre di più ed il Business capì che lo stesso lavoro poteva essere fatto meglio e con meno risorse proprio grazie all’informatica. L’informatico era per tutti un money saver .

Nella seconda metà degli anni ’90 grazie all’avvento di Internet l’informatico ebbe un momento di splendore. Era diventato rain man , l’uomo della pioggia (di soldi). In quegli anni di sogni di gloria e di facile guadagno due strumenti si affermano: l’email ed il motore di ricerca.
L’Informatico è ormai un partner affidabile in grado di realizzare e soddisfare i bisogni del Business. È proprio di quegli anni che sorge per il Bravo Informatico la necessità di meglio qualificarsi in termini livelli di servizio e di assistenza totale al cliente.

È ancora un informatico che lavora On Demand, ma che si rende sempre più conto che il proprio lavoro è qualcosa che è percepito molto al di là del puro intervento tecnico. Inizia ad emergere la figura dell’ Analista di Business , cioè l’Informatico che conosce il Business del cliente e che perciò può meglio tradurre i bisogni del Business dal linguaggio corrente in specifiche formali.

Ed infine veniamo ai giorni nostri.
Negli ultimi 3 anni si è assistito ad una concezione completamente diversa dell’essere IT.
Quello che adesso si richiede è che l’IT fornisca “Servizi”, il più possibile aperti e possibilmente fruibili dai sistemi più diversi. Si vuole un IT propositivo, un IT che sia malleabile e flessibile, che sia di supporto al Business, ma anche che gli indichi attraverso la proposizione di sempre nuovi ed integrati servizi la possibilità di diversificare meglio vari canali di vendita, produzione e commercializzazione.

Questo ovviamente corrisponde per il Bravo Informatico ad un maggiore impegno, dovendo abbracciare il Business del Cliente in toto e non limitarsi solo a presidiare la tecnologia o l’applicazione che lo riguarda. Ad esempio, chi cura il servizio di un Portale Aziendale dovrà occuparsi di tutto, dal modo con cui le policy aziendali sono recepite, alla sicurezza, ai server, al Network, alle statistiche, alle applicazioni che risiedono sul Portale, alla corretta rappresentazione dei dati che provengono dai vari sistema legacy, in una parola di tutto quello che l’utente/cliente “vede” attraverso il Portale.

Oltre a questo dovrà far evolvere il tutto in un’ottica di servizio distribuito e partecipare fianco a fianco con l’utente/cliente/committente alla valutazione dei requisiti e del ROI (è decisamente un bel impegno che presuppone un’elevata professionalità ed un aggiornamento continuo cui dovrebbe corrispondere un’altrettanta adeguata incentivazione, parafrasando una famosa canzone (se è vero che ad ogni maggior impegno corrisponde una contropartita….considerevole…).

Non mi meraviglierebbe sapere che questo modo di Essere Informatico per molti è già realtà, ma sarei sorpreso di sapere che al fianco di questo modo di Essere IT sia stato anche varato un piano di riqualifica e d’addestramento.

I Bravi Informatici sanno che tutto parte dalla persona e che sono le persone che realizzano quello che il Business immagina.
Le persone sono il capitale dell’Azienda ed i Bravi Informatici sono tra i capitali più preziosi, specie li dove è permesso loro di sperimentare e di proporre idee che diventeranno prodotti e servizi.

E questo capitale in Italia è pagato troppo poco. Un analista programmatore in Germania guadagna quasi il doppio, poco meno del doppio in USA e UK, in Francia il 50% in più, in Spagna il 20%, in Svizzera il 150% (fonte Mercer).
Ma non è solo una questione di prezzo ( e stato sociale ) che fa la differenza.

In una recente intervista rilasciata a LineaEdp il CEO di SAS dichiara: “Prima di tutto le persone. Il 95% del mio patrimonio aziendale varca i cancelli ogni sera ed il mio obiettivo è creare un contesto tale da fare in modo che questo patrimonio torni in azienda ogni mattina”.
È importante notare che molti prodotti di questa azienda sono stati creati a partire dall’innovazione che gli stessi Bravi Informatici hanno sviluppato e proposto. Anche altre aziende “americane” hanno iniziato già da tempo un percorso che pone la persona al centro della strategia dei servizi.
Il nocciolo della questione per queste aziende è che non si possono offrire buoni servizi se non si hanno buone persone e non si hanno buone persone se non ci si dedica ad esse.

Alcuni ragazzi mi hanno raccontato le loro storie da Co.Co.Pro sul mio blog.
Aziende che basano la loro produzione su questi tipi di rapporti contrattuali non hanno futuro in un ottica di servizi con il cliente e sono destinate ad una fetta molto piccola del mercato ed a scomparire nel tempo per mancanza d’innovazione.

Essere IT per come il mercato lo richiede è possedere il know-how che genera innovazione, la quale è il volano del Business. L’uomo IT di oggi è molto più vicino al Business di quanto lo sia mai stato e secondo me, moltissime potenzialità in Italia del mondo IT ancora devono essere esplorate, sono lì, in attesa di avere un opportunità da parte dei vari HR e CEO.

Google non sarebbe mai nata se non avessero permesso a chi sviluppa di vedersi riconoscere il proprio valore e le proprie idee, ma soprattutto di non sentirsi colpevolizzato per i propri errori.
Chi è IT sa di valere, aspetta che gli si dia una possibilità di mostrarlo, ma non aspettate troppo a prendere questo treno, sono sempre i migliori che vanno via per primi.

Giuseppe Cubasia
Cubasia blog

I precedenti interventi di G.C. sono disponibili a questo indirizzo

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  • pat scrive:
    5°P
    Della 5°p in Bocconi ne sento parlare dal 95 più o meno. Non mi pare una gran notizia da diffondere come ultima ora.
  • No Marketing scrive:
    La quinta P: il PIRLA!
    Scusa eh, ma un articolo su quanto sia ganzo il marketing scritto da una consulente di marketing lascia un po' il tempo che trova. Ci ho scritto PIRLA sulla fronte? Non riesco a vedere bene perché gira tutto intorno a me...
    • Jupiter scrive:
      Re: La quinta P: il PIRLA!

      Scusa eh, ma un articolo su quanto sia ganzo il
      marketing Emmmmmmhhh rileggerei fossi in te eh (rotfl)
  • Banfo de Banfis scrive:
    Bell'articolo!
    Mi piace! E ora vado all'Ipercoop a fare incetta di 3x2 democratici!La coop sono io, chi può darmi di più? Falce e carrello, democratico cicciottello!!! :p
  • Categorico scrive:
    Vivere no global e no logo...
    ...non è anch'esso un condizionamento?Regolare i propri consumi in base a ciò che alcuni ideologi decidono che è bene o male non è una nuova religione?
    • A O scrive:
      Re: Vivere no global e no logo...
      - Scritto da: Categorico
      ...non è anch'esso un condizionamento?
      Regolare i propri consumi in base a ciò che
      alcuni ideologi decidono che è bene o male non è
      una nuova
      religione?probabilmente sì...tanto quanto liquidare le cose etichettandole come: i soliti "no global", i soliti "no logo", i soliti "comunisti", i soliti "anarchici", i soliti "ideologi" o succubi di "ideologi" e "ideologie"...e quindi? di cosa stimo parlando?
      • Categorico scrive:
        Re: Vivere no global e no logo...
        - Scritto da: A O
        - Scritto da: Categorico

        ...non è anch'esso un condizionamento?

        Regolare i propri consumi in base a ciò che

        alcuni ideologi decidono che è bene o male non è

        una nuova

        religione?

        probabilmente sì...

        tanto quanto liquidare le cose etichettandole
        come: i soliti "no global", i soliti "no logo", i
        soliti "comunisti", i soliti "anarchici", i
        soliti "ideologi" o succubi di "ideologi" e
        "ideologie"...Dato che gratta gratta il rapporto di subordinazione fra la ciurma e i "rivoluzionari di professione" di leninista memoria è sempre lo stesso, perché chiamarli insoliti, se sono i soliti? O) :p

        e quindi? di cosa stimo parlando?Che un certo grado di condizionamento è inevitabile, non viviamo isolati dal resto del mondo, l'importante è ridurlo ai livelli minimi possibili senza però complicarsi la vita con comportamenti che escono dalla razionalità per sfociare nel furore religioso. D'altra parte accettare acriticamente il condizionamento e unirsi alla massa bovina dei consumisti è altrettanto dannoso.Chi estremizza (in qualsiasi direzione, ovvio, ma ai fini del ragionamento viene meglio citare proprio quelli che si ritengono più duri e più puri) è in alcune cose più condizionato di chi media fra le varie posizioni.
  • Albornoz scrive:
    Teorie superate
    E' un approccio un po' vecchiotto. La teoria popperiana del consumatore manipolato dalla pubblicità oggi come oggi lascia il tempo che trova: il consumatore è molto più scafato, ha ampie possibilità di scelta e, semplicemente, ha un ruolo primario nel processo di acquisto e quindi, a ritroso, in quello di ideazione/produzione.Demonizzare il marketing oggi fa un po' sorridere, mentre sarebbe più corretto un approccio più equilibrato, che in definitiva sembra emergere nella seconda parte dell'articolo.Interessante l'idea della quinta P di "persona", ma a mio vedere non è niente di davvero nuovo. Vi consiglio l'interessante testo "Lovemarks" di Kevin Roberts, CEO di Saatchi&Saatchi. Questa digressione nel mondo pubblicitario forse non è troppo riuscita, ma faccio comunque i complimenti alla redazione per questo utilissimo quotidiano online.
    • Categorico scrive:
      Re: Teorie superate
      Non ne sono tanto sicuro... Grazie anche alla posizione dominante di Telecom, in Italia l'accesso attivo alle informazioni tramite internet è ancora troppo poco diffuso, probabilmente il più arretrato, fuori dalle grandi città, fra i paesi del G8. D'altra parte nel G8 siamo anche i messi peggio come tasso di istruzione superiore.Insomma, l'Italia sarebbe ancora un bersaglio abbastanza indifeso per il marketing e la fruizione passiva dell'informazione attraverso la TV, se non ci salvasse almeno nell'alimentazione il recupero dei prodotti tradizionali che negli anni '60 e '70 si stavano quasi perdendo.Certo, se consideriamo la situazione più felice del nostro sottogruppo con istruzione superiore più diffusa della media e facile accesso alle informazioni, allora la situazione può apparire più rosea, ma purtroppo siamo ancora una fetta troppo scarsa della popolazione.
      • Albornoz scrive:
        Re: Teorie superate
        Questo è vero. Un certo tipo di tv spazzatura continua ad esercitare una certa potente influenza, a mio avviso negativa, soprattutto su adolescenti e fasce di popolazione meno istruite. Chi ha piena consapevolezza, e quindi autonomia, sono le persone di istruzione superiore e, meglio ancora, universitaria. Tuttavia crogiolarsi nel catastrofismo mi sembra più che altro un esercizio di stile secondo il luogo comune che vuole l'Italia essere il paese dove tutto va sempre e solo male. Personalmente non lo credo.
  • A O scrive:
    i commenti confermano l'articolo
    bell'articolosottile e ben argomentatonon stupisce che molti non ne abbiano capito né il senso né il contenuto...e i tanti commenti diciamo "negativi" ne confermano la validità: la pubblicità ed il marketing funzionano! funzionano tanto bene che molti ne sono vittime del tutto inconsapevoli
    • Anonimino scrive:
      Re: i commenti confermano l'articolo
      Guarda, non voglio sembrare trolloso, ma chiunque conosca un po' PI sa che commenti così smaccatamente favorevoli come alcuni a questo articolo nn ci sono praticamente mai (eccetto pochi casi semi-plebiscitari tipo Cubasia). A me vien da temere che siano orientati (l'anonimato permette questo ed altro), e questo dimostra ancor più che il marketing fa da sfondo a questo articolo più di quanto il suo contenuto nn voglia far credere.
  • alcaselzer scrive:
    analisi di un brutto anatroccolo
    Ciao plauto, ho letto il tuo commento che mi trova d'accordo per buona parte; l' autocelebrazione del personaggio, il marketincapitalismo.Ora se queste cose sono palesi ai piu', lo e' meno per me quella del voler o cercare di imbonirci con mielose pubblicita' ovvero operazioni di marketing; nient'affatto vero, non hanno nessuna intenzione di farlo; il loro obiettivo e' darti quello che cerchi, si, perche' in fondo se vogliamo essere onesti e sinceri, ci danno quello che vorremmo avere, niente di piu' niente di meno.Siamo noi che diciamo cosa ci piacerebbe avere, attraverso i comportamenti quotidiani.Il loro lavoro non e' nient'altro che accontentarci e, visti i risultati, lo fanno benissimo.Per concludere vorrei fare un' autocritica anche a me stesso che a modo mio ho contribuito a creare questa stuazione e, che per certi versi ti diro', mi va pure bene. alcaselzer Registered Linux User #455759-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 01 dicembre 2007 17.27-----------------------------------------------------------
  • SaintJust scrive:
    ci ha provato
    che pena di articolo... Non ho niente da aggiungere ai commenti già scritti, mi limito ad associarmi e a dire "ci ha provato"
  • Plauto de Platonis scrive:
    Analisi di un brutto articolo.
    Sarò caustico, ma questo articolo secondo me dimostra una sola cosa.L'italia ha ancora il pessimo vizio di basarsi su presunti Guru del web, molto capaci forse nell'auto promuoversi, ma che hanno una scarsa visione prospettica e poche conoscenze specifiche. Il sempre attento PI, in questo caso, ha fatto un errore.A mio modesto parere la forma evidenza una certa necessità di autolegittimarsi e una buona dose di "arroganza" nel proporsi, ma nella sostanza i contenuti sono davvero pochi e piuttosto scadenti (e non legittimano quindi la suddetta forma).Se lo scopo era autopromuversi, devo dire che il lavoro è ottimo. Se lo scopo era analizzare la società italiana e le influenze del marketing su di essa, secondo me l'autore ha completamente mancato il punto ("miss the point", per usare una locuzione tanto cara al marchetinghese).Il marketing è una branca del capitalismo. Punto. Non prendiamoci in giro dicendo che al centro di questa pratica c'è l'uomo in senso etico: non è vero. Non siamo bambini, e non abbiamo bisogno di zucchero per indorare la realtà. Non cerchiamo di rivestire la pubblicità con un candore etico che non ha (e forse nemmeno pretende di avere): serve a vendere, a convincere, e il marketing ha metodi spesso ancora più subliminali. Non c'è niente di diabolico in questo, ma siamo onesti. L'uomo è sì al centro del marketing, ma come MEZZO, non certo come FINE. Il fine è vendergli un prodotto, convincerlo, dissuaderlo, consuaderlo: tramite ogni sistema possibile.Chiariamoci, faccio questo di lavoro, ma almeno ho il coraggio di guardare in faccia la realtà e il buon gusto di non cantarmela e suonarmela da solo.A buon rendere.
    • tomlnx scrive:
      Re: Analisi di un brutto articolo.
      quoto, articolo veramente senza sostanza, sulla forma si potrebbe discutere all'infinito...
    • gerry scrive:
      Re: Analisi di un brutto articolo.
      - Scritto da: Plauto de Platonis
      Il marketing è una branca del capitalismo. Ogni tanto mi chiedo se il mondo è pieno di marxisti militanti e io non me ne sono mai accorto.Il capitalismo (più o meno edulcorato) è il nostro stile di vita attuale. Non è un bug, è una feature.
      • Tuanonna scrive:
        Re: Analisi di un brutto articolo.
        Quoto in pieno, dal tenore di parecchi commenti si direbbe che buona parte dei lettori di PI sia composta da "anti-capitalisti". Mi sembra una cosa piuttosto anacronistica.
        • Plauto de Platonis scrive:
          Re: Analisi di un brutto articolo.
          - Scritto da: Tuanonna
          Quoto in pieno, dal tenore di parecchi commenti
          si direbbe che buona parte dei lettori di PI sia
          composta da "anti-capitalisti".Non mi pare di aver detto questo, io ho scritto: "[...] Il marketing è una branca del capitalismo. Punto. [...] Non c'è niente di diabolico in questo, ma siamo onesti".L'importante è essere onesti, non raccontiamoci quella dell'uva con concetti tipo "il marketing a misura d'uomo", "il marketing che fa essere felici", "il marketing è una cosa eticamente linda" o cose come quelle contenute in questo articolo. Non sono vere, e di solito vengono dette con qualche secondo fine.Il marketing è la "magica arte" di vendere fumo a qualcuno che è molto felice di acquistarlo. Se poi sotto il fumo c'è anche un po' di arrosto, meglio per tutti. Ma il resto sono frottole per addolcire la pillola.La questione fondamentale, quindi, è proprio se si considera eticamente sostenibile o meno il modello capitalistico. Tutto il resto è aria fritta: tutto il resto è marketing.
        • A O scrive:
          Re: Analisi di un brutto articolo.
          - Scritto da: Tuanonna
          Quoto in pieno, dal tenore di parecchi commenti
          si direbbe che buona parte dei lettori di PI sia
          composta da "anti-capitalisti". Mi sembra una
          cosa piuttosto
          anacronistica.solito FUD...commentare l'articolo e gli altri post usando come argomento un presunto "anti-capitalismo" dei lettori è davvero essere fuori tema...sono queste vostre argomentazioni che "miss the point"!!!
      • A O scrive:
        Re: Analisi di un brutto articolo.
        - Scritto da: gerry
        - Scritto da: Plauto de Platonis

        Il marketing è una branca del capitalismo.

        Ogni tanto mi chiedo se il mondo è pieno di
        marxisti militanti e io non me ne sono mai
        accorto.e io mi chiedo se il mondo è pieno di gente in totale malafede e di FUDdisti...critcare il capitalismo/liberismo NON implica essere marxisti o "comunisti" (per dirla come tanto piace fare a molti...)
        Il capitalismo (più o meno edulcorato) è il
        nostro stile di vita attuale. Non è un bug, è una
        feature.no no...semmai è IL BUG... il padre di tutti i bug...l'errore fondamentale di progettazione del "software"...altro che feature...
  • ElleKappa scrive:
    Non mi è piaciuto
    Questo commento non mi è piaciuto: poca informazione e molta autopromozione. NOn vedo le industrie come il diavolo ed il marketing come la magia nera ma avrei gradito un'analisi un po' pù approfondita rispetto ad un "commento" che sa solo di spot
  • Angelo Giubileo scrive:
    Idioti (non ai commentatori eh!)
    Ma cosa c'è da commentare? Secondo me nulla. Quelli del "marketing" del "grande fratello" (in senso orwelliano) hanno semplicemente PAURA!Una paura del diavolo credetemi.Una paura che scaturisce dall'abitudine che hanno preso, ad esempio, alcuni miei amici.Se sono da Trony, Expert etc... e trovano qualcosa di tecnologico ad un prezzo "interessante" mi chiamano e mi chiedono cosa ne penso, perchè sanno che mi informo.Avete presente quella compagnia che vende ADSL (quella arancione) e quell'altra con un forte accento del SUD? Quando mi chiedono perchè sconsiglio le ADSL con loro la gente rimane stupita.Specialmente quando gli dico che da queste parti (come nella maggior parte del territorio nazionale) loro rivendono semplicemente l'adsl venduta dal monopolista nazionale.Rimangono sconvolti.Non lo sanno.Spesso non capiscono.Perchè alla TV non lo hanno detto.Una volta erano 100 in italia a cercare i prezzi su internet.Ora sono decine di migliaia di persone.CI sono negozi di cellulari in una città a me vicina che comprano e vendono su eBay i pezzi invenduti. Spesso dicono ai loro clienti di guardare li se vogliono un cellulare d'occasione.Niente più volantini per loro, niente cartelloni pubblicitari.E perchè?Perchè la gente, quella con un pò di cervello, non li guarda neanche più.O qualcuno ha forse creduto all'adsl+telefono a meno di 5 euro al mese? (spero di no!)Ad ogni modo, datemi retta. Quell'articolo per me è solo un elogio a quanti di noi si sentono, sono e saranno un passo avanti ai pecoroni che comprano l'iphone:P
    • FinalCut scrive:
      Re: Idioti (non ai commentatori eh!)

      Ad ogni modo, datemi retta. Quell'articolo per me
      è solo un elogio a quanti di noi si sentono, sono
      e saranno un passo avanti ai pecoroni che
      comprano
      l'iphone:Pstavo per quotarti, quando sei caduto proprio sull'ultima parola... potevo anche capire se dicevi "iPod" oramai il marketing gioca un grande fattore... ma tu un iPhone lo lo hai mai provato? o ne hai letto solo la scheda tecnica?io ce l'ho da più di un mese, lo uso tutti i giorni ed è un vero piacere e chissenefregasenonmandaMMS... chissenefregasenonè3G, ecc... anzi il firmware 1.1.2 è anche un notevole passo avanti come affinazione di interfaccia e funzionalitàiPhone non è un telefono perfetto (è lungi dall'esserlo) ma come già altri hanno detto per separarmene dovrebbero stapparlo "from my cold, dead hands"(linux)(apple)
      • Angelo Giubileo scrive:
        Re: Idioti (non ai commentatori eh!)
        Hai ragione. Lo ammetto, non l'ho provato.Avrei voluto scrivere Ipod ma ho pensato di mettere qualcosa di più "moderno".L'ipod avrà na decina d'anni se non erro (o quasi).Ma il mio non era un attacco verso quel palmare, ho un Qtek 9100 che non ha UMTS per esempio, ma su tutta la campagna pubblicitaria che c'è dietro.Come dicevo poc'anzi, conta la qualità del prodotto, e non la pubblicità. A questo proposito mi permetto di farti una domanda un pò provocatoria (chiedo sucsa se vado off topic)C'è davvero così tanta differenza fral'iphone http://puntocellulare.it/schede-cellulari/apple/apple_iphone.htmle il mio qtek?http://www.schede-cellulari.it/qtek-9100.htmP.S. l'ho preso a novembre 06 per 250 euro. usato di 30gg.A parte la provocazione e l'ironia, tanto per confermare quanto dicevo sulla pubblicità, la maggior parte delle persone crede che il mio telefono venga prodotto e distribuito all'estero, in quanto loro conoscono solo Nokia, Motorola, Samsung e qualcuno Sony E.Tocca a te:P
        • Thomas scrive:
          Re: Idioti (non ai commentatori eh!)
          Io l'iPhone non l'ho provato, ma i Qtek 2100 come il tuo li usiamo nell'azienda in cui lavoro (faccio parte dell'IT department). Dire che mi fanno cagare è un eufemismo, ma questa è comunque la mia opinione personale, quindi sceglierei l'iPhone tutta la vita solo perché peggio di quello pseudo-telefono non ho mai visto nulla.Di oggettivo invece c'è che il software è completamente diverso e direi che è come paragonare mele e arance: questione di gusti...
          • Thomas scrive:
            Re: Idioti (non ai commentatori eh!)
            Scusa ho sbagliato a scrivere, ovviamente era 9100
          • NickACaso scrive:
            Re: Idioti (non ai commentatori eh!)
            Bello l'iphone sisi, sono stati geniali quelli che l'hanno venduto, avere un aggeggio che è tutto e niente nello stesso tempo è esattamente quello che vuole l'utente.Di fatto l'iphone non è un videofonino, non è utms, non puoi mandargli gli mms, non è un palmare, non puoi farci girare software di alta qualità computativa non avendo un processore ad alta potenza di calcolo.Però avere un'aggeggio che ti permette di vedere far vedere le tue foto agli altri (asp ma lo fanno già le videocamere digitali) vedere i video in ultra piccolo in compagnia mentre si va in giro, (asp ma lo fanno tutti i palmari e tutte le console handheld last generation), che ti permette di farci girare su software decente (ma ovviamente visto la potenza di calcolo non il migliore) e che ti permette di far girare lo schermo quando ruoti l'iphone (e li tutti ohhhhhhhhhhhhh), è esattamente quello che vuole l'utente, una cosa da far vedere a tutti anche se perfettamente inutile.Le uniche cose decenti dell'iphone sono il multireel(o multitouch che dir si voglia), che però viene usato per cagate, per il resto direi che è come un nds senza il doppio schermo e con lo schermo enorme di una psp UNICO VERO PREGIO dell'iphone, e pensa costa ben 3 volte di più e ha un quattrocentesimo dei giochi.
        • FinalCut scrive:
          Re: Idioti (non ai commentatori eh!)

          iPhone è un bellissimo telefono, facile e
          divertente da usare, non è un piccolo computer
          palmare (al momento) e io non volevo un palmare,
          d'altronde trovo ridicolo mettersi a scrivere
          documenti Word o Excel su un
          palmare.in poche parole qui si riassume quello che penso io dopo aver provato iPhone - HTC touch e Qtek (vecchi modelli)http://www.azcentral.com/arizonarepublic/business/articles/1201biz-smartphone1201.html "If you reach too far, you can lose your balance and fall on your face,""The $249 HTC Touch, overreaches badly in trying to be a touch-screen phone just like the iPhone. The resulting mess is the worst phone I've tried in the last few years,""With its first phone, Apple got it right, while the combined efforts of two veterans in the business, HTC and Microsoft, couldn't make a decent touch-screen phone," Ho avuto modo di provare fianco a fianco iPhone e HTC touch, e quoto tutto quello scritto nell'articolo di oggi di azcentralIl mio amico dopo la prova ha passato l'HTC alla figlia e si è preso un iPhone su Ebay (ovviamente poteva permetterselo economicamente, non è un malato ha solo molta disponibilità economica).Il bello è che la figlia gli ha detto che preferiva un iPod Nano ultima generazione...(rotfl)Dopo due settimane che usava l'iPhone ha cominciato a chiedere notizie su Mac OS X ed i Mac... ;)(linux)(apple)
        • Bastard Inside scrive:
          Re: Idioti (non ai commentatori eh!)
          - Scritto da: Angelo Giubileo[...]
          Come dicevo poc'anzi, conta la qualità del
          prodotto, e non la pubblicità.

          A questo proposito mi permetto di farti una
          domanda un pò provocatoria (chiedo sucsa se vado
          off
          topic)
          C'è davvero così tanta differenza fra
          l'iphone
          http://puntocellulare.it/schede-cellulari/apple/ap
          e il mio qtek?
          http://www.schede-cellulari.it/qtek-9100.htm
          Ma soprattutto la domanda più provocatoria è:c'è davvero tanta differenza fra un iPhone e un LG KE850?E be', non ci crederete, ma la risposta è SI, l'LG KE850 è nato prima, Apple ha copiato un telefonino coreano!Mi cadono le braccia, il mondo alla rovescia!Sono preoccupato, se ora le case automobilistiche europee si mettessero a copiare le vecchie calandre delle Daewoo il mio stomaco non reggerebbe! :o :| ;) :p O)
        • Angelo Giubileo scrive:
          Re: Idioti (non ai commentatori eh!)
          Oddio non volevo scatenare un flame:)Comunque caro FinalCut le cose che faccio con il mio qtek sono:1) Telefonare2) SMS3) e-Mail (parecchio lunghe, e quindi uso molto la tastiera estendibile)4) Siccome installo e configuro parecchie reti WiFi, lo uso per testare le reti Wireless.5) Ci faccio i preventivi in excel (ho un foglio elettronico sviluppato anni fa con un collega che ho esportato sul PDA)6) Ci leggo le lezioni della mia università in formato real player7) Skype8) MSN9) Lo uso come lettore Mp3, con le sue brave cuffiette10) Tom Tom11) Altre cose come inviare foto via bt o roba del genere la facevano i cell anche 5 anni fa, non mi sembra il caso di citarle:Pla lista è tutta qui direi:)
          • FinalCut scrive:
            Re: Idioti (non ai commentatori eh!)
            - Scritto da: Angelo Giubileo
            Oddio non volevo scatenare un flame:)
            Comunque caro FinalCut le cose che faccio con il
            mio qtek
            sono:

            1) Telefonarecon iPhone vai alla grande
            2) SMSidem
            3) e-Mail (parecchio lunghe, e quindi uso molto
            la tastiera
            estendibile)idem
            4) Siccome installo e configuro parecchie reti
            WiFi, lo uso per testare le reti
            Wireless.idem
            5) Ci faccio i preventivi in excel (ho un foglio
            elettronico sviluppato anni fa con un collega che
            ho esportato sul
            PDA)con iPhone è impossibile
            6) Ci leggo le lezioni della mia università in
            formato real
            playeridem, solo mp4, Quicktime, mp3
            7) Skypeimpossibile
            8) MSNimpossibile
            9) Lo uso come lettore Mp3, con le sue brave
            cuffietteiPhone è un lettore fantastico
            10) Tom Tommolto limitato e solo Google map su Wifi
            11) Altre cose come inviare foto via bt Solo come allegati ad una emailtutto questo IMHO, Ciao :)(linux)(apple)
    • visionx scrive:
      Re: Idioti (non ai commentatori eh!)
      - Scritto da: Angelo Giubileo
      Ma cosa c'è da commentare? Secondo me nulla.beh il commento e' un modo come un altro per rilevare la customer sadisfaction.Una volta rilevato che la qualità di articoli simili non e' gradita al suo target, provederà a sopprimerne la produzione.Per altro i commenti essendo stati fatti con un'ottima analitica consentono in tutto e per tutto di offrire in seguito un prodotto più adeguato all'esigenze del consumatore.Hey ma questa e' una diabolica operazione di marketing!!!Il fornire informazione di qualità è la stessa cosa che trufffare la gente!!! aiutooo!!!cmq mi stupisco che un'acutissimo articolo che sembra scritto da un ragazzino finisca su queste pagine.aproposito di marketing : Faccio notare all'utenza non avezza di marketing e webmarketing che questo articolo e' UN'OPERAZIONE DI MARKETING.a questo punto aggiungerei anche "del piu becero marketing"spiegazione : punto informatico ha un buon ranking su google (la barra mi indica un 7/10) per cui un link da puntoinformatico ha un ottimo risultato sulla visibilita' di chiunque venga linkato.Questo significa che una persona che ha scritto scritto un articolo contro il marketing (parlando per altro con una preparazione poco sopra lo zero) lo ha fatto per fare marketing a se stessa.Non sono però sicuro al 100% che anche questa pagina dell'articolo produca un risultato analogo.E' comunque inconfutabile il fatto che ha avuto un ottima quantià di accessi.
  • ragionatt scrive:
    Una vera esperta
    Una bellisima frase d'attacco, un articolo scritto molto bene ma soprattutto..... i link alla fine dell'articolo che pubblicizzano il tuo lavoro. Congratulazioni, è lì, con i fatti, che dimostri che sei una vera esperta di marketing o, meglio, di autopromozione!
  • Miles scrive:
    potrebbe essere...
    la notizia potrebbe essere che qual è si scriva senza apostrofo.
  • Plotino scrive:
    Mafe
    Scusate, ma "Mafe" che nome è?Sarà mica un diminutivo di qualche nome orribile, tipo Mafalda, o roba del genere...
  • Diego Scortez scrive:
    qual'è la notizia
    Non ho capito quale sarebbe la notizia di questo articolo, che si sta pensando di aggiungere una quinta "p" alle leve di marketing?Se è per quello in alcuni testi di marketing (es. Marketing Management di Philip Kotler e Lane Keller) si parla già di 7p, le cui ultime tre starebbero per: people, phisical evidence, process.
  • Pejone scrive:
    Confortante!
    E' confortante vedere che la maggior parte dei lettori di PI (almeno di quelli che hanno commentato questo articolo) sono persone che se ne strafregano della pubblicità.Il commento di Rockroll dimostra che per quanto sti minchioni del marketing si inventino di tutto per fregarci (si, proprio per fregarci) ci sarà sempre qualcuno che bada alla sostanza delle cose.Ora è di moda parlare di "TE COME PERSONA" e giù a raccontare coglionate a riguardo ma -come per TUTTE le aziende coinvolte- a chi fa pubblicità interessano SOLO ED ESCLUSIVAMENTE i nostri soldi....Il resto sono chiacchiere...........Fregarsene della pubblicità è più facile di quello che sembra!Già di natura veniamo infastiditi dai banner, dagli spot (con un volume moooolto più alto di quello dei programmi interrotti), e da tutti quelli inutili slogan che popolano i media.....Paradossalmente questo è un non problema... Almeno per le persone dotate di un minimo di arbitrio........
    • gerry scrive:
      Re: Confortante!
      - Scritto da: Pejone
      Ora è di moda parlare di "TE COME PERSONA" e giù
      a raccontare coglionate a riguardo ma -come per
      TUTTE le aziende coinvolte- a chi fa pubblicità
      interessano SOLO ED ESCLUSIVAMENTE i nostri
      soldi....Beh, non sono aziende A SCOPO DI LUCRO per niente
  • Lepaca scrive:
    definizioni e contraddizioni
    Se si definisce marketing tutto cio' che ci spinge all'acquisto, anche il bisogno e' marketing, quindi anche quando acquistiamo beni di primaria necessita' (perche', senza moriremo) seguiamo il marketing...e gli esperti di marketing si arricchiscono... :D
  • Misodex scrive:
    Pentitevi consumatori
    Il Mafe pensiero si scaglia come un tornado sugli accaniti del discount, gli intossicati di bancarelle e i frequentatori di mercatini.Dannati cretini (parole sue) come osate nn farvi plagiare dalla pubblicità, come vi permettete di risparmiare centinaia di euro nn acquistando oggetti griffati, il potere d'acquisto cala paurosamente... uno sporco alibi!!!, la soglia di povertà si è ampliata... tutte scuse!!!, famiglie numerose ke a malapena arrivano alla fine del mese... invenzioni giornalistike!!!.Grazie Mafe per illuminarci la via!!!grazie Mafe ke ci porti la verità!!!grazie di esistere Mafe, benefattrice dell'umanità!!!Ha perfettamente ragione Mafe... siamo dei cretini.Cretini nel leggerla e specialmente cretini (io per primo) nel rispondergli.
    • Chalda Pnuzig scrive:
      Re: Pentitevi consumatori
      Quoto :D
      Ha perfettamente ragione Mafe... siamo dei
      cretini.
      Cretini nel leggerla e specialmente cretini (io
      per primo) nel
      rispondergli.
    • A O scrive:
      Re: Pentitevi consumatori
      - Scritto da: Misodex
      Il Mafe pensiero si scaglia come un tornado sugli
      accaniti del discount, gli intossicati di
      bancarelle e i frequentatori di
      mercatini.
      Dannati cretini (parole sue) come osate nn farvi
      plagiare dalla pubblicità, come vi permettete di
      risparmiare centinaia di euro nn acquistando
      oggetti griffati, il potere d'acquisto cala
      paurosamente... uno sporco alibi!!!, la soglia di
      povertà si è ampliata... tutte scuse!!!, famiglie
      numerose ke a malapena arrivano alla fine del
      mese... invenzioni
      giornalistike!!!.
      Grazie Mafe per illuminarci la via!!!
      grazie Mafe ke ci porti la verità!!!
      grazie di esistere Mafe, benefattrice
      dell'umanità!!!non concordo nè col tono nè con il contenuto di quanto sopra
      Ha perfettamente ragione Mafe... siamo dei
      cretini.
      Cretini nel leggerla e specialmente cretini (io
      per primo) nel
      rispondergli.su questo invece concordo ;-)
  • Marlenus scrive:
    Punto mancato
    Ho notato in molti dei commenti (ad esempio rockroll e Cavallo GOloso) una critica all'articolo sulla base del presunto attacco ai cosumatori savi che pensano prima di comprare.Personalmente ritengo che tale attacco non ci sia, e che questi commenti manchino di tener conto di un fatto cruciale: tutti i nostri sforzi di scegliere il miglior prodotto si limitano a scegliere tra ciò che c'è.Chi fa il mio lavoro (product planning) sa benissimo che quando si decide se fare o no un prodotto, e come farlo, si decide sulla base di criteri che non sempre vanno incontro ai desiderata degli utenti.Mi sembra che l'articolo si riferisca a questo.I clienti possono scegliere solo tra ciò che c'è. E quello che c'è lo decide il marketing. Sia non facendo un prodotto che non rende (o che è rischioso, o che potrebbe ridurre i guadagni di un altro che si vende bene), sia decidendo le politiche di distribuzione (se un prodotto si vende solo ai professionisti e non nei supermercati, ad esempio).Poi siamo tutti d'accordo che se ci fossero più consumatori che scelgono quello che gli conviene invece di farsi guidare dalle leve del marketing sarebbe più facile vedere ottimi prodotti invece che prodotti tagliati sulla maggioranza, ma comunque anche in quel caso le scelte degli utenti sarebbero limitate ai prodotti che gli vengono proposti, e per un mercato sufficientemente protetto non sono necessariamente quelli che preferirebbero i consumatori (i fattori di scala contano, le barriere all'ingresso sono grandi in molti settori, praticamente tutti quelli di massa, e quindi l'outsider non può entrare, il vantaggio che offrirebbe non basta a scalzare i grandi operatori che già ci sono, anche se il suo prodotto è migliore).
    • mafe scrive:
      Re: Punto mancato
      - Scritto da: Marlenus
      Mi sembra che l'articolo si riferisca a questo.
      I clienti possono scegliere solo tra ciò che c'è.
      E quello che c'è lo decide il marketing.Grazie :-)
      • Marlenus scrive:
        Re: Punto mancato
        - Scritto da: mafe
        - Scritto da: Marlenus


        Mi sembra che l'articolo si riferisca a questo.

        I clienti possono scegliere solo tra ciò che
        c'è.

        E quello che c'è lo decide il marketing.

        Grazie :-)Di nulla. Ho trovato particolarmente coraggiosa l'idea di parlare di marketing in un giornale letto principalmente da tecnici.La forma mentis dei tecnici è diversa, a mio parere, da quella della gente comune.Come tutti, anche i tecnici tendono a prendere decisioni sulla base delle loro conoscenze ed esperienze, di quello che conoscono meglio. Ma la competenza è concentrata sugli oggetti, sul saper fare, sul risultato, sulle funzionalità, sull'efficacia e sull'efficienza. Questo comporta che il metro di giudizio è diverso (vorrei dire più approfondito), non solo, ma trovo che spesso sia unito a un vero desiderio di "qualità" (ovviamente definita in termini oggettivi e quantitativi).Per queste ragioni, questa forma mentale si scontra violentemente innanzitutto con le deformazioni che il peggior marketing ha sempre assunto.Se dovessi definire il lavoro del marketing, lo dividerei in tre parti: intelligence, planning, operativo. Il primo, intelligence, è il più nobile e il meno presente: consiste nel capire il mondo che cambia, e capire e trovare nuovi modi di soddisfare i bisogni dell'uomo. Il secondo consiste nel trasformare quella conoscenza in prodotti e servizi, guidandone lo sviluppo. Il terzo consiste nel fare in modo che la gente sappia dell'esistenza di quei prodotti/servizi e ne possa far uso.Purtroppo ognuna di queste anime ha un lato oscuro. La prima diventa spesso succube di considerazioni puramente speculative (dove si guadagna di più? Come frego i concorrenti?). La seconda di esigenze di tempi e costi al servizio della prima, che finiscono per uniformare i prodotti e livellarli verso il basso. La terza scambia spesso l'informare con il manipolare le opinioni.Non mi stupisce affatto che in questo forum il terzo lato oscuro sia stato il più immanente, quello che traspare da molti dei commenti. Per i tecnici, oggettivi per natura e orientati al risultato per necessità, la ricerca delle informazioni giuste è vitale. A tutti (me compreso) è capitato di passare giornate a risolvere qualche problema causato da un aspetto inizialmente trascurato di un problema. Ma l'essenza della manipolazione consiste proprio nel tacere i lati oscuri, e anche quando è in buona fede, l'informazione degli uffici marketing, come la pubblicità, necessariamente cerca di abbellire il suo prodotto, se non cercando di nascondere le ombre, almeno facendole risultare meno nette, meno importanti, oltre che a presentare come più luminosi i punti di forza.Questo modo di agire si scontra naturalmente con la mentalità oggettiva del tecnico, che cerca in ogni modo la visione più neutra possibile, il massimo rapporto segnale/rumore, come diciamo spesso.Un esempio tipico è internet. Prima che fosse scoperta dagli uffici marketing, una quindicina di anni fa (l'Italia è sempre in ritardo), era facile trovare informazioni di grande valore (solo le elite conoscevano lo strumento), imparziali (o almeno quasi sempre in buona fede), significative, in una parola: utili. Oggi una qualsiasi ricerca è sopraffatta dal rumore, dal riuscito tentativo degli esperti di comunicazione di mettere in evidenza il loro protetto anche all'interno delle ricerche che non lo riguardano o lo toccano solo marginalmente, creando un rumore insopportabile. Un tecnico direbbe che è degenerato il rapporto segnale/rumore, cioè l'utile è sempre meno evidente, nascosto dal rumore.Se all'inizio della sua avventura, con strumenti come i newsgroup, ma anche con i siti web degli appassionati internet era come un club esclusivo dove tutti parlano a bassa voce e quindi nella stessa stanza si possono fare tantissime conversazioni diverse senza dar fastidio a nessuno, oggi si è trasformata in una mensa affollata dove tutti urlano per farsi sentire dai vicini disturbando l'intera stanza, e spesso mi fa addirittura pensae ad un mercato dove i più maleducati usano il megafono per sovrastare gli altri facendo venire il mal di testa a tutti (e ottenendo poco in cambio, perchè tutti i savi finiscono per abituarsi al "venghino signori venghino" e a farci poco caso).Questo è l'effetto del peggior marketing: io lo vedo solo come la degenerazione di uno strumento molto utile, degenerato nella sua forma più maleducata e selvaggia. Il miglior prodotto di questo mondo non può migliorare la vita di nessuno, se nessuno sa che esiste.Però questa degenerazione è l'aspetto più evidente, e chi lo nota di più è proprio chi ha la forma mentis tecnica. Per questo ho trovato così coraggioso l'articolo. Al limite dell'incoscienza. ;-)
        • mafe scrive:
          Re: Punto mancato

          Un esempio tipico è internet. Prima che fosse
          scoperta dagli uffici marketing, una quindicina
          di anni fa (l'Italia è sempre in ritardo), era
          facile trovare informazioni di grande valore
          (solo le elite conoscevano lo strumento),
          imparziali (o almeno quasi sempre in buona fede),
          significative, in una parola: utili. Oggi una
          qualsiasi ricerca è sopraffatta dal rumore, dal
          riuscito tentativo degli esperti di comunicazione
          di mettere in evidenza il loro protetto anche
          all'interno delle ricerche che non lo riguardano
          o lo toccano solo marginalmente, creando un
          rumore insopportabile. Un tecnico direbbe che è
          degenerato il rapporto segnale/rumore, cioè
          l'utile è sempre meno evidente, nascosto dal
          rumore.E avrebbe ragione: però adesso anche i "non tecnici" possono avere accesso alla rete e a una quantità di informazioni molto più ampia, il che dal mio punto di vista bilancia l'aumento del rumore e mette un po' in ombra le "buone ragioni" dei tecnici nel lamentarsi.
          Questo è l'effetto del peggior marketing: io lo
          vedo solo come la degenerazione di uno strumento
          molto utile, degenerato nella sua forma più
          maleducata e selvaggia. Io non sono tanto d'accordo, sai? Secondo me è ancora molto facile individuare le fonti degne di fiducia e nello scartare quelle "interessate": il punto è che per farlo la sola cultura tecnica non basta più e serve un po' di competenza di marketing (quella che manca a chi scopre oggi che prezzo e prodotto sono leve di marketing ben più potenti della pubblicità, per dirne una).
          Per questo ho trovato così coraggioso l'articolo.
          Al limite dell'incoscienza.
          ;-)L'incoscienza è abbastanza un mio stile di vita, però questa volta sono assolutamente consapevole di dove sono e di cosa sto cercando di fare (scrivevo già qui nel 2001, come ricordato da qualcuno, e se avessi voluto avrei potuto scrivere questo pezzo in modo da ottenere solo consensi). Mi preme molto scrivere qui (invece di restare nei miei cantucci abituali) perché sono sinceramente convinta che in questo momento ci sia una reale possibilità di incidere sui comportamenti delle aziende a vantaggio della collettività, ma solo a patto di lasciar da parte l'ideologia e i giudizi a priori e imparare a riconoscere quando qualcuno fa marketing in modo vantaggioso anche per i clienti (certo che lo scopo è sempre comunque vendere, ma come scrivo comunque comprare dobbiamo comprare, no?)
      • Marlenus scrive:
        Re: Punto mancato
        Dimenticavo una piccola domanda. Credi davvero che possa nascere un sistema in cui i migliori, quelli che si sforzano davvero di fare bene le cose, riescono a diffondere vere informazioni, e quindi ad aiutare i clienti a scegliere per il meglio? (sottinteso perchè le migliori aziende fanno davvero meglio, in ottica cliente)Come può il mercato impedire a chi non riesce ad essere all'altezza sul piano della qualità del prodotto di cercare di competere per altre strade, prendendo scorciatoie come manipolare le informazioni o i clienti?Come può il mercato impedire che chi ha fatto bene per un po', creandosi i suoi clienti speciali e affezionati, non finisca per voler monetizzare il vantaggio e cominci a sfruttare l'occasione?
        • mafe scrive:
          Re: Punto mancato
          - Scritto da: Marlenus
          Dimenticavo una piccola domanda. Credi davvero
          che possa nascere un sistema in cui i migliori,
          quelli che si sforzano davvero di fare bene le
          cose, riescono a diffondere vere informazioni, e
          quindi ad aiutare i clienti a scegliere per il
          meglio? (sottinteso perchè le migliori aziende
          fanno davvero meglio, in ottica
          cliente)Sì, ci credo davvero. E' chiaro che ogni azienda cercherà sempre e comunque di venderti il suo prodotto, ma negli ultimi anni l'informazione seduttiva e manipolativa sta perdendo la sua forza, in un certo senso le aziende non hanno molta scelta. Il problema a questo punto è la nostra competenza, non solo "tecnica", ma anche di capacità di riconoscere quando e come siamo sottoposti a forme di informazione o di pressione "interessata".D'altra parte, se ho un buon prodotto, perché dovrei mentirti? Il punto è che ancora troppe aziende cercano di propinarti prodotti e servizi scadenti, ma in rete, per quanto sia alto il rumore, hanno vita breve.
          Come può il mercato impedire a chi non riesce ad
          essere all'altezza sul piano della qualità del
          prodotto di cercare di competere per altre
          strade, prendendo scorciatoie come manipolare le
          informazioni o i
          clienti?Come prima: informandosi e aumentando la propria competenza e la propria capacità di diffondere le informazioni anche al di fuori dei soliti giri, premiando i "buoni" e sputtanando i "cattivi". E lo facciamo già, dobbiamo solo farlo ancora di più e in modo meno ingenuo (da qui la mia provocazione).
          Come può il mercato impedire che chi ha fatto
          bene per un po', creandosi i suoi clienti
          speciali e affezionati, non finisca per voler
          monetizzare il vantaggio e cominci a sfruttare
          l'occasione?Non pensi che in un contesto pubblico come la rete questa strategia abbia vita breve?
          • Marlenus scrive:
            Re: Punto mancato
            - Scritto da: mafe
            - Scritto da: Marlenus

            Dimenticavo una piccola domanda. Credi davvero

            che possa nascere un sistema in cui i migliori,

            quelli che si sforzano davvero di fare bene le

            cose, riescono a diffondere vere informazioni, e

            quindi ad aiutare i clienti a scegliere per il

            meglio? (sottinteso perchè le migliori aziende

            fanno davvero meglio, in ottica

            cliente)

            Sì, ci credo davvero. E' chiaro che ogni azienda
            cercherà sempre e comunque di venderti il suo
            prodotto, ma negli ultimi anni l'informazione
            seduttiva e manipolativa sta perdendo la sua
            forza, in un certo senso le aziende non hanno
            molta scelta. Il problema a questo punto è la
            nostra competenza, non solo "tecnica", ma anche
            di capacità di riconoscere quando e come siamo
            sottoposti a forme di informazione o di pressione
            "interessata".
            D'altra parte, se ho un buon prodotto, perché
            dovrei mentirti? Il punto è che ancora troppe
            aziende cercano di propinarti prodotti e servizi
            scadenti, ma in rete, per quanto sia alto il
            rumore, hanno vita breve.La domanda è se le rete è rappresentativa della popolazione complessiva o no. O se lo sarà in futuro.Io credo che la rete sia stata creata da un elite e che, anche se ha aiutato molti a entrare in contatto con queste elite, non rappresenta ancora la totalità della popolazione e non la rappresenterà mai. Ma ad un certo punto la maggioranza manipolabile comincerà ad essere maggioranza anche quì. Quello che c'è di buono è che certamente la rete ha aumentato e aumenterà ancora la consistenza della minoranza "illuminata". IMHO, of course. Se ho ragione, le tattiche manipolatorie risulteranno ridimensionate, ma non scompariranno, saranno solo applicate a segmenti più piccoli, secondo l'adagio caro al mio insegnante di marketing, "the poor pay more". Se poi questo basterà a renderle poco appettibili al punto da marginalizzarle, non so prevederlo, ma non sono particolarmente ottimista...


            Come può il mercato impedire a chi non riesce ad

            essere all'altezza sul piano della qualità del

            prodotto di cercare di competere per altre

            strade, prendendo scorciatoie come manipolare le

            informazioni o i clienti?

            Come prima: informandosi e aumentando la propria
            competenza e la propria capacità di diffondere le
            informazioni anche al di fuori dei soliti giri,
            premiando i "buoni" e sputtanando i "cattivi". E
            lo facciamo già, dobbiamo solo farlo ancora di
            più e in modo meno ingenuo (da qui la mia
            provocazione).Ci sono informazioni che ad oggi non sono accessibili ai più, ad esempio i database del service, con la miniera di informazioni sulla qualità di lungo periodo. L'asimmetria informativa può essere mitigata dalla rete, ma non senza un insieme di regole (ad esempio per punire comportamenti scorretti come quello degli evangelizzatori nei forum, quello dei blog prezzolati, e così via).Chissà se vedremo mai una normativa che vada in questo senso, le lobby sono più forti di quel che sembra. Basta pensare alla class action e al modo indegno in cui è stata introdotta in questo paese 30 anni dopo gli altri...


            Come può il mercato impedire che chi ha fatto

            bene per un po', creandosi i suoi clienti

            speciali e affezionati, non finisca per voler

            monetizzare il vantaggio e cominci a sfruttare

            l'occasione?

            Non pensi che in un contesto pubblico come la
            rete questa strategia abbia vita breve?Non so. Per un azienda grande abbastanza lo sfruttamento della rendita di posizione potrebbe continuare per molti anni. Alla fine incentivi e stipendi dei manager sono ancorati alla trimestrale, solo i più fortunati possono ragionare su due-tre anni, e solo per piani di lungo respiro. In questo contesto le forze che spingono verso questa strategia sono imponenti, "e poi si vedrà". Solo una grande quantità di clienti determinati e che agiscono coerentemente, tutti insieme, può fare da freno. Ma che riesca a spingere indietro... In alcuni settori questi clienti ci sono già, ma non riescono ad influire. Proprio l'altro giorno mentre aspettavo in macchina davanti ad un mercato rionale (periferia di una grande città) sentivo un paio di anziane signore discutere sul fatto che non riescono a trovare prodotti decenti. Si riferivano all'abbigliamento. E' una sensazione che ben conosco, perchè i prezzi dei prodotti di qualità anche solo media sono ormai fuori portata di molti (purtroppo appartengo alla categoria "dipendenti"). Visto che la richiesta c'è, sia pure latente, le capacità produttive pure, le possibilità economiche anche (markup complessivi della catena anche del 500% sono comuni) com'è che questo segmento di mercato non viene coperto? E' proprio il segmento al quale ti riferisci tu, quello che è capace di distinguere i prodotti scadenti, e riesce a dargli un valore corretto, sia pure intuitivamente.Una volta lo era, se credo ai racconti degli anziani, oggi no. Com'è?
          • mafe scrive:
            Re: Punto mancato
            - Scritto da: Marlenus
            - Scritto da: mafe

            D'altra parte, se ho un buon prodotto, perché

            dovrei mentirti? Il punto è che ancora troppe

            aziende cercano di propinarti prodotti e servizi

            scadenti, ma in rete, per quanto sia alto il

            rumore, hanno vita breve.

            La domanda è se le rete è rappresentativa della
            popolazione complessiva o no. O se lo sarà in
            futuro.No, nessun media lo è, neanche la televisione (da un punto di vista pubblicitario).
            Se ho ragione, le tattiche manipolatorie
            risulteranno ridimensionate, ma non
            scompariranno, saranno solo applicate a segmenti
            più piccoliSono abbastanza d'accordo: io non penso tanto che scompariranno, quanto che a) sarà più facile sgamarle b) funzioneranno solo con la collusione del cliente.Ti faccio un esempio: le riviste femminili sono piene zeppe di pubblicità anche perché per le lettrici (io compresa) il tasso informativo di una foto (pubblicitaria) di moda e di un servizio (giornalistico) di moda è abbastanza simile (detto senza complottismi). Se così tante persone sono sensibili alla manipolazione di marketing è perché accettano il gioco (anche con consapevolezza).
            L'asimmetria informativa può essere mitigata
            dalla rete, ma non senza un insieme di regole (ad
            esempio per punire comportamenti scorretti come
            quello degli evangelizzatori nei forum, quello
            dei blog prezzolati, e così
            via).Io non credo alle regole di questo tipo, non in questo campo. I comportamenti scorretti possono essere puniti in modo doloroso solo quando scegli cosa acquistare, altrimenti cosa fai? Metti una multa?

            Non pensi che in un contesto pubblico come la

            rete questa strategia abbia vita breve?

            Non so. Per un azienda grande abbastanza lo
            sfruttamento della rendita di posizione potrebbe
            continuare per molti anni. Tipo esce un iPod brutto e secondo te lo comprano uguale? :-)
            Visto che la richiesta c'è, sia
            pure latente, le capacità produttive pure, le
            possibilità economiche anche (markup complessivi
            della catena anche del 500% sono comuni) com'è
            che questo segmento di mercato non viene coperto?
            E' proprio il segmento al quale ti riferisci tu,
            quello che è capace di distinguere i prodotti
            scadenti, e riesce a dargli un valore corretto,
            sia pure
            intuitivamente.
            Una volta lo era, se credo ai racconti degli
            anziani, oggi no.
            Com'è?Su questo non ho una risposta, solo sensazioni: forse questo segmento è troppo eterogeneo, oppure ha un potenziale di spesa poco interessante. Il problema esiste sicuramente, però forse ha più a che fare con la mancanza di incontro tra domanda e offerta che con la mancanza di offerta.
          • Marlenus scrive:
            Re: Punto mancato

            Ti faccio un esempio: le riviste femminili sono
            piene zeppe di pubblicità anche perché per le
            lettrici (io compresa) il tasso informativo di
            una foto (pubblicitaria) di moda e di un servizio
            (giornalistico) di moda è abbastanza simile
            (detto senza complottismi). Se così tante persone
            sono sensibili alla manipolazione di marketing è
            perché accettano il gioco (anche con
            consapevolezza).Bell'esempio. Sono abbastanza impermeabile alla moda e spero che i miei argomenti non siano troppo naif alle orecchie di una donna (che solo per questo ne sa cento volte più di me).Primo: la moda è 95% marketing e poco altro. Se la percezione delle lettrici è che ci sia poca differenza tra una foto pubblicitaria e una foto di un articolo, poco male. Ma la manipolazione quì è per esclusione, per oscuramento. Dato il poco tempo dedicato dalle lettrici all'argomento -rispetto a chi se ne occupa in modo professionale- e l'asimmetria informativa (poche vanno alle sfilate o vedono l'intera collezione), se la scelta su cosa pubblicare è libera tutto bene. Se è "condizionata" dagli inserzionisti e lo dici apertamente, va bene lo stesso. Se non lo dici, non va più bene. Mi dirai che lo sappiamo tutti. Forse, ma questo non limita il condizionamento. Se non lo vedo, non posso giudicarlo. Se non lo vedo perchè a giudizio del redattore non ne vale la pena, posso non condividere la scelta ma è comunque neutra (e quindi probabilmente i suoi effetti sono casuali). Se è condizionata gli effetti non sono più casuali, tendono in una direzione.Allora cerchiamo un altro sistema, perchè così facciamo male alla concorrenza, e la storia ci insegna che meno concorrenza significa meno qualità. Per tutti (o quasi, perchè nel campo della moda, dove il grosso del valore è intangibile, si assite al fenomeno della polarizzazione: il primo decile (butto a caso) di prodotti ultraperfezionati volutamente irraggiungibili ai più, volutamente per via della natura umana che vuole l'esclusività e la distinzione, e una grande maggioranza di prodotti poco curati a prezzi ingiustificatamente alti).


            L'asimmetria informativa può essere mitigata

            dalla rete, ma non senza un insieme di regole(ad

            esempio per punire comportamenti scorretti come

            quello degli evangelizzatori nei forum, quello

            dei blog prezzolati, e così

            via).

            Io non credo alle regole di questo tipo, non in
            questo campo. I comportamenti scorretti possono
            essere puniti in modo doloroso solo quando scegli
            cosa acquistare, altrimenti cosa fai? Metti una
            multa?Sputtani i colpevoli?Crei un sistema che disincentivi quei comportamenti? Esempio, buttato lì, obbligando i colpevoli a doverlo dire ogni volta che si fanno pubblicità quello che hanno combinato negli ultimi, diciamo, tre anni?La risposta corretta credo che sia: trovi un modo per causare ai colpevoli maggiori danni di quanti benefici posso attendersi dal comportamento illecito o anticompetitivo, o globalmente deleterio.



            Non pensi che in un contesto pubblico come la


            rete questa strategia abbia vita breve?



            Non so. Per un azienda grande abbastanza lo

            sfruttamento della rendita di posizione potrebbe

            continuare per molti anni.

            Tipo esce un iPod brutto e secondo te lo comprano
            uguale? :-)E se esce un iPod bellissimo :| ma che si guasta il giorno dopo la scadenza della garanzia? Il fattore tempo è, oggigiorno, a esclusivo beneficio del produttore (paga oggi, se mi sgami domani i soldi gli ho presi). Il produttore sa cosa vende, io non è detto. Asimmetria informativa. Ti faccio un esempio più significativo: programma anti-virus. Quello che non funziona si vende alla metà di quello che funziona. Quello che non funziona costa poco più di zero (basta scopiazzare qua e là), quello che funziona richiede persone abili e dedicate a tempo pieno, quindi investimenti costanti. Grandi profitti per il primo, pochi per il secondo. Peggio ancora: il primo riduce il mercato del secondo, quindi per effetto della scala (gli investimenti sono grandi ma crescono poco al crescere del numero di copie vendute) crea danno ingente al secondo (meno profitti) e al mercato (possibile discesa dei prezzi del prodotto superiore). Data la probabilità di avere danni da virus, è probabile che la distinzione tra i due richieda molto tempo per essere conosciuta a tutti.Fattore pubblicità: il primo, con costi nulli, può pagare più pubblicità del secondo. Questo rallenta ancora di più il crearsi della consapevolezza da parte del grosso del mercato, magari con trucchi come dare risalto ai pochi casi di problemi del secondo (per esempio inevitabili, vedi 0day vulnerabilities). Non si può ingannare tutti, ma si può ingannare molti per molto tempo. I danni ricadono sul sistema. Si sono creati meno profitti rispetto ai danni (che però sono diffusi e quindi poco visibili. rispetto ai profitti concentrati), e i profitti sono finiti proprio al colpevole di quei danni.Senza contare che per via dell'effetto rete, parte di quei danni possono essere subiti anche da qualcuno che aveva fatto la scelta corretta di comprare l'antivirus funzionante (perchè l'infezione lo colpisce indirettamente, ad esempio creando un ingorgo di traffico sulla rete che colpisce anche lui).Siamo ogni giorno più interconnessi, e quando qualcuno viene fregato, spesso lo siamo anche noi senza saperlo, indirettamente ma altrettanto tangibilmente.



            E' proprio il segmento al quale ti riferisci tu,

            quello che è capace di distinguere i prodotti

            scadenti, e riesce a dargli un valore corretto,

            sia pure intuitivamente.

            Una volta lo era, se credo ai racconti degli

            anziani, oggi no.

            Com'è?

            Su questo non ho una risposta, solo sensazioni:
            forse questo segmento è troppo eterogeneo, oppure
            ha un potenziale di spesa poco interessante. Il
            problema esiste sicuramente, però forse ha più a
            che fare con la mancanza di incontro tra domanda
            e offerta che con la mancanza di offerta.In realtà ha più a che fare con il sistema. Siamo così abituati a suddividere i problemi complessi in piccole parti e occuparci dettagliatamente solo di quelle da perdere poi contatto con il sistema complessivo. Quel marketing deleterio di cui parlavo ieri aggrava quei problemi sistemici, come nell'esempio dei due antivirus. Non possiamo sfuggire alla legge del "ottimizzare localmente disottimizza globalmente". Il modo in cui è concepito il sistema, le sue regole, influisce per attenuare o peggiorare questa tendenza. Purtroppo la pubblicità come è usata oggi tende a peggiorare le cose. E non so neppure se esiste un metodo per evitarlo, stante l'evidente contrasto di obiettivi tra chi la crea e chi la subisce.La consapevolezza acquisita tramite internet da sempre più persone forse un giorno porterà a riprogettare il sistema per ridurne gli effetti perversi, ma richiede lungimiranza.
          • mafe scrive:
            Re: Punto mancato
            - Scritto da: Marlenus

            Ti faccio un esempio: le riviste femminili sono

            piene zeppe di pubblicità anche perché per le

            lettrici (io compresa) il tasso informativo di

            una foto (pubblicitaria) di moda e di un
            servizio

            (giornalistico) di moda è abbastanza simile

            (detto senza complottismi). Se così tante
            persone

            sono sensibili alla manipolazione di marketing è

            perché accettano il gioco (anche con

            consapevolezza).
            Primo: la moda è 95% marketing e poco altro. Se
            la percezione delle lettrici è che ci sia poca
            differenza tra una foto pubblicitaria e una foto
            di un articolo, poco male. Ma la manipolazione
            quì è per esclusione, per oscuramento. Dato il
            poco tempo dedicato dalle lettrici all'argomento
            -rispetto a chi se ne occupa in modo
            professionale- e l'asimmetria informativa (poche
            vanno alle sfilate o vedono l'intera collezione),
            se la scelta su cosa pubblicare è libera tutto
            bene. Se è "condizionata" dagli inserzionisti e
            lo dici apertamente, va bene lo stesso. Se non lo
            dici, non va più bene.Non va bene per la concorrenza, ma per il cliente cambia poco: nel momento in cui decidi di seguire la moda (non la qualità o la cura) che questa moda venga decisa in redazione o da chi compra pubblicità ahimè cambia poco.
            Allora cerchiamo un altro sistema, perchè così
            facciamo male alla concorrenza, e la storia ci
            insegna che meno concorrenza significa meno
            qualità. Per tutti (o quasi, perchè nel campo
            della moda, dove il grosso del valore è
            intangibile, si assite al fenomeno della
            polarizzazione: il primo decile (butto a caso) di
            prodotti ultraperfezionati volutamente
            irraggiungibili ai più, volutamente per via della
            natura umana che vuole l'esclusività e la
            distinzione, e una grande maggioranza di prodotti
            poco curati a prezzi ingiustificatamente
            alti).Se vogliamo restare nella moda, non è del tutto vero: i marchi low cost come Zara o H&M sono nati proprio per rispondere alle richieste di chi vuole spendere molto poco ma con capi alla moda (copiano gli stilisti all'indomani delle sfilate).
            La risposta corretta credo che sia: trovi un modo
            per causare ai colpevoli maggiori danni di quanti
            benefici posso attendersi dal comportamento
            illecito o anticompetitivo, o globalmente
            deleterio.Secondo me è implicito nelle dinamiche della rete, basta Google a punire chi ha una pessima reputazione. Sono troppo ottimista?

            Tipo esce un iPod brutto e secondo te lo
            comprano

            uguale? :-)

            E se esce un iPod bellissimo :| ma che si guasta
            il giorno dopo la scadenza della garanzia?Beh, questo già succede :(
            Data la probabilità di avere danni da virus, è
            probabile che la distinzione tra i due richieda
            molto tempo per essere conosciuta a
            tutti.Non conosco molto questo mercato, però qui la competenza di chi acquista può fare la differenza, no?
            Siamo ogni giorno più interconnessi, e quando
            qualcuno viene fregato, spesso lo siamo anche noi
            senza saperlo, indirettamente ma altrettanto
            tangibilmente.Questo è verissimo. Per questo aumentare e migliorare la condivisione delle informazioni è molto più efficiente della guerra alla pubblicità (che ha comunque i giorni contati, per affollamento e dispersione del pubblico tra i vari mezzi).
          • Marlenus scrive:
            Re: Punto mancato


            se la scelta su cosa pubblicare è libera tutto

            bene. Se è "condizionata" dagli inserzionisti e

            lo dici apertamente, va bene lo stesso. Se non

            lo dici, non va più bene.

            Non va bene per la concorrenza, ma per il cliente
            cambia poco: nel momento in cui decidi di seguire
            la moda (non la qualità o la cura) che questa
            moda venga decisa in redazione o da chi compra
            pubblicità ahimè cambia poco.Non sono per niente d'accordo. Cambia e molto. Le risorse del cliente sono limitate. Come le utilizza influenza il mercato, quindi influenza lui e anche coloro che non assumono la sua stessa decisione o che hanno altri metri di giudizio.Capisco che non è parte del lavoro di chi fa marketing occuparsi di questo (in teoria dovrebbe essere la politica) ma almeno esserne consapevoli !


            una grande maggioranza di prodotti


            poco curati a prezzi ingiustificatamente alti).

            Se vogliamo restare nella moda, non è del tutto
            vero: i marchi low cost come Zara o H&M sono nati
            proprio per rispondere alle richieste di chi
            vuole spendere molto poco ma con capi alla modaAncora una volta consideri prevalente il valore aggiunto dell'immagine su tutto il resto. Comprensibile, ma eviti il punto che volevo mettere in evidenza, il segmento scoperto di chi privilegia la qualità ai colori e fogge di tendenza e cerca il miglior rapporto costi/benefici.

            La risposta corretta credo che sia: trovi un modo

            per causare ai colpevoli maggiori danni di quanti

            benefici posso attendersi dal comportamento

            illecito o anticompetitivo, o globalmente

            deleterio.

            Secondo me è implicito nelle dinamiche della
            rete, basta Google a punire chi ha una pessima
            reputazione. Sono troppo ottimista?Mi sembra che trascuri la continua rincorsa tra spada e scudo, tra attacco e difesa. Più il consumatore diventa consapevole di una tecnica, più è alto il vantaggio a trovarne un altra. Visto che il consumatore dedica necessariamente meno risorse (tempo, conoscenza ed esperienza) nella sua scelta di quanta sia disponibile al produttore (grazie agli esperti), sarà sempre in condizione di svantaggio. Fatta la legge, trovato l'inganno (si dice).



            E se esce un iPod bellissimo :| ma che si guasta

            il giorno dopo la scadenza della garanzia?

            Beh, questo già succede :(E il consumatore non ha oggi i mezzi per difendersi. Per questo succede. Ti faccio un esempio che conosco bene perchè è nel mio settore: negli anni 70 negli stati uniti hanno cominciato a diffondersi gli ATM (i bancomat). Insieme sono cominciati i prelievi fantasma, cioè prelievi fatti da altri che ricadevano sul titolare. I furti, in pratica. Le banche se ne lavavano le mani e trasferivano tutti i danni al correntista. Nel 1978 in USA si è deciso di che tali danni dovevano essere imputati alla banca, con una legge apposita. Al cliente bastava disconoscere un operazione perchè l'onere della prova fosse a carico della banca (odel merchant, nel caso delle carte di credito). In UK si è scelta la strada opposta, facendo nulla (per altri dieci anni, poi si è copiata la legge). Risultato: in USA nel giro di pochi anni il mercato della sicurezza si è sviluppato, i prodotti sono diventati più sicuri, con vantaggi sia per i clienti che per il sistema, e alla fine anche per le banche (per la crescita). Non a caso i leader in fatto di ATM sono in USA. L'UK ha ovviamente perso il treno e compra dall'estero. Comunque se la reazione fosse stata tenere nascosti i problemi e fare pubblicità alla comodità degli ATM, probabilmente i costi per tutti i clienti sarebbero stati stratosferici. E li avrebbero pagati anche quelli abbastanza furbi da stare attenti (loro).


            Data la probabilità di avere danni da virus, è

            probabile che la distinzione tra i due richieda

            molto tempo per essere conosciuta a

            tutti.

            Non conosco molto questo mercato, però qui la
            competenza di chi acquista può fare la
            differenza,
            no?Purtroppo no. La competenza in materia di sicurezza è troppo specializzata, troppo cangiante, troppo complessa perchè possa essere alla portata di una persona intelligente quanto vuoi, ma che non dedica tutto il suo tempo specificatamente a questo. Il difensore deve essere capace di difendersi da tutti gli attacchi, all'attaccante basta trovarne uno che funziona.


            Siamo ogni giorno più interconnessi, e quando

            qualcuno viene fregato, spesso lo siamo anche
            noi

            senza saperlo, indirettamente ma altrettanto

            tangibilmente.

            Questo è verissimo. Per questo aumentare e
            migliorare la condivisione delle informazioni è
            molto più efficiente della guerra alla pubblicità
            (che ha comunque i giorni contati).Salvo poi che la pubblicità cambierà, e andrà ad influire proprio su quella condivisione delle informazioni.Proprio oggi è uscito un bell'articolo su HBR sull'argomento (http://hbswk.hbs.edu/item/5812.html), bello non tanto per quello che scrive, ma per il fatto che dimostra come il marketing si stia orientando. Il tuo articolo e il tuo interesse dimostrano la stessa cosa. Siete gli esperti del settore, avete capito che ci sono nuove difese da aggirare, cominciate a studiarle e alla fine ci riuscirete. La continua rincorsa tra attacco e difesa, ancora una volta con il vantaggio dalla parte dell'attaccante (il marketing deleterio). Intendiamoci, non sono contrario al marketing, quello buono, quello che aiuta a diffondere quelle innovazioni che migliorano la vita delle persone. Sono e sarò sempre contrario a quello che cerca di manipolare le persone, di creare bisogni, di massimizzare il profitto a scapito del sistema . Fammi ripetere bene il concetto: il profitto non è male in sè (come sembrano pensare certe persone e predicano certe ideologie). Il profitto è buono quando è una parte del guadagno complessivo portato da un innovazione al sistema: è la parte che spetta all'innovatore, così come il miglior prodotto (o il minor prezzo) è la parte che spetta al cliente e il costo di transazione è la parte che spetta agli intermediari per il loro lavoro . E, giusto per chiarire, l'effimera bellezza portata dalla scelta dei colori o delle fogge che chiamate moda è una forma legittima di innovazione, perchè così è percepita da chi la sceglie, come un attributivo migliorativo.Questo però non legittima le tecniche, tipiche di quel marketing deleterio di cui parlavo, che tendono a massimizzare il bottino di qualcuno a scapito del sistema, cioè che danno a qualcuno meno di quanto tolgono ad altri. Quì, a mio parere, sta la vera differenza, e se riuscissimo ad esserne consapevoli nelle piccole scelte di tutti i giorni vivremmo tutti molto meglio, chiamando i predoni con il nome che meritano.Ti ringrazio per questo interessante scambio di opinioni, e se vorrai scrivere un articolo per discuterne in dettaglio lo leggerò volentieri, magari anche commentando.
          • mafe scrive:
            Re: Punto mancato
            - Scritto da: Marlenus
            Intendiamoci, non sono contrario al marketing,
            quello buono, quello che aiuta a diffondere
            quelle innovazioni che migliorano la vita delle
            persone. Sono e sarò sempre contrario a quello
            che cerca di manipolare le persone, di creare
            bisogni, di massimizzare il profitto a scapito
            del sistema . Non solo sono assolutamente d'accordo, ma ho dedicato la mia vita professionale al marketing "buono", rinunciando a un po' di cosette (tipo sicurezza, soldi e un po' di stima di chi preferisce il cinismo). Sono fermamente convinta che la rete premi (con il profitto) il marketing buono e da un po' di anni sto avendo qualche soddisfazione in merito.Grazie a te per lo scambio, davvero molto molto interessante.
          • Marlenus scrive:
            Re: Punto mancato
            PS: una piccola aggiunta che mi è balenata rileggendo quello che avevo scritto.Credo che molta della differenza tra le nostre posizioni sia dovuta al diverso settore di cui ci occupiamo, nel senso di una fondamentale diversità tra loro.Nella moda mi sembra di poter dire senza tema di smentite che la particolare varietà di fogge e colori che viene percepita come migliore dal cliente (per quel periodo) non ha nessuna sostanziale diversità dalle alternative se non la stessa percezione del cliente (o se preferisci, dell'effetto rete complessivo dei clienti, che si influenzano tra loro e si fanno influenzare dai più trendy).Se solo la percezione conta, l'aspetto fondamentale è trovare il modo per far prevalere la propria interpretazione sulle altre. Il valore aggiunto sta tutto quì, e questo è il motivo per cui attribuivo il 95% del valore (aggiunto) al marketing.Nella maggior parte degli altri settori questo non è affatto vero. Esiste una qualità intrinseca al prodotto che non corrisponde (sempre) alla percezione che del prodotto ha il cliente. Per i prodotti di cui si occupano le persone che leggono questo giornale tipicamente la parte di valore ascrivibile a questa qualità è significativamente maggiore di ogni altra.Ad esempio se ti è capitato di leggere le diatribe su Vista ti sarai resa conto che molto della discussione verteva sul valore delle innovazioni grafiche verso il valore delle innovazioni tecniche.Quando ho scelto la sicurezza come esempio per le mie argomentazioni ho (poco) consapevolmente scelto il settore proprio perchè lì questa differenza tra qualità reale e misurabile e qualità solo percepita è maggiore, mancando quasi totalmente la seconda (o se preferisci, della seconda non me frega niente, trattandosi dei miei soldi o delle mie informazioni da difendere).Credo che questo aspetto sia sostanziale per capire e distinguere le nostre opinioni. La mia forma mentis da ingegnere è ovviamente educata e selezionata per cercare l'oggettività e mi condiziona, ma anche comprendendo le ragioni della controparte non riesco a non trovarle fuori posto nella maggior parte dei settori che decidono la qualità della nostra vita... il fatto che una mercedes possa essere percepita come più bella (o associata al successo) importa poco se poi alla prima curva esce di strada. Solo quando tutti i concorrenti hanno imparato a non ribaltarsi in curva (e poi dico che la pubblicità non mi condiziona! Reminescenze della "comunicazione" degli avversari sul test dell'alce...) o comunque le differenze sono più difficilmente apprezzabili dallo specifico cliente entrano in gioco anche altri fattori come la bellezza. Almeno per un tecnico. Esisteranno certamente persone per cui l'attributo bellezza è prioritario su quello ribaltamento, ma sono tipicamente minoritarie in questo forum.Chiaramente se gli attributi sono oggettivi, le tipiche azioni di marketing possono fare poco per modificarne il valore, e devono necessariamente concentrarsi sul modificarne la percezione o su come nasconderle. Ed ecco che intrinsecamente questa azione viene percepita come poco etica da chi è stato educato e selezionato in base all'oggettività.
    • tomlnx scrive:
      Re: Punto mancato
      se veramente il senso dell'articolo fosse quello esposto da te, sarebbe la scoperta dell'acqua calda, d'altronde non è un caso che i produttori si chiamano così perchè producono e i consumatori consumano appunto, spero per la dignità intellettuale dell'autrice che ti stia sbagliando, e che il vero senso dell'articolo sia un attacco, un pò sciagurato, ai consumatori che pensano
      • pinco scrive:
        Re: Punto mancato
        - Scritto da: tomlnx
        se veramente il senso dell'articolo fosse quello
        esposto da te, sarebbe la scoperta dell'acqua
        calda, d'altronde non è un caso che i produttori
        si chiamano così perchè producono e i consumatori
        consumano appunto, spero per la dignità
        intellettuale dell'autrice che ti stia
        sbagliando, e che il vero senso dell'articolo sia
        un attacco, un pò sciagurato, ai consumatori che
        pensanoProviamo a chiederglielo. Facciamolo dire a lei...
      • mafe scrive:
        Re: Punto mancato
        - Scritto da: tomlnx
        se veramente il senso dell'articolo fosse quello
        esposto da te, sarebbe la scoperta dell'acqua
        calda, d'altronde non è un caso che i produttori
        si chiamano così perchè producono e i consumatori
        consumano appunto, spero per la dignità
        intellettuale dell'autrice che ti stia
        sbagliando, e che il vero senso dell'articolo sia
        un attacco, un pò sciagurato, ai consumatori che
        pensanoMio dio e perché mai dovrei criticare i consumatori che pensano? Sono quasi offesa :-)
  • Alfredo scrive:
    Affermazione senza alcun fondamento
    Mafe de Baggis ha scritto:"Se vivi una vita normale in un paese del Primo Mondo non puoi essere impermeabile al marketing"Perchè?Io acquiso beni materiali per necessità e non perchè sono stato invogliato o condizionato da spot, offerte speciali o prezzi allettanti.Non leggo volantini pubblicitari, cambio canale sugli spot televisivi, ho il blocco pop-up e banner installato sul browser.Il fatto che io non possa comprare altro al di fuori di quello che si trova in commercio non vuol dire che io acquisti qualcosa perchè sono stato condizionato/invogliato.
    • gerry scrive:
      Re: Affermazione senza alcun fondamento
      - Scritto da: Alfredo
      Il fatto che io non possa comprare altro al di
      fuori di quello che si trova in commercio non
      vuol dire che io acquisti qualcosa perchè sono
      stato
      condizionato/invogliato.Farai delle valutazioni, no?Chi ti fornisce le informazioni? Anche quella è pubblicità.
      • FDG scrive:
        Re: Affermazione senza alcun fondamento
        - Scritto da: gerry
        Farai delle valutazioni, no?
        Chi ti fornisce le informazioni? Anche quella è
        pubblicità.Scaffale, presentazione e prezzo. Ma anche su questo ci si può esercitare per imparare a scegliere. Badate che scegliere non vuol dire essere necessariamente contro alle leve del marketing, ma semplicemente orientarle rendendole più vicine alle nostre reali esigenze. Forse è questo che bisogna imparare a fare, imparare a capire le nostre reali esigenze.
    • A O scrive:
      Re: Affermazione senza alcun fondamento
      - Scritto da: Alfredo
      Mafe de Baggis ha scritto:

      "Se vivi una vita normale in un paese del Primo
      Mondo non puoi essere impermeabile al
      marketing"

      Perchè?
      Io acquiso beni materiali per necessità e non
      perchè sono stato invogliato o condizionato da
      spot, offerte speciali o prezzi
      allettanti.e invece vuol dire che con te la pubblicità ha funzionato a meraviglia!!!tanto che sei convinto di esserne immune mentre, come dice bene l'autrice dell'articolo, nessuno in un paese del Primo Mondo può essere impermeabile al marketingal più c'è chi riesce a difendersi meglio di altri... ma impermeabile no
      Non leggo volantini pubblicitari, cambio canale
      sugli spot televisivi, ho il blocco pop-up e
      banner installato sul
      browser.quando guidi la macchina e incroci un bel cartellone 6x3 che fai? chiudi gli occhi?quando prendi il caffè al bar e senti la persona a fianco a te che ordina una coca-cola che fai? ti tappi le orecchie?quando guardi il telegiornale e vedi un corteo di auto blu lancia thesis che fai? spegni la tv?
      Il fatto che io non possa comprare altro al di
      fuori di quello che si trova in commercio non
      vuol dire che io acquisti qualcosa perchè sono
      stato
      condizionato/invogliato.ciò che trovi sugli scaffali di un market è di per sè pubblicitàandare in uno store di informatica per comprare un pacco di cd e vedere una fila di gente che compra l'ipod queste cose comunque di invogliano o ti condizionano negli acquisti, che tu lo voglia o no: quell'informazione ti è entrata comunque nella mente e nell'inconscio... e agisce indipendentemente dalla tua volontànon sei immune
  • Paolo P scrive:
    Critiche all'articolo
    L'articolo non convince. Si fonda su dei sofismi e delle sostanziali illogicita', ad esempio usando una definizione di pubblicita' (o marketing) che comprende il prodotto stesso, una definizione tanto generale da far rientrare tra le vittime della pubblicita' anche chi ne e' immune.Personalmente sono uno di quelli che si ritengono immuni dalla pubblicita', in parte perche' non ho piu' la TV e sui giornali salto i riquadri con pubblicita', in parte perche' compro solo quello che mi serve e scelgo usando la mia testa. Non credo comunque che la pubblicita' abbia i poteri magici di controllo del comportamento che sostengono i pubblicitari: il telespettatore medio assiste ogni giorno a decine di spot ad esempi sulle automobili, ma questi spot si neutralizzano tra loro e il tipo continuera' a tenersi la sua auto per anni, e la cambiera' solo quando avra' troppi acciacchi o quando il Governo mettera' fuori legge Euro x, non esce certo di casa decine di volte al giorno per comprare tutte le auto publicizzate. D'altra parte esistono nei negozi, supermercati e discount prodotti non publicizzati, che vendono benissimo da anni, si entra, si guarda, si annusa, si assaggia e se piace si continua a comprare, senza bisogno di pubblicita'. Se si usa una corretta definizione di pubblicita' (spingere a comprare un prodotto di cui non si ha bisogno o diverso da quello che si comprerebbe se non ci si lasciasse influenzare) difendersi dalla pubblicita' e' facile, i trucchi li conoscono orami tutti, come i prodotti meno cari messi negli scaffali in basso, etc, e ci si regola di conseguenza. Dubito infine che certe recenti forme di pubblicita' (non uso la parola marketing) basate su profili del possibile cliente purtroppo non funzionano perche' sono i profili ad essere sbagliati, non ho paura di profili personali, se fossero fatti bene e mi suggerissero dove trovare il piu' vicino possibile e al minor prezzo possibile quello che mi interessa ne sarei felice, il fatto e' che la pubblicita' che mi mandano spinge a comprare roba che non mi serve, il che tra parentesi e' proprio lo scopo della pubblicita'. Paolo
    • picchiatello scrive:
      Re: Critiche all'articolo
      - Scritto da: Paolo P D'altra parte esistono nei
      negozi, supermercati e discount prodotti non
      publicizzati, che vendono benissimo da anni, si
      entra, si guarda, si annusa, si assaggia e se
      piace si continua a comprare, senza bisogno di
      pubblicita'. Tieni conto di una cosa guardare, annusare ed assaggiare fanno parte del marketing, la ricerca e' continua ed implica tutti gli aspetti del prodotto-serzivio.Certo voler vendere "fuffa" tecnologica di base e' piu' difficilte che alimenti.
      Paolo
    • gerry scrive:
      Re: Critiche all'articolo
      - Scritto da: Paolo P
      il telespettatore
      medio assiste ogni giorno a decine di spot ad
      esempi sulle automobili, ma questi spot si
      neutralizzano tra loro e il tipo continuera' a
      tenersi la sua auto per anni, e la cambiera' solo
      quando avra' troppi acciacchi o quando il Governo
      mettera' fuori legge Euro x, non esce certo di
      casa decine di volte al giorno per comprare tutte
      le auto publicizzate. Ma quando la devi cambiare le pubblicità le guardi eccome.Certo che gli spot non servono a chi non ha intenzione di cambiare la macchina, non è che se li vedono tutti automaticamente vuol dire che tutti sono considerati target.Anche l'ammorbidente interessa solo alle casalinghe ma lo vedono tutti.
      Se si usa una corretta definizione
      di pubblicita' E chi ha detto che questa definizione è quella corretta?
      • Paolo P. scrive:
        Re: Critiche all'articolo
        Non condivido il tentativo di mescolare prodotto da vendere e relativa pubblicita', fa solo confusione.Chi lo dice che una definizione e' giusta? Lo dico io. Wikipedia non e' la Bibbia, chiunque puo' riempirla di fesserie, ne hanno trovate gia' molte, io stesso ho trovato un elenco di direttori della CIA che parte dal 1946, mentre la CIA fu fondata nel luglio 1947. Quindi la mia opinione vale quella di chiunque altro, e anche di piu', quando ho ragione.La pubblicita' e' quello che cerca di far comprare qualcosa di piu' e/o di diverso da quello che si comprerebbe (con una scelta razionale) se non ci fosse la pubblicita', dire che adesso mira a far comprare solo quello che interessa e' una barzelletta, quello che interessa lo si compra anche senza esserne spinti da alcuna pubblicita'.Quando si ha fame si va a comprare cibo e viceversa non si compra cibo se non si ha fame qualunque cosa dica la pubblicita', se si ha davvero bisogno di un'automobile non si guarda della pubblicita', ma si apre l'elenco del telefono e si fa il giro delle concessionarie.Se la pubblicita' fosse davvero onnipotente, perche' gli USA non mandano in onda in Iraq qualche spot che convinca i qaedisti a non mettere piu' bombe? Perche' la pubblicita non e' onnipotente.L'unica cosa che i pubblicitari sono bravi a vendere e' la loro pubblicita', facendo credere che sia indispensabile.Se non esistesse pubblicita', la gente comprerebbe ugualmente cibo, case, vestiti e automobili, e non credo che mangino il doppio solo per accontentare i pubblicitari.Paolo
        • gerry scrive:
          Re: Critiche all'articolo
          - Scritto da: Paolo P.
          La pubblicita' e' quello che cerca di far
          comprare qualcosa di piu' e/o di diverso da
          quello che si comprerebbe (con una scelta
          razionale) se non ci fosse la pubblicita', dire
          che adesso mira a far comprare solo quello che
          interessa e' una barzelletta, quello che
          interessa lo si compra anche senza esserne spinti
          da alcuna
          pubblicita'.Ecco la grossa confusione che fate è confondere il marketing con la pubblicità. Marketing != pubblicità.La pubblicità di cui state parlando è l'advertising, il marketing è un'altra cosa.Tu prova a produrre qualcosa e stare seduto ad aspettare, vediamo se a qualcuno viene in mente di comprartelo per ispirazione divina.
    • mafe scrive:
      Re: Critiche all'articolo
      - Scritto da: Paolo P
      L'articolo non convince. Si fonda su dei sofismi
      e delle sostanziali illogicita', ad esempio
      usando una definizione di pubblicita' (o
      marketing) che comprende il prodotto stesso, una
      definizione tanto generale da far rientrare tra
      le vittime della pubblicita' anche chi ne e'
      immune.Il fatto che sembri un sofismo illogico non cambia i fatti: l'elemento centrale del marketing è il prodotto (non è che sia una mia teoria). Non puoi comprare ciò che non è in vendita, puoi comprare solo quello che è in vendita. E' per questo che nessuno di noi può dirsi immune (il che vuol dire semplicemente che serve maggiore consapevolezza, non che siamo fottuti).
    • A O scrive:
      Re: Critiche all'articolo
      - Scritto da: Paolo P
      L'articolo non convince. Si fonda su dei sofismi
      e delle sostanziali illogicita', ad esempio
      usando una definizione di pubblicita' (o
      marketing) che comprende il prodotto stesso, una
      definizione tanto generale da far rientrare tra
      le vittime della pubblicita' anche chi ne e'
      immune.o chi CREDE di essere immune...
      Personalmente sono uno di quelli che si ritengono
      immuni dalla pubblicita', in parte perche' non ho
      piu' la TV e sui giornali salto i riquadri con
      pubblicita', in parte perche' compro solo quello
      che mi serve e scelgo usando la mia testa. Non
      credo comunque che la pubblicita' abbia i poteri
      magici di controllo del comportamento che
      sostengono i pubblicitari: il telespettatore
      medio assiste ogni giorno a decine di spot ad
      esempi sulle automobili, ma questi spot si
      neutralizzano tra loro e il tipo continuera' a
      tenersi la sua auto per anni, e la cambiera' solo
      quando avra' troppi acciacchi o quando il Governo
      mettera' fuori legge Euro x, non esce certo di
      casa decine di volte al giorno per comprare tutte
      le auto publicizzate. D'altra parte esistono nei
      negozi, supermercati e discount prodotti non
      publicizzati, che vendono benissimo da anni, si
      entra, si guarda, si annusa, si assaggia e se
      piace si continua a comprare, senza bisogno di
      pubblicita'. ciò che dici è una tua legittma opinione...peccato che nei FATTI le cose non stiano cosìla pubblicità funziona eccome... e quella che funziona meglio è quella occulta/subliminale, quella che funziona tanto bene da lasciare che il "consumatore" creda di esserne stato immune o di averla evitata
      Se si usa una corretta definizione
      di pubblicita' (spingere a comprare un prodotto
      di cui non si ha bisogno o diverso da quello che
      si comprerebbe se non ci si lasciasse
      influenzare) e chi lo dice che questa definizione è quella corretta?
      difendersi dalla pubblicita' e'
      facile, i trucchi li conoscono orami tutti, credo che stia sbagliando... sono molto pochi quelli che conoscono i trucchie conoscerli non basta!
      come
      i prodotti meno cari messi negli scaffali in
      basso, etc, e ci si regola di conseguenza. Dubito
      infine che certe recenti forme di pubblicita'
      (non uso la parola marketing) basate su profili
      del possibile cliente purtroppo non funzionano
      perche' sono i profili ad essere sbagliati, funzionano, funzionano...
      non
      ho paura di profili personali, male!!! bisognerebbe averne TERRORE invece e combatterli con tutte le forze...la profilazione personale è una vera e propria schedatura, una serissima minaccia alla libertà dell'individuoe già da tempo la stanno usando non solo per la pubblicità commerciale ma anche nella politica e da parte dei governi nel controllo e nella manipolazione delle popolazioni
      se fossero fatti
      bene e mi suggerissero dove trovare il piu'
      vicino possibile e al minor prezzo possibile
      quello che mi interessa ne sarei felice, solo che lo scopo è ben diverso da quello di rendere un servizio al consumatore
      il fatto
      e' che la pubblicita' che mi mandano spinge a
      comprare roba che non mi serve, il che tra
      parentesi e' proprio lo scopo della pubblicita'.appunto

      Paolociaoa
  • Saverio Pielli scrive:
    NoLogo
    Le 4P?pubblicità,prezzo,produzione e ?Alla quinta P non ci credo,perchè il target è la massa e non la persona e non scorgo indici di cambiamento.Comunque io sono un QUASI cretino perchè riesco ad acquistare QUASI tutti prodotti NON pubblicizzati.Devo anche dire che non è poi così difficile,basta essere prevenuti e consapevoli ed organizzarsi di conseguenza,per esempio con gruppi di acquisto.Certo è molto più impegnativo e talvolta anche più costoso,ma volete mettere la soddisfazione di acquistare qualcosa e sapere che non stai pagando lo stipendio a Bonolis e C.?
    • bi biiii scrive:
      Re: NoLogo
      - Scritto da: Saverio Pielli
      Le 4P?
      pubblicità,prezzo,produzione e ?
      Alla quinta P non ci credo,perchè il target è la
      massa e non la persona e non scorgo indici di
      cambiamento.
      Comunque io sono un QUASI cretino perchè riesco
      ad acquistare QUASI tutti prodotti NON
      pubblicizzati.
      Devo anche dire che non è poi così
      difficile,basta essere prevenuti e consapevoli ed
      organizzarsi di
      conseguenza,
      per esempio con gruppi di acquisto.
      Certo è molto più impegnativo e talvolta anche
      più
      costoso,
      ma volete mettere la soddisfazione di acquistare
      qualcosa e sapere che non stai pagando lo
      stipendio a Bonolis e
      C.?Io mi limito a non guardare la TV, buttare via lo spamcartaceo e informarmi su internet ignorando i banner.Ogni tanto parlendo mi sento un alieno ma mi rendoanche conto che ho la testa un po' piu' liberada tante cacchiate.Poi quando m'interessa qualche cosa cerco di interessarmidi mia iniziativa per evitare il piu' possibiledi prendere pacchi. Sul cibo decide il palato. :-)
      • anonimo01 scrive:
        Re: NoLogo

        Io mi limito a non guardare la TV, buttare via lo
        spam
        cartaceo e informarmi su internet ignorando i
        banner.
        Ogni tanto parlendo mi sento un alieno ma mi
        rendo
        anche conto che ho la testa un po' piu' libera
        da tante cacchiate.
        Poi quando m'interessa qualche cosa cerco di
        interessarmi
        di mia iniziativa per evitare il piu' possibile
        di prendere pacchi. Sul cibo decide il palato. :-)quoto.
      • picchiatello scrive:
        Re: NoLogo
        - Scritto da: bi biiii Sul cibo decide il palato. :-)guarda anche le etichette perche' purtroppo il palato e' facilmente "marketizzabile".....
      • Saverio Pielli scrive:
        Re: NoLogo
        Che tu guardi la TV o i banner o meno,non fa nessuna differenza se acquisti merce reclamizzata,perchè paghi comunque il 30% alla pubblicità,che fa grande,tanto per fare nomi,Publitalia e Sipra che controllano il 90% del mercato e sono loro che poi pagano lo stipendio a Bonolis & c.Sono cacchiate?Sono argomentazioni frutto di una mente "prigioniera"?Noi consumatori abbiamo un grande potere,ma singolarmente non spostiamo una virgola.Se però ci organizziamo,in associazioni e/o gruppi di acquisto,qualcosa possiamo fare.Mi piace ricordare che con il mio Gruppo di acquisto ho contribuito a salvare prima e a consolidare poi un'azienda agricola del mantovano,di cui non troverai traccia pubblicitaria ma che è ben presente nel passa parola delle associazioni.Una goccia nel mare della globalizzazione,certo:ma è la mia goccia,perdio!
    • Domokun scrive:
      Re: NoLogo
      Comunque la 4° P è la distribuzione (placement in inglese da cui ovviamente derivano le 4 P)
    • outkid scrive:
      Re: NoLogo
      - Scritto da: Saverio Pielli
      Le 4P?
      pubblicità,prezzo,produzione e ?
      Alla quinta P non ci credo,perchè il target è la
      massa e non la persona e non scorgo indici di
      cambiamento.
      Comunque io sono un QUASI cretino perchè riesco
      ad acquistare QUASI tutti prodotti NON
      pubblicizzati.
      Devo anche dire che non è poi così
      difficile,basta essere prevenuti e consapevoli ed
      organizzarsi di
      conseguenza,
      per esempio con gruppi di acquisto.
      Certo è molto più impegnativo e talvolta anche
      più
      costoso,
      ma volete mettere la soddisfazione di acquistare
      qualcosa e sapere che non stai pagando lo
      stipendio a Bonolis e
      C.?non mi sembra che in italia l'ipod sia sponsorizzato.ne che apple mandi spam nelle mail di chi non lo richiede.ne che costi meno che altrove, anzi.eppure, anche in italia, l'ipod e' il lettore dominante.non ho statistiche alla mano ma fatti un giro insomma.e quindi? e quindi marketing o non marketing, mela o non mela, la qualita' esce fuori, gira la voce. e' la qualita' la miglior pubblicita'. non e' la pubblicita' in tv che rende il mcdonald un posto fighissimo. e' il prodotto che ti vendono dentro spacciato per cibo.la pubblicita' ti condiziona in maniera ridicola. certo, ti permette di far conoscere il prodotto, ma la cosa finisce li. la gente non compra il caffe' lavazza per la bella faccia di bonolis ma perche', quel prezzo, e' equo per cio' che si aspetta dal prodotto.ora definiamo qualita'.. mi sembra il caso.se per te la qualita' e' nelle specifiche tecniche, nella carta della brochure, negli ingredienti mi dispiace, ma non fai testo: non e' avere la miglior farina che ti permettera' di sfornar il miglior pane.se per te invece la qualita' e' il beneficio che un oggetto acquistato ti da, che possa essere l'appagamento della tua vanita' E il reale aspetto funzionale.. benvenuto nel terzo millennio. un'epoca triste, fatta di valore aggiunto, ingegno, estetica ed altre cose non strettamente indispensabili per sopravvivere ma che ci differenziano, nel bene o nel male, dalle altre forme di vita con le quali condividiamo il pianeta.
  • hanfed scrive:
    Ottima scrittura
    Come sempre Mafe. L'articolo è di immediata comprensione a chi vive in rete, ha letto o sta leggendo the long tail e conosce il cluetrain manifesto.Ho notato che cliccando su qualsiasi parola si apre la wikipedia. Ci dev'essere un tag non chiuso da qualche parte.
  • Active12 srl scrive:
    La persona - fondenta del marketing
    L'azienda è fatta di persone, i clienti sono persone, chi applica le teorie di marketing e non solo è o sono delle persone. L'importanza del sapere è dipesa da noi, peccato che talvolta dimentichiamo le emozioni, le sensazioni; certi che le strategie siano alla base di tutto.Sono a favore della 4 P.
  • matt_ud scrive:
    Giusto! Sempre più "Persona"
    Condivido, bell'articolo! Penso che la differenziazione culturale promossa dalle nuove tecnologie, che genera individui più complessi, metterà sempre più le aziende nella condizione di dover cercare un rapporto personale col cliente.
    • outkid scrive:
      Re: Giusto! Sempre più "Persona"
      - Scritto da: matt_ud
      Condivido, bell'articolo! Penso che la
      differenziazione culturale promossa dalle nuove
      tecnologie, che genera individui più complessi,
      metterà sempre più le aziende nella condizione di
      dover cercare un rapporto personale col
      cliente.nel senso che ogni azienda mandera' a casa di ogni cliente un omone che, personalmente, glie lo mettera' in culo? :)
  • francescode lia.it scrive:
    cambiamento dal basso..
    Sono in linea di massima daccordo.. La rete è un mezzo con cui la gente ,perchè è la gente che conta e compra, ha acquisito la capacità di influenzare il mercato.. Sia le aziende che le amministrazioni sono lente a rispondere ma ci provano... Il problema è per loro il come non perdere le proprie abitudini, certezze, gerarchie.. Il problema è il come darsi una bella rinfrescata senza dover ricominciare tutto daccapo..
  • merdabburgh er scrive:
    bah
    Se il marketing è condizionamento, e il prezzo è una delle 4 leve, siccome quando faccio la spesa non posso permettermi di buttare la roba nel carrello ignorando il prezzo, questo significa che il marketing me la sta mettendo nel culo? Mentre per mettergliela nel culo io, dovrei produrmi i beni da solo. Bè ma produrmi i beni da solo è al 90% delle volte SCONVENIENTE. Io ho provato a farmi le uova (partendo dalle galline), a farmi il vino, a farmi i carciofini sott'olio (partendo dall'oliveto e dalla carciofaia), a distillare l'alcol etilico da me. Bè è quasi tutto sconveniente economicamente, anche se ti riempie di soddisfazione. Io sono fortunatissimo, ho 26 anni, uno stipendio fisso, una casa mia e blablabla. Ma una famiglia che ha affitto da pagare e figli da mantenere, forse non si sente condizionata da nulla solo per il fatto di arrangiarsi a sopravvivere.
    • merdabburgh er scrive:
      Re: bah
      PS. Avete presente i peperoncini tondi, ripieni di acciughe e capperi o tonnoprezzemoloaglio, sott'olio?Ecco, l'autoproduzione di quelli è assolutamente economicamente conveniente. Fottete il logo, leggete klein e mangiate solamente quelli. Coltivando le piantine sul balcone ovviamente.
  • Ossimoro scrive:
    Articolo "one size fits all"
    Non ho capito dove vorrebbe andare a parare l'articolista. Quanto esposto non mi dice nulla, o almeno nulla di ciò che non sappia già o nulla di cui potersi giovare. Sembra scritto in modo da dare a ciascun lettore una chiave di lettura diversa , una sorta di "articolo universale" che in buona sostanza nulla dice e nulla fa se non confondere sottilmente il lettore.
    • MandarX scrive:
      Re: Articolo "one size fits all"
      - Scritto da: Ossimoro
      Non ho capito dove vorrebbe andare a parare
      l'articolista. Quanto esposto non mi dice nullaa me sembra un modo di scrivere molto arrogante
      • MandarX scrive:
        Re: Articolo "one size fits all"
        - Scritto da: MandarX
        - Scritto da: Ossimoro

        Non ho capito dove vorrebbe andare a parare

        l'articolista. Quanto esposto non mi dice nulla

        a me sembra un modo di scrivere molto arrogantequello dell'articolista intendo
    • Klaus scrive:
      Re: Articolo "one size fits all"
      - Scritto da: Ossimoro
      Non ho capito dove vorrebbe andare a parare
      l'articolista. Oggi c'e' Internet e c'e' la quinta P.Non e' cosi' difficile :)
  • rockroll scrive:
    Consigli per gli acquisti.
    Consigli per gli acquisti, si, ma visto dalla nostra parte, non da quella dell'autrice o del Di costanzo o del pubblicitario di turno.Rivediamo la sottile malizia di quanto detto: Una classica situazione in cui ci sono persone convinte di essere molto, ma molto più furbe degli altri è quando scegliamo cosa comprare.Avete presente, no? Quelle persone che hanno sempre le idee molto chiare sull'idiozia di chi spende troppo per oggetti inutili, di chi si lascia fregare dall'odiata pubblicità, dalle mode, dall'imitazione di modelli chiaramente fasulli. Quelle persone che odiano qualunque forma di pubblicità e che sono ben liete di informarti estesamente su quanto loro siano di fatto impermeabili a qualunque condizionamento. Quelle persone che quasi sempre ignorano che la pubblicità è solo una delle componenti del marketing e che se sono sensibili - per esempio - a un'offerta speciale stanno cedendo a una delle altre (il prezzo). L'unica vera cosa di cui hanno paura gli addetti al marleting ed alla pubblicità, più delle stese aziende produttrici, sono gli atteggiamenti dei consumatori "che hanno sempre le idee chiare", perfettamente descritti e molto subdolamente fatti passare per fessi nelle righe che ho riportato in corsivo.Ebbene, alla faccia di chi vuole farmi passare per fesso, io mi ritrovo perfettamente in quella categoria di persone suddetta, e dopo decine di anni di vita da consumatore cosciente posso dire sicuramente di aver risparmiato un sacco di soldi, altrettanto sicuramente di non essermi privato di alcun prodotto per me utile o anche solo desiderabile, e di non essermi praticamente mai accontentato di qualità inferiori alla media o alle aspettative...Chi sa se la nostra autrice ha mai capito quanto ormai sia basilare il rapposto Prezzo/Prestazione, più ancora del rapporto Prezzo/Qualità, piuttosto che il condizionamento pubblicitario?E chi sa se tiene presente che molti di noi ormai (come il sottoscritto) sono membri di associazioni consumatori varie o per lo meno interessati consultatori delle loro indagini?Ormai il consumatore si sta evolvendo, e la pubblicità non lo può più trattare da UTONTO: una volta eravamo succubi della pubblicità sparata, poi abbiamo incominciato a considerare il rapporto costo/qualità_millantata, poi abbiamo incominciato a capire cosa era millantato e cosa veritiero, quindi incominciamo a capire il valore del rapporto costo/beneficio_ricavato... E questo è progresso!Vi sarete sicuramente accorti di tecniche di marketing che vi fanno costare una printer più relative cartucce abbastanza meno del costo delle sole cartucce (magari ridicolmente esposte a fianco), o di LCD combo Monitor + TV 1280x1024 o 1280x756 di costo addirittura dimezzato rispetto all'equivalente solo banale TV SD tipo 640x480... Avrete sicuramente pensato che con poche decine di euro ne avete d'avanzo di un orologio da polso con datario ed altro, impermeabile, anche bello, che vi dura tutta la vita, alla faccia dei Rolex e simili! Lo sapete benissimo che con 30 euro di orologio non vi state privando concretamente proprio di nulla! Dopo aver provato qualche prodotto acquistato in qualche Discount, ed aver scelto quelli che ritenete più convenienti in rapporto al beneficio ricavato, vi sarete certamente resi conto che in negozzi più "borghesi" avreste speso molto ma molto di più per una qualità a volte per non dire spesso inferiore...Come vedete manco lontanamente considero l'idea che ci possa essere una pubblicità, che oltretutto inevitabilmente ricadrebbe sul prezzo del prodotto reclamizzato. La pubblicità, ma in questo caso è più che altro informazione, serve unicamente per farci conoscere le superofferte da prendere al volo finchè durano..., quelle che tanto dispiacciono all'autrice se viste solo dal consumatore attento, perchè orientate a quello sprovveduto che recatosi sul posto non in immediato trova il prodotto esaurito e finisce per acquistare tutt'altro...Come vedete spingo molto invece sull'atteggiamento da tenere in caso di acquisto, e sulla filosofia dello stesso, invitandovi ancora una volta a tenere sempre presente come basilare considerazione il famoso rapporto Costo/Beneficio_ricavabile ...Bye - rockroll
    • TdQ scrive:
      Re: Consigli per gli acquisti.
      Quoto tutto.Seguo da tempo, con naturalezza, questo atteggiamento verso gli acquisti.Aggiungo che ogni acquisto o "non acquisto" che decidiamo di fare vale più, mooolto più di un voto politico.Scegliere cosa, dove, quando, quanto pagare e se aquistare o meno un oggetto/servizio influisce direttamente, concretamente ed immediatamente sulla società intera.Fatevi forti di questo potere ed utilizzatelo nel modo migliore.Prima di tutto per non riempirvi la casa e la vita di puttanate ed inoltre, contemporaneamente, per dare una spintarella, ogni giorno, nella giusta direzione.E' importante diffondere questo atteggiamento e, ancor di più far sapere all'azienda/venditore/amministratore il perchè NON abbiamo acquistato il loro prodotto e perchè lo sconsiglieremo a tutti i nostri amici/parenti/conoscenti amplifica e concretizza questo potere.Un potere che ognuno di noi ha, in ogni momento.Il fatto che spendano milioni di euro per cercare di influenzare la nostra capacità di scegliere è la dimostrazione inconfutabile di quanto temano l'esercizio di questo potere.Buona giornata e... buoni acquisti! @^
      • asd! scrive:
        Re: Consigli per gli acquisti.
        - Scritto da: TdQ
        Quoto tutto.
        Seguo da tempo, con naturalezza, questo
        atteggiamento verso gli
        acquisti.
        Aggiungo che ogni acquisto o "non acquisto" che
        decidiamo di fare vale più, mooolto più di un
        voto
        politico.
        Scegliere cosa, dove, quando, quanto pagare e se
        aquistare o meno un oggetto/servizio influisce
        direttamente, concretamente ed immediatamente
        sulla società
        intera.
        Fatevi forti di questo potere ed utilizzatelo nel
        modo
        migliore.
        Prima di tutto per non riempirvi la casa e la
        vita di puttanate ed inoltre, contemporaneamente,
        per dare una spintarella, ogni giorno, nella
        giusta
        direzione.
        E' importante diffondere questo atteggiamento e,
        ancor di più far sapere
        all'azienda/venditore/amministratore il perchè
        NON abbiamo acquistato il loro prodotto e perchè
        lo sconsiglieremo a tutti i nostri
        amici/parenti/conoscenti amplifica e concretizza
        questo
        potere.
        Un potere che ognuno di noi ha, in ogni momento.
        Il fatto che spendano milioni di euro per cercare
        di influenzare la nostra capacità di scegliere è
        la dimostrazione inconfutabile di quanto temano
        l'esercizio di questo
        potere.

        Buona giornata e... buoni acquisti! @^QUOTO!
    • The Punisher scrive:
      Re: Consigli per gli acquisti.

      Ormai il consumatore si sta evolvendo, e la
      pubblicità non lo può più trattare da UTONTO: una
      volta eravamo succubi della pubblicità sparata,
      poi abbiamo incominciato a considerare il
      rapporto costo/qualità_millantata, poi abbiamo
      incominciato a capire cosa era millantato e cosa
      veritiero, quindi incominciamo a capire il valore
      del rapporto costo/beneficio_ricavato... E questo
      è progresso!No.Questa è fantascienza.Se così fosse, aziende come Apple, BMW, Nike o Sony sarebbero chiuse da un bel po'.Compreremo sempre e solo il prodotto che ci fa ritenere (consciamente o meno) di essere più figo , anche la superofferta del discount, se questa è la foggia della pavonesca ruota che abbiamo scelto di esibire.;-)Consumatore, paga et labora!
      • gerry scrive:
        Re: Consigli per gli acquisti.
        - Scritto da: The Punisher
        Compreremo sempre e solo il prodotto che ci fa
        ritenere (consciamente o meno) di essere più
        figo Che piaccia o no, anche questo è un valore aggiunto.Non per tutti, ma lo è.
        • rotfl scrive:
          Re: Consigli per gli acquisti.
          - Scritto da: gerry
          - Scritto da: The Punisher


          Compreremo sempre e solo il prodotto che ci fa

          ritenere (consciamente o meno) di essere più

          figo

          Che piaccia o no, anche questo è un valore
          aggiunto.
          Non per tutti, ma lo è.Bah. Uno che compra Nike o Sony io lo considero semplicemente l'opposto di figo. Mi fa quasi pena. Entrambe le ditte fanno prodotti semplicemente SCADENTI. Su BMW e Apple non mi pronuncio. Le BMW mi piacciono esteticamente ma non spenderei mai 40 mila euro o piu' per una macchina, Apple non fa per me perche' preferisco altri sistemi operativi Unix-based.
          • gerry scrive:
            Re: Consigli per gli acquisti.
            - Scritto da: rotfl
            Bah. Uno che compra Nike o Sony io lo considero
            semplicemente l'opposto di figo. Mi fa quasi
            pena. Entrambe le ditte fanno prodotti
            semplicemente SCADENTI. Per carità, manco io comprerei questi prodotti solo per la marca.Però bisogna ammettere che noi non siamo che una parte del mercato, ed effettivamente c'è un sacco di gente che compra per la marca.Ora, questo non è ne illegale ne considerato immorale dai più. Basta vedere come sono osannati i nostri stilisti.Ma non solo dal mondo della moda, che in fondo si sono autocreati, ma anche dal resto: gli industriali li osannano, i politci li additano a esempio.Secondo me pensare che questo "modello di business" sparisca è utopico, ci sarà sempre gente che compra per la marca. Anche se a te fanno pena.Tornando all'articolo, quello che secondo me voleva dire l'articolista è che comunque il mondo del marketing si sta lentamente accorgendo di noi.Sta realizzando che noi non siamo lì per la marca e che non ci può trattare come gli altri perchè non siamo "stupidi" come loro. Noi vogliamo altre cose.E comunque sia anche questo fa parte del marketing, anche se non ha la forma tradizionale che conosciamo.
          • Pinco scrive:
            Re: Consigli per gli acquisti.
            - Scritto da: gerry
            - Scritto da: rotfl
            Tornando all'articolo, quello che secondo me
            voleva dire l'articolista è che comunque il mondo
            del marketing si sta lentamente accorgendo di noi.
            Sta realizzando che noi non siamo lì per la marca
            e che non ci può trattare come gli altri perchè
            non siamo "stupidi" come loro. Noi vogliamo altre
            cose.
            E comunque sia anche questo fa parte del
            marketing, anche se non ha la forma tradizionale
            che conosciamo.Hai ragione, ed è questo che fa più paura... si stanno attrezzando per noi. Caccia aperta?
        • outkid scrive:
          Re: Consigli per gli acquisti.
          - Scritto da: gerry
          - Scritto da: The Punisher


          Compreremo sempre e solo il prodotto che ci fa

          ritenere (consciamente o meno) di essere più

          figo

          Che piaccia o no, anche questo è un valore
          aggiunto.
          Non per tutti, ma lo è.il bello piace a tutti. e' un valore aggiunto, sono d'accordo, e non vedo perche', chi se lo puo' permettere, anche a caro prezzo, debba privarsene.non ci si può limitare a soddisfare i propri bisogni primari: non siamo bestie, e' la natura umana.
          • rockroll scrive:
            Re: Consigli per gli acquisti.
            - Scritto da: outkid
            - Scritto da: gerry

            - Scritto da: The Punisher




            Compreremo sempre e solo il prodotto che ci fa


            ritenere (consciamente o meno) di essere
            più


            figo



            Che piaccia o no, anche questo è un valore

            aggiunto.

            Non per tutti, ma lo è.

            il bello piace a tutti. e' un valore aggiunto,
            sono d'accordo, e non vedo perche', chi se lo
            puo' permettere, anche a caro prezzo, debba
            privarsene.
            non ci si può limitare a soddisfare i propri
            bisogni primari: non siamo bestie, e' la natura
            umana.Purtroppo è quello che ti convincono che sia bello che tende a piacere, non a tutti, per fortuna, ma alla moltitudine meno evoluta purtroppo si.Per carità, ognuno e libero di fare acquisti come meglio crede, peccato però che scegliendo inconsapevolmente, ovvero consapevolmente cercando il "meglio" o millantato tale, fa levitare il prezzo di alcuni articoli, che tale vantaggio non lo meritano a fatto, sopratutto a discapito di altri articoli concorrenti altrettanto valido e "belli" ma meno blasonati perchè venduti con politica più corretta e più favorevole al consumatore.
          • outkid scrive:
            Re: Consigli per gli acquisti.
            - Scritto da: rockroll
            - Scritto da: outkid

            - Scritto da: gerry


            - Scritto da: The Punisher






            Compreremo sempre e solo il prodotto che ci
            fa



            ritenere (consciamente o meno) di essere

            più



            figo





            Che piaccia o no, anche questo è un valore


            aggiunto.


            Non per tutti, ma lo è.



            il bello piace a tutti. e' un valore aggiunto,

            sono d'accordo, e non vedo perche', chi se lo

            puo' permettere, anche a caro prezzo, debba

            privarsene.

            non ci si può limitare a soddisfare i propri

            bisogni primari: non siamo bestie, e' la natura

            umana.

            Purtroppo è quello che ti convincono che sia
            bello che tende a piacere, non a tutti, per
            fortuna, ma alla moltitudine meno evoluta
            purtroppo
            si.
            Per carità, ognuno e libero di fare acquisti come
            meglio crede, peccato però che scegliendo
            inconsapevolmente, ovvero consapevolmente
            cercando il "meglio" o millantato tale, fa
            levitare il prezzo di alcuni articoli, che tale
            vantaggio non lo meritano a fatto, sopratutto a
            discapito di altri articoli concorrenti
            altrettanto valido e "belli" ma meno blasonati
            perchè venduti con politica più corretta e più
            favorevole al
            consumatore.tua madre sara' meno evoluta.. se sei un poveraccio non puoi pretendere che lo sian anche gli altri. vattene a cuba dove giran in127 o qualcosa di quel calibro.
          • rockroll scrive:
            Re: Consigli per gli acquisti.
            - Scritto da: outkid
            - Scritto da: rockroll

            - Scritto da: outkid


            - Scritto da: gerry



            - Scritto da: The Punisher








            Compreremo sempre e solo il prodotto che
            ci

            fa




            ritenere (consciamente o meno) di
            essere


            più




            figo







            Che piaccia o no, anche questo è un valore



            aggiunto.



            Non per tutti, ma lo è.





            il bello piace a tutti. e' un valore aggiunto,


            sono d'accordo, e non vedo perche', chi se lo


            puo' permettere, anche a caro prezzo, debba


            privarsene.


            non ci si può limitare a soddisfare i propri


            bisogni primari: non siamo bestie, e' la
            natura


            umana.



            Purtroppo è quello che ti convincono che sia

            bello che tende a piacere, non a tutti, per

            fortuna, ma alla moltitudine meno evoluta

            purtroppo

            si.

            Per carità, ognuno e libero di fare acquisti
            come

            meglio crede, peccato però che scegliendo

            inconsapevolmente, ovvero consapevolmente

            cercando il "meglio" o millantato tale, fa

            levitare il prezzo di alcuni articoli, che tale

            vantaggio non lo meritano a fatto, sopratutto a

            discapito di altri articoli concorrenti

            altrettanto valido e "belli" ma meno blasonati

            perchè venduti con politica più corretta e più

            favorevole al

            consumatore.

            tua madre sara' meno evoluta.. se sei un
            poveraccio non puoi pretendere che lo sian anche
            gli altri. vattene a cuba dove giran in127 o
            qualcosa di quel
            calibro.Fortunatamente non sono un "poveraccio", ma non sono neanche un fessacchiotto viziato e spendaccione, ed a Cuba anzi S. Domingo ci voglio proprio andare a godermi la pensione, a divertirmi e non certo a fare il pezzente... Se tu sei un "riccaccio", sciupa pure i tuoi soldi come meglio credi, il danno lo fai a te stesso.E tanto per risponderti, se tu fossi più evoluto di quel che potrebbe essere mia madre (che non c'è più da un pezzo, e che non avresti dovuto tirare in ballo), avresti capito da un pezzo che non ci sono differenze significative tra andare in 127 piuttosto che in grande punto o altra auto recente, mentre ce ne sono tantissime tra andare in 127 e non possedere mezzo di trasporto privato, come ti accadrebbe prorio se andassi nella tua Cuba...
    • outkid scrive:
      Re: Consigli per gli acquisti.
      giusto! a morte i borghesi!tanto dobbiamo comunque morire e, nell'attesa, cio' di cui abbiamo bisogno e' solo mangiare, come divertimento scopare.chi ha bisogno di tutto questo progresso!!!w i discount, l'economia di sussistenza e le ragazze coi peli sotto le ascelle!!!
    • mafe scrive:
      Re: Consigli per gli acquisti.
      - Scritto da: rockroll
      L'unica vera cosa di cui hanno paura gli addetti
      al marleting ed alla pubblicità, più delle stese
      aziende produttrici, sono gli atteggiamenti dei
      consumatori "che hanno sempre le idee chiare",
      perfettamente descritti e molto subdolamente
      fatti passare per fessi nelle righe che ho
      riportato in
      corsivo.Hai assolutamente ragione, le azienda hanno paura di chi ragiona e compra solo quello di cui hai bisogno: il motivo per cui ho ironizzato su alcuni atteggiamenti è che molto spesso le persone più convinte di non lasciarsi fregare poi sono quelle che abboccano alle manipolazioni più sottili (la pubblicità quantomeno è palese). Certo che i consumatori consapevoli e informati esistono, ma comunque i prodotti che comprano (che compri) sono stati progettati, realizzati e commercializzati sempre e comunque secondo una strategia di marketing, che quindi non sempre è a detrimento del cliente finale. Prezzo/prestazione? e' stato pensato dal marketing.L'orologio da 30 euro? Idem.I discount? idem?Tu non sei sensibile al brand e al lusso e al comfort dell'esperienza, ma alla soddisfazione di un bisogno primario: non rispondi alla P di pubblicità, ma alla P di prezzo. Sempre marketing è ;-)I consumatori pensanti sono l'unica speranza che abbiamo di avere prodotti e servizi migliori, che per uno può essere un Rolex, per l'altro un qualsiacosa che segni l'ora, l'importante è non farsi fregare.
      • rockroll scrive:
        Re: Consigli per gli acquisti.
        - Scritto da: mafe
        - Scritto da: rockroll


        L'unica vera cosa di cui hanno paura gli addetti

        al marleting ed alla pubblicità, più delle stese

        aziende produttrici, sono gli atteggiamenti dei

        consumatori "che hanno sempre le idee chiare",

        perfettamente descritti e molto subdolamente

        fatti passare per fessi nelle righe che ho

        riportato in

        corsivo.

        Hai assolutamente ragione, le azienda hanno paura
        di chi ragiona e compra solo quello di cui hai
        bisogno: il motivo per cui ho ironizzato su
        alcuni atteggiamenti è che molto spesso le
        persone più convinte di non lasciarsi fregare poi
        sono quelle che abboccano alle manipolazioni più
        sottili (la pubblicità quantomeno è palese).


        Certo che i consumatori consapevoli e informati
        esistono, ma comunque i prodotti che comprano
        (che compri) sono stati progettati, realizzati e
        commercializzati sempre e comunque secondo una
        strategia di marketing, che quindi non sempre è a
        detrimento del cliente finale.


        Prezzo/prestazione? e' stato pensato dal
        marketing.
        L'orologio da 30 euro? Idem.
        I discount? idem?

        Tu non sei sensibile al brand e al lusso e al
        comfort dell'esperienza, ma alla soddisfazione di
        un bisogno primario: non rispondi alla P di
        pubblicità, ma alla P di prezzo. Sempre marketing
        è
        ;-)

        I consumatori pensanti sono l'unica speranza che
        abbiamo di avere prodotti e servizi migliori, che
        per uno può essere un Rolex, per l'altro un
        qualsiacosa che segni l'ora, l'importante è non
        farsi
        fregare.Sono sensibile al rapporto P/B dove P è prezzo e B il beneficio ricavato. Più è basso il valore della frazione è più è ottimizzato il tipo di acquisto.Ovviamente il beneficio ricavato può riguardare anche un oggetto che per te ha molto più valore che per un altro, per cui il tuo beneficio ricavato scegliendo in questo caso un qualcosa che ad altri appariribbe un lusso, per te può essere tale da rendere ottimo tale acquisto, sempre a patto che tu abbia minimizzato il P di prezzo scegliendo tra articoli praticamente uguali (ed in questo caso molto spesso la differenza è unicamente il "Brand", il nome reclamizzato, la marca blasonata, cosa che non ti darà mai un reale beneficio rispetto ad altro prodotto equivalente).
        • mafe scrive:
          Re: Consigli per gli acquisti.


          I consumatori pensanti sono l'unica speranza che

          abbiamo di avere prodotti e servizi migliori,
          che

          per uno può essere un Rolex, per l'altro un

          qualsiacosa che segni l'ora, l'importante è non

          farsi

          fregare.

          Sono sensibile al rapporto P/B dove P è prezzo e
          B il beneficio ricavato. Più è basso il valore
          della frazione è più è ottimizzato il tipo di
          acquisto.
          Ovviamente il beneficio ricavato può riguardare
          anche un oggetto che per te ha molto più valore
          che per un altro, per cui il tuo beneficio
          ricavato scegliendo in questo caso un qualcosa
          che ad altri appariribbe un lusso, per te può
          essere tale da rendere ottimo tale acquisto,
          sempre a patto che tu abbia minimizzato il P di
          prezzo scegliendo tra articoli praticamente
          uguali (ed in questo caso molto spesso la
          differenza è unicamente il "Brand", il nome
          reclamizzato, la marca blasonata, cosa che non ti
          darà mai un reale beneficio rispetto ad
          altro prodotto
          equivalente).Più che reale, direi concreto: un orologio deve segnare l'ora, un cappotto coprirti dal freddo, un cibo sfamarti. Per me la discriminante è la consapevolezza: posso anche lasciarmi sedurre dal Brand senza essere un cretino, se so da cosa mi sto lasciando sedurre.Il design, l'estetica, ma anche il valore nel tempo (un Rolex lo rivendi): sono tutte componenti di marketing che possono indurre a una scelta altrettanto consapevole di quella che ti porta a preferire un orologio da 30 euro. O no?
          • rockroll scrive:
            Re: Consigli per gli acquisti.
            - Scritto da: mafe


            I consumatori pensanti sono l'unica speranza
            che


            abbiamo di avere prodotti e servizi migliori,

            che


            per uno può essere un Rolex, per l'altro un


            qualsiacosa che segni l'ora, l'importante è
            non


            farsi


            fregare.



            Sono sensibile al rapporto P/B dove P è prezzo e

            B il beneficio ricavato. Più è basso il valore

            della frazione è più è ottimizzato il tipo di

            acquisto.

            Ovviamente il beneficio ricavato può riguardare

            anche un oggetto che per te ha molto più valore

            che per un altro, per cui il tuo beneficio

            ricavato scegliendo in questo caso un qualcosa

            che ad altri appariribbe un lusso, per te può

            essere tale da rendere ottimo tale acquisto,

            sempre a patto che tu abbia minimizzato il P di

            prezzo scegliendo tra articoli praticamente

            uguali (ed in questo caso molto spesso la

            differenza è unicamente il "Brand", il nome

            reclamizzato, la marca blasonata, cosa che non
            ti

            darà mai un reale beneficio rispetto ad

            altro prodotto

            equivalente).

            Più che reale, direi concreto: un orologio deve
            segnare l'ora, un cappotto coprirti dal freddo,
            un cibo sfamarti. Per me la discriminante è la
            consapevolezza: posso anche lasciarmi sedurre dal
            Brand senza essere un cretino, se so da cosa mi
            sto lasciando
            sedurre.

            Il design, l'estetica, ma anche il valore nel
            tempo (un Rolex lo rivendi): sono tutte
            componenti di marketing che possono indurre a una
            scelta altrettanto consapevole di quella che ti
            porta a preferire un orologio da 30 euro. O
            no?Posso concordare con te, se davvero le tue scelte sono libere e non condizionate dal marketing e dalla pubblicità.Ripeto, se una cosa per te ha valore, e la soddisfazione che ti dà vale il prezzo magari gonfiato dalle politiche di marketing, certo, è una scelta per te valida perchè il beneficio che ne ottieni vale per te più che per un altro il prezzo applicato. Ma questo lo posso capire per oggetti di cui sei appassionato, di cui hai proprio l'hobby o il culto, ma non posso capirlo se questo culto del "più costoso" lo estendi a tutti i tipi di acquisti, perchè allora non sei tu che scegli ma il marleting che ti ha convinto che se spendi di più sei più "figo".Tieni comunque presente che se spendi di più di una cosa sei certissimo: di aver speso di più!Mi facevi l'esempio del Rolex d'oro, che potresti comprare per il design, l'estetica, e per il valore nel tempo: beh ci sono imitazioni perfette che hanno identico design, estetica e funzione , e costano un decimo a dir tanto; quanto al valore nel tempo, è la caratteristica di beni che non compri perchè ti piacciono e per l'uso che ne puoi fare, ma per investimento (come i BOT o altro investimento in borsa o in merceologia soggetta a rivalutazione). Ti capirei però se tu fossi da una vita impallinato per il Rolex, e per te il fatto che sia originale contasse come la massima delle tue soddisfazioni, e tu proprio volessi, prima di morire, toglierti questo capriccio (lo stesso termine di comunissimo uso che ti ho messo in grassetto dovrebbe farti riflettere, e non è certo un termine che ho inventato io per definire questo tipo di acquisto).Certo che se poi frequenti ragazze che se non hai il Rolex originale non te la concedono...
          • mafe scrive:
            Re: Consigli per gli acquisti.
            - Scritto da: rockroll
            - Scritto da: mafe
            Posso concordare con te, se davvero le tue scelte
            sono libere e non condizionate dal marketing e
            dalla
            pubblicità.E come fai a esserne certo? :-)Lo ripeto perché è il punto centrale: il marketing agisce su 4 fronti, il prodotto, il prezzo, la pubblicità e la distribuzione. Come fai a sapere se sei o non sei inconsciamente condizionato da una di queste variabili quando scegli cosa comprare?
          • rockroll scrive:
            Re: Consigli per gli acquisti.
            - Scritto da: mafe
            - Scritto da: rockroll

            - Scritto da: mafe



            Posso concordare con te, se davvero le tue
            scelte

            sono libere e non condizionate dal marketing e

            dalla

            pubblicità.

            E come fai a esserne certo? :-)

            Lo ripeto perché è il punto centrale: il
            marketing agisce su 4 fronti, il prodotto, il
            prezzo, la pubblicità e la distribuzione. Come
            fai a sapere se sei o non sei inconsciamente
            condizionato da una di queste variabili quando
            scegli cosa
            comprare?Nel mio caso ne sono certo perchè fa parte di un inossidabile convincimento mio, dei miei genitori "buon'anima", dei miei nonni e dei miei avi ...Scherzi a parte, e da sempre che la penso così, fin da quando ero "vergine" (di pubblicità intendo, ma i tempi tendono a coincidere). E comunque me ne rendo conto in base a quel che ottengo rapportato a quel che spendo: potrei anche essere plagiato senza averne coscienza, ma il risultato ti assicuro che mi sta bene così.Bye
          • mafe scrive:
            Re: Consigli per gli acquisti.
            - Scritto da: rockroll
            - Scritto da: mafe

            - Scritto da: rockroll


            - Scritto da: mafe
            E comunque me ne rendo conto in base a quel che
            ottengo rapportato a quel che spendo: potrei
            anche essere plagiato senza averne coscienza, ma
            il risultato ti assicuro che mi sta bene
            così.Grande: è esattamente questo il "marketing buono" di cui sto parlando con Marlenus qui nei commenti. Quando reagisci a una suggestione del marketing e sei soddisfatto, il sistema si arricchisce e tutti sono felici.
          • rockroll scrive:
            Re: Consigli per gli acquisti.
            - Scritto da: mafe
            - Scritto da: rockroll

            - Scritto da: mafe


            - Scritto da: rockroll



            - Scritto da: mafe


            E comunque me ne rendo conto in base a quel che

            ottengo rapportato a quel che spendo: potrei

            anche essere plagiato senza averne coscienza, ma

            il risultato ti assicuro che mi sta bene

            così.

            Grande: è esattamente questo il "marketing buono"
            di cui sto parlando con Marlenus qui nei
            commenti. Quando reagisci a una suggestione del
            marketing e sei soddisfatto, il sistema si
            arricchisce e tutti sono
            felici.Non so più cosa dirti per convincerti che il Markting, buono o cattivo, non ha inflenza su di me.Ma come puoi pensare che le pressioni ed i condizionamenti che vorrebbero farmi spendere soldi a loro piacimento possano influenzarmi, quando ti dico che ne ho d'avanzo 7 volte di un'Opel Calibra dodicenne perfetta che tutti mi invidiano (1800 euro, a gpl), di un PC Athlon 64 3800+ assemblato (240 euro base più un sacco di aggiunte scelte a costo minimo) + altri due di pari livello di cui uno portatile pagati 4 soldi, di tutto il software libero e contenuti multimediali liberamente scaricabile senza spendere una lira, di almeno dieci paia di jeans da 5 max 10 euro l'uno (e sono bellissimi come quelli di una volta, non le solite bracozze da ragazzotti nostrani, bancarelle cinesi), idem per giubbotti e giacche a vento, maglioni, scarpe anzi stivaletti texani..., di tre orologi quarzo subacqui con varie funzioni, praticamente eterni, di 40 euro di media, di DVB-T DVB-S, TV CRT ed LCD (Combo Monitor), lettori DVD combo VCR HF, impianti stereo ecc. ecc. per un totale di 800 euro manco, senza rinunciare ad alcunchè a parte L'assurda High Definition, lungi da me finchè i contenuti saranno a pagamento, visto anche che il mio Monitor TV è in definitiva in grado di farmi vedere contenuti in HD senza problemi...E potrei continuare per ore dimostrandoti di non aver rinunciato proprio a nulla, andando ben oltre i beni primari (e non facendo il pezzente a Cuba come qualcuno mi vorrebbe consigliare), togliendomi tutti gli sfizi e non in singola ma in multipla copia, sicuro di aver speso per tutte le mie scelte molto ma molto meno di quel che spenderebbe un ragazzotto viziato per acquistare parte di quello che ho in singola copia...La Pubblicità? Il Marketing? Ma che roba sono? Non li conosco.Bye - rockroll i Bdi yuyyo quel che normalmente 50 ) di prezzo base cocon =8, 15enee opma cosa
  • Guy debord scrive:
    guy
    Ci sei arrivato un po tardi è dal 55 che ci si pone il probelma della socièta come spettacolo: intesa come accumolo di merce che si sostituisce alla visione reale della realtà, come strumento mistificatore della capacità di creasi autonomamente un habitat sociologico!!!! Questo si è perso perche l'immagine si è sostituita alla cosa l'ho sempre reputato un problema grave ora viene agli occhi ai piu!
  • Guy debord scrive:
    Guy
    C'è chi l'aveva gia visto realmente come problema! senza che si facciano doppie autoconsiderazoni sulla morte che ci governa e sull'impossibilità di disfarcene!!!!
  • Cavallo GolOso scrive:
    Mafe, chi era costei?
    Mi ricordo di questo nome. Se me ne ricordo vuol dire che ha già scritto qui su PI e per qualche motivo mi è rimasta molto impressa. Cosa avrà già scritto? E perché mi era rimasto impresso il nome? Mi avrà fatto incazzare o solo ragionare? oppure avrà detto qualcosa di eccezionale? Di sicuro il suo Brand/Logo mi sono rimasti impressi da prima di questo articolo.Ora però, leggendo l'articolo mi dico: l'articolo stesso è un abile "trucco" :)La leva è l'orgoglio. Dare dei cretini (e affrettandosi forse a chiarire chenomaiepoimai sonostatofrainteso ) a tutti coloro che approfondiscono fa arrivare almeno in fondo all'articolo tutti quelli che cercano di non sentirsi cretini, che non accettano un "questo è fico, compralo, fidati" e nulla più.Ora, ad esempio, se uno si fa un mazzo così per sapere cosa compra, senza ascoltare la pubblicità, ma legge riviste, legge recensioni, analisi comparative e magari riviste curate da associazioni dei consumatori (non sempre approfondiscono tantissimo, ma almeno le grosse sole te le evitano) non so se possa essere considerato "il peggior cretino" e così via. Tutte riviste prezzolate? Tutti i consumatori poco informati? Tutti i siti con persone incompetenti? Beh, poco importa allora: sono come me!L'articolo (forse andava, appunto, approfondito seguendo i link) non cita nulla. Da solo un po' a tutti dei cretini. Lascia tra l'altro ben intendere che nel "noi" della frase iniziale lei non c'entra proprio niente, anzi, è proprio tra coloro che sanno di non sapere .Fino ad ora in giro continuo a vedere slogan, slogan, slogan e tante tantissime fregature, dall'esterno. Dall'interno ho potuto misurarmi personalmente con quelle carogne che organizzano i trucchetti del marketing (che nell'attenzione alla persona trattano il cliente come "la massa di coglioni" - testuale, e devo dire che se si son lasciati fregare, devo dar amaramente ragione a quel filibustiere), con altri che organizzano le produzioni e di tutto quello che viene descritto qui, ahimé, non c'è traccia.Che la mia (attuale, magari poi cambia) acrimonia sia nientepopodimenoché invidia ? Si, invidia, perché intravedo un mondo possibile ma a me ignoto. Quello tappezzato di aziende che davvero si comportano così, perché, illuminate dalla quinta "P", si sono rese conto che vendere ottimi prodotti e servire davvero il cliente è la strada giusta. E non che la strada sia cercare di fregare il fisco con i trucchi, non di vendere il made in italy che non è , non cercare di chiamare "valore aggiunto" qualcosa che non lo è, non sudaare perché quando finalmente devono dire cosa vendono non sanno cosa inventarsi perché, a ben guardare, per definire quella roba serve quasi sempre una sola parola e al massimo un aggettivo per dire il colore (avendo speso tutto in risparmio e nulla in innovazione), non gente che ti impala con un contratto in cui tu contraente non hai voce in capitolo, non gente che scrive ancora e sempre in piccolo come ti sta fregando, non che quando fa comodo non si risponde nulla... ecc. Non, insomma, un triste mondo fatto di meschinerie ripetute tanto da diventare grandiosi mucchi.Le finte pubblicità di Greg e Lillo (trasmissione radiofonica 6-1-0 ore 17 rai radio 2, ma anche in TV) si prendono gioco nel modo più adeguato di quel linguaggio di marketing che non dice niente, lo dice velocemente e sempre creando il desiderio verso qualcosa di assurdo: è uno scherzo ma centra il bersaglio.Il marketing di cui ci parla l'autrice mi piacerebbe, ma tanta gente che vede le cose da dentro, dalla parte di chi produce (ed è quindi cliente del marketing, ma che FA quello che il marketing deve solo cercare di vendere e che spesso ha i cordoni della borsa), ha visto tante brutte cosette (forse solo quelle, ma sempre le stesse in tanti posti tutti diversi) ed è forse per questo più scettico. Oggi spesso sono piccolissimi produttori a potersi fregiare di una vera politica della qualità e all'interno di questa, dell'attenzione alla persona, che ne è una diretta conseguenza o forse sta semplicemente sullo stesso piano.Guardate i banner che vi circondano: sono come dice l'articolo? Guardate quelli su qualsiasi sito: lo sono? Se cliccate vi portano in posti con la quinta P? E alla radio? E alla TV (compresi i nuovi bannerini, brr!) ? E al cinema? Nei giornali, nei manifesti in giro? Nei manuali o nelle brochure che accompagnano gli stessi prodotti notate un calo o un aumento di informazione utile ?Ricordate su queste stesse pagine gli approfondimenti dei lettori sulla diatriba riguardante il mirino delle fotocamere digitali tra reflex e live-view? Se qualcuno lo ricorda allora avrà ben presente che pare non esista una ditta che abbia fatto chiarezza vera sull'argomento, altrimenti sarebbero bastati due link per dirimere la questione. Utenti di PI poco informati oppure ditte che nascondono, non dicono o usano altri generi di seduzioni, che non sono quelle dei contenuti e quindi della "verità" pura?Comunque Mafe, obiettivo raggiunto ;-)Anche questa volta il richiamo ha sortito un effetto: di nuovo mi ricorderò questo nome a lungo :)Magari seguo quei link che è meglio, eh? ;)
    • nattu_panno_dam scrive:
      Re: Mafe, chi era costei?
      Hai scritto un articolo anche tu? (newbie)
      • Cavallo GolOso (unlogged) scrive:
        Re: Mafe, chi era costei?
        - Scritto da: nattu_panno_dam
        Hai scritto un articolo anche tu? (newbie)Anche di più. E non contiamo i sostantivi e gli aggettivi! phewww!!! ;)se ti ha fatto schifo l'opinione che ho espresso (un commento entro i 7000 caratteri) mi dispiace. Non ho una buona capacità di sintesi.Anzi, non ce l'ho proprio :)
    • Klaus scrive:
      Re: Mafe, chi era costei?
      Beh grazie, condivido ogni parola. Ma alla quinta P io ci credo perche' sono vere le premesse che proprio con Internet e l'on line non c'è alternativa!
    • Bow scrive:
      Re: Mafe, chi era costei?
      Sono daccordo con te, è un articolo senza capo né coda che dà dei cretini a chi cerca di informarsi sui prodotti per canali alternativi al mainstream, ed inoltre è scritto senza una vera e propria struttura espressiva (cosa propone l'articolo? non è né un'analisi di quello che c'è, né una proposta di cambiamento...è un miscuglio indefinito di idee abbozzate). PI, stavolta mi tocca proprio dirtelo: puoi fare di meglio.
      • anonimo01 scrive:
        Re: Mafe, chi era costei?
        secondo me invece credete di aver capito tutto pure voi.è marketing, ne sapete qualcosa di marketing?(e non mi dite che trovate il tono dell'erticolo arrogante, perchè nei commenti c'è -sempre- di peggio.)
        • Cavallo GolOso (unlogged) scrive:
          Re: Mafe, chi era costei?
          - Scritto da: anonimo01
          secondo me invece credete di aver capito tutto
          pure
          voi.
          è marketing, ne sapete qualcosa di marketing?

          (e non mi dite che trovate il tono dell'erticolo
          arrogante, perchè nei commenti c'è -sempre- di
          peggio.)la mia opinione è differente da quella di Bow, anche se forse potrà esergli vicina. per quanto lunga, basta leggerla.Il punto è : perché dato che anche secondo te "crediamo di aver capito tutto noi" (= siamo dei cretini), ci viene rivolto un articolo di marketing, a noi cretini che di marketing non capiamo niente?Per dirci che il marketing è il bene?Ma se non siamo in grado di capire, non possiamo capire l'articolo. Eppure chi è consapevole di questa nostra idiozia, da intelligente, ci rivolge la parola. Allora sa che capiamo, no? Anche solo rivolgerci la parola, parlando di marketing, secondo quanto dici, sarebbe una corbelleria.L'articolo esprime un punto di vista che non condivido pienamente e ho cercato di esprimere chiaramente il perché.Ti sembrava anche saccente, magari?Se, semplicemente, non ritieni che si possa esprimere opinioni differenti senza mettere giù il proprio titolo di studio o curriculum, allora non mi interessa. Del resto se il contenuto del commento ti è sembrato indegno, che io sia titolato o meno per esprimerlo, dovrebbe importarti poco.
          • mafe scrive:
            Re: Mafe, chi era costei?
            - Scritto da: Cavallo GolOso (unlogged)
            - Scritto da: anonimo01
            Il punto è : perché dato che anche secondo te
            "crediamo di aver capito tutto noi" (= siamo dei
            cretini), ci viene rivolto un articolo di
            marketing, a noi cretini che di marketing non
            capiamo
            niente?
            Per dirci che il marketing è il bene?
            Ma se non siamo in grado di capire, non possiamo
            capire l'articolo. Eppure chi è consapevole di
            questa nostra idiozia, da intelligente, ci
            rivolge la parola. Allora sa che capiamo, no?La cosa più divertente è che io ho scritto "chi crede di aver capito tutto è un cretino", non "voi lettori di PI che avete capito tutto siete dei cretini", quindi in un certo senso chi si innervosisce è perché è davvero convinto di aver capito tutto, e si dà del cretino da solo ;-)
          • Fefé scrive:
            Re: Mafe, chi era costei?
            - Scritto da: mafe
            - Scritto da: Cavallo GolOso (unlogged)

            - Scritto da: anonimo01


            Il punto è : perché dato che anche secondo te

            "crediamo di aver capito tutto noi" (= siamo dei

            cretini), ci viene rivolto un articolo di

            marketing, a noi cretini che di marketing non

            capiamo

            niente?

            Per dirci che il marketing è il bene?

            Ma se non siamo in grado di capire, non possiamo

            capire l'articolo. Eppure chi è consapevole di

            questa nostra idiozia, da intelligente, ci

            rivolge la parola. Allora sa che capiamo, no?

            La cosa più divertente è che io ho scritto "chi
            crede di aver capito tutto è un cretino", non
            "voi lettori di PI che avete capito tutto siete
            dei cretini", quindi in un certo senso chi si
            innervosisce è perché è davvero convinto di aver
            capito tutto, e si dà del cretino da solo
            ;-)sembra il trucchetto delle elementari "la gallina che canta ha fatto l'uovo" ... oppure "la verità fa male".Quando uno da della mignotta a mia madre io mi incazzo. Eppure la mia incazzatura non dimostra, in alcun modo, che mia madre eserciti il mestiere né che lo abbia mai fatto: dimostra una legittima incazzatura verso chi offende, insinua, fa illazioni offensive (tutte da dimostrare, come il sillogismo espresso in apertura dell'articolo secondo cui i cretini sarebbero quelli indicati dall'autrice - opinione, non fatto )Ora il fatto di dare con un giro di parole dei cretini ad una categoria di persone secondo un tuo personale giudizio, applicando una occupatio che è proprio il trucchetto che stai usando ora, non è che ma la fe de. Non basta dire "se vi offendo e vi incazzate, allora vi ho centrato" ... niente affatto. Per questo il marketing che è arrogante anche in questo modo non sarà mai credibile. Pur di difendersi, offende.E quindi forse chi ti ha fatto la radiografia e messo nella condizione di piazzista, non ti piace tanto.Essere la persona "scomoda ma che ha ragione" ti piacerebbe... ma quando ne trovi altre, allora non pensi possibile che siano loro, quelli che hanno ragione.Come ogni venditore ;)
          • mafe scrive:
            Re: Mafe, chi era costei?
            - Scritto da: Fefé
            - Scritto da: mafe

            - Scritto da: Cavallo GolOso (unlogged)


            - Scritto da: anonimo01
            Quando uno da della mignotta a mia madre io mi
            incazzo. Eppure la mia incazzatura non dimostra,
            in alcun modo, che mia madre eserciti il mestiere
            né che lo abbia mai fatto: dimostra una legittima
            incazzatura verso chi offende, insinua, fa
            illazioni offensive (tutte da dimostrare, come il
            sillogismo espresso in apertura dell'articolo
            secondo cui i cretini sarebbero quelli indicati
            dall'autrice - opinione, non
            fatto )Opinione condivisa da qualche secolo ;-)http://www.piuchepuoi.it/socrate/so_di_non_sapere.php
    • mafe scrive:
      Re: Mafe, chi era costei?
      - Scritto da: Cavallo GolOso
      Mi ricordo di questo nome. Se me ne ricordo vuol
      dire che ha già scritto qui su PI e per qualche
      motivo mi è rimasta molto impressa. Complimenti per la memoria, scrivevo su PI nel 2001:http://punto-informatico.it/cerca.asp?s=dude&t=4Grazie per le interessanti osservazioni e abbiate pietà di me: questo pezzo è l'inizio di un viaggio abbastanza lungo, posso essere una compagna scomoda, ma qualcosa mi dice che c'è davvero bisogno di dare una seconda occhiata al mondo del marketing (per non subirlo, non certo per amarlo).
      • visionx scrive:
        Re: Mafe, chi era costei?

        Grazie per le interessanti osservazioni e abbiate
        pietà di me: questo pezzo è l'inizio di un
        viaggio abbastanza lungo, posso essere una
        compagna scomoda, ma qualcosa mi dice che c'è
        davvero bisogno di dare una seconda occhiata al
        mondo del marketing (per non subirlo, non certo
        per
        amarlo).L'aggettivo "scomoda" è un merito che si conquista, non autoinsignirtene così alla leggera.Se la qualità stilistica ed argomentativa dei tuoi articoli rimarrà questa, chiedo esplicitamente a puntoinformatico di poter scrivere articoli su temi analoghi.Fare sensazionalismo con le stesse dinamiche vetuste di 30 anni fa, non è IMHO positivo per la collettività.La trascini semplicemente da un luogo comune ad un altro.
    • Goloso e basta scrive:
      Re: Mafe, chi era costei?
      Formaggio giapponese di soya? Ah, no, quello è il Tofu :p
  • Adso scrive:
    si ok
    daccordo sul fatto che tutti (nel "primo mondo"), chi più chi meno, siamo influenzati dal marketing. e con questo?è solo una conferma del fatto che sempre di più la persona è vista come un consumatore, che deve comprare, comprare, comprare.mi sembra assurdo pensare che lo stato di cose possa cambiare in positivo affidandosi al marketing, strumento principe dell'ingabbiamento degli individui nel circolo vizioso consumistico.il punto è l'alternativa all'uomo-consumatore.il marketing potrà trovare tutti i metodi immaginabili per "avvicinarsi" ai consumatori, ma il suo obbiettivo rimmarrà sempre uno solo, vendere il prodotto, su questo non ci piove. E anzi, questo "avvicinamento" sarebbe solo un modo ancora più subdolo e inquietante di adescare la gente.ps: questo articolo per conto mio è una caduta d stile di punto informatico.
    • Cavallo GolOso scrive:
      Re: si ok
      - Scritto da: Adso
      daccordo sul fatto che tutti (nel "primo mondo"),
      chi più chi meno, siamo influenzati dal
      marketing. e con
      questo?
      è solo una conferma del fatto che sempre di più
      la persona è vista come un consumatore, che deve
      comprare, comprare,
      comprare.Adso, credo che questo punto, nell'articolo, sia superato. Si parla già di chi si prepara all'acquisto : l'articolo ci dice: "stai comprando - davvero credi che il marketing non possa aiutarti?"come dire: sicuro che chiedere all'oste se il vino è buono sia sempre un errore? L'autrice dice che no, che sta cambiando, che l'oste sa che se ti frega, su internet lo sanno tutti e quindi non conviene più. Mantellini lo dice da parecchio, mi pare, ma dal punto di vista di quantebbello internet. E devo dire che da quel lato mi trovo d'accordo anche io.E' che lo stato attuale per me non è quello descritto dall'articolo, ma piuttosto quello di un sottobosco di utenti informati e informanti che qualche volta "si sono utili tra loro" e di qualcuno che si accorge che i buoi dell'informazione puntuale scappano anche se loro (i produttori) fanno il possibile perché non succeda: e quindi - pensiamo noi - tanto vale far bene le cose: tanto si saprebbe subito chi fa bene e chi fa male.Direi che ancora non ci siamo, invece. Le leggi vanno in direzione della querela, proteggono la ditta invece della persona, tappano bocche, intimidiscono chi parla chiaro e la cosa spesso riesce.
      mi sembra assurdo pensare che lo stato di cose
      possa cambiare in positivo affidandosi al
      marketing, strumento principe dell'ingabbiamento
      degli individui nel circolo vizioso
      consumistico.
      il punto è l'alternativa all'uomo-consumatore. [cut]sarebbe?tutti facciamo un lavoro. Questo lavoro deve essere retribuito. Quindi tutti come minimo vendiamo la nostra manodopera, se ci aggiungiamo materiale e altre varie mani-d'opera (anche intellettuali) si arriva ad un prodotto, talvolta un manufatto. Tutti lo facciamo, tranne chi vive di rendita. (In quel caso sento che c'è qualcosa di davvero perverso ma non ci voglio pensare, perché di primo acchito trovo che vivere di rendita sia un gran bel vivere. )Però tutti siamo produttori e consumatori. Ci scambiamo favori a distanza e il "teletrasporto" del nostro lavoro è il denaro (sperando che non arrivi il signor Signoraggio a metterci la sua, anche qui).Uno dei miglori venditori sarebbe l'operaio, il tecnico, il progettista, il designer in persona. Quello che può spiegare in poche parole TUTTO di quello che costruisce. Solo che molte volte dovrebbe spiegare "questo si dovrebbe fare così e si dovrebbe usare questo e questo... solo che noi per questo e questo motivo facciamo in un altro modo e quindi compromesso compromesso compromesso" e questo non si può dire. Le figure manageriali che stanno in mezzo di solito controllano questo tipo di informazione che ovviamente non giova. Se tutto filasse liscio gioverebbe. Quello che mi aspetto è una serie di aziende talmente serie da poter spiegare ogni processo produttivo che porta alla loro massima qualità, che dia in mano al cliente lo struimento per fare quello che dovrebbe fare un contollo qualità interno, per ogni singolo reparto. Tanto, quindi, da poter fare le pulci alle ALTRE ditte. Tanto da far uscire in giro consumatori che sanno tutto, che spiazzano i commessi - o chi per loro - che non sanno cosa stanno vendendo, le interazioni e le conseguenze, i veri pregi e i possibili difetti, che magari hanno gli altri .
      • Adso scrive:
        Re: si ok
        - Scritto da: Cavallo GolOso
        - Scritto da: Adso

        mi sembra assurdo pensare che lo stato di cose

        possa cambiare in positivo affidandosi al

        marketing, strumento principe dell'ingabbiamento

        degli individui nel circolo vizioso

        consumistico.


        il punto è l'alternativa all'uomo-consumatore.
        [cut]

        sarebbe?
        tutti facciamo un lavoro. Questo lavoro deve
        essere retribuito. Quindi tutti come minimo
        vendiamo la nostra manodopera, se ci aggiungiamo
        materiale e altre varie mani-d'opera (anche
        intellettuali) si arriva ad un prodotto, talvolta
        un manufatto. Tutti lo facciamo, tranne chi vive
        di rendita. (In quel caso sento che c'è qualcosa
        di davvero perverso ma non ci voglio pensare,
        perché di primo acchito trovo che vivere di
        rendita sia un gran bel vivere.tutti facciamo un lavoro, io direi piuttosto che (quasi) tutti siamo costretti a lavorare se non vogliamo uscire dal circuito, dalla società, da quella che crediamo essere l'unica realtà possibile. ma anche i nostri nonni, e i loro bisnonni prima, lavoravano, parecchio anche, però, seppure noi possiamo affermare di vivere meglio(soprattutto materialmente), non possiamo dire di essere altrettanto liberi dal punto di vista, diciamo, spirituale. I mitici avi vivevano del minimo indispensabile, chi più chi meno, noi no, noi viviamo nello spreco, nel lusso, confrontati a loro; eppure non siamo sazi, dobbiamo per forza continuare a macinare inutili accessori. Abbiamo scambiato la nostra libertà per questo benessere... che però, guardacaso, non arriva mai! è irraggiungibile!ecco, liberiamo la nostra mente, il nostro spirito o chiamalo come ti pare, da questa prigione, usciamo da questo vicolo cieco che ci attanaglia. ok, la tecnologia è utile, molti progressi sono stati fatti dal tempo dei bisnonni, c'è internet e tutto il resto... ma guarda veramente come viviamo quotidianamente, metti un attimo da parte quello che devi credere per andare avanti e pensa un attimo allo spettacolo che ti trovi davanti tutti i giorni! io dico basta con questo consumismo idiota, con questa realtà fittizia che viene propinata a milioni di persone. è un regime, nessuno può negarlo, perchè tutti vi siamo sottoposti, e nessuno si ribella perché o non ne è consapevole, o non ne ha la forza.il resto sono chiacchere, mi fanno ridere questi esperti di marketing, credono di aevr capito tutto, sono solo dei predicatori, i nuovi predicatori, vivono per far credere alle persone di essere libere di scegliere... si, ma quello che vogliono i loro padroni. sono il veicolo della nuova ignoranza (che va ad aggiungersi alle innumerevoli che, mai scomparse, permangono su questa civiltà umana)
        Quello che mi aspetto è una serie di aziende
        talmente serie da poter spiegare ogni processo
        produttivo che porta alla loro massima qualità,
        che dia in mano al cliente lo struimento per fare
        quello che dovrebbe fare un contollo qualità
        interno, per ogni singolo reparto. Tanto, quindi,
        da poter fare le pulci alle ALTRE ditte. Tanto da
        far uscire in giro consumatori che sanno tutto,
        che spiazzano i commessi - o chi per loro - che
        non sanno cosa stanno vendendo, le interazioni e
        le conseguenze, i veri pregi e i possibili
        difetti, che magari hanno gli
        altri .molte aziende non potranno mai essere "serie" perché vendono il nulla, prima si crea il bisogno, poi gli si vende il prodotto, questo fanno con noi altri.
        • asd! scrive:
          Re: si ok
          Concordo in tutto e per tutto
        • pippo scrive:
          Re: si ok
          I mitici avi a 50 anni erano vecchi, la mortalità infantile era altissima, l' ignoranza diffusa, non parliamo delle malattie più comuni che potevano anche essere mortali... e si potrebbe andare avanti con esempi simili per un bel po'
        • gerry scrive:
          Re: si ok
          - Scritto da: Adso
          il resto sono chiacchere, mi fanno ridere questi
          esperti di marketing, credono di aevr capito
          tutto, sono solo dei predicatori, i nuovi
          predicatori, vivono per far credere alle persone
          di essere libere di scegliere... si, ma quello
          che vogliono i loro padroni. sono il veicolo
          della nuova ignoranza (che va ad aggiungersi alle
          innumerevoli che, mai scomparse, permangono su
          questa civiltà
          umana)Erano meglio quelli vecchi che bruciavano le streghe?Erano meglio quelli vecchi che organizzavano crociate?Erano meglio quelli vecchi che eleggevano re?Questo post è l'apoteosi del "si stava meglio quando si stava peggio"-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 30 novembre 2007 10.27-----------------------------------------------------------
        • Bastard Inside scrive:
          Re: si ok
          - Scritto da: Adso
          - Scritto da: Cavallo GolOso

          - Scritto da: Adso[...]La pensosa circonvoluzione dei vostri interventi (in questo e in altri thread) su questo argomento mi dice che state combattendo una strenua ed eroica battaglia per resistere ai condizionamenti. E la state perdendo. O)
      • picchiatello scrive:
        Re: si ok
        - Scritto da: Cavallo GolOso

        L'autrice dice che no, che sta cambiando, che
        l'oste sa che se ti frega, su internet lo sanno
        tutti e quindi non conviene più. Mantellini lo
        dice da parecchio, mi pare, ma dal punto di vista
        di quantebbello internet. E devo dire che da quel
        lato mi trovo d'accordo anche
        io.Beh' qui debbo fare il "cattivo" come mai i maggiori blogger italiani su alcune cosse ed alcune ditte la pensano allo stesso modo ? Addirittura su alcuni post usano gli stessi aggettivi...da parte mia non ho trovato mai almeno 4-5- italiani che la pensino uguale ( meno male)Vien quindi da fare 1+1 e dire che anhce parte dei blogger siano "marketing"? Almeno sui post che "reclamizzino" dei prodotti ?

        Uno dei miglori venditori sarebbe l'operaio, il
        tecnico, il progettista, il designer in persona.
        Quello che può spiegare in poche parole TUTTO di
        quello che costruisce. Solo che molte volte
        dovrebbe spiegare "questo si dovrebbe fare così e
        si dovrebbe usare questo e questo... solo che noi
        per questo e questo motivo facciamo in un altro
        modo e quindi compromesso compromesso
        compromesso" e questo non si può dire. Le figure
        manageriali che stanno in mezzo di solito
        controllano questo tipo di informazione che
        ovviamente non giova. Se tutto filasse liscio
        gioverebbe.
        Siamo davvero sicuri che l'operaio , il progettista o il designer comprerebbe quello che ha prodotto ?O essendone informato scatta quella molla in testa che ne aumenta i difetti per poi comprare qualcos'altro ?

        Quello che mi aspetto è una serie di aziende
        talmente serie da poter spiegare ogni processo
        produttivo che porta alla loro massima qualità,
        che dia in mano al cliente lo struimento per fare
        quello che dovrebbe fare un contollo qualità
        interno, per ogni singolo reparto. Tanto, quindi,
        da poter fare le pulci alle ALTRE ditte. Tanto da
        far uscire in giro consumatori che sanno tutto,
        che spiazzano i commessi - o chi per loro - che
        non sanno cosa stanno vendendo, le interazioni e
        le conseguenze, i veri pregi e i possibili
        difetti, che magari hanno gli
        altri .I controlli interni costano e per farli devi avere personale preparato, in alcune ditte il personale non e' piu' a libro paga ma adirittura affittato a cooperative, fper quanto rigurda la grande distribuzione di vendita poi parliamoci chiaro sono in aperta difficoltà proprio perche' il volume di merci da "vendere" dalla cina e' cosi' elevato che il consumatore italiano non e' in grado di poterlo assorbire ( e meno male direi).Per il resto mi complimento per i Tuoi commenti molto piu' interessanti dell'articolostesso.
  • nevernow scrive:
    Bello.
    Ecco, una brutta notizia. Se vivi una vita normale in un paese del Primo Mondo non puoi essere impermeabile al marketing[...]Vero.Ma anche una buona notizia. Non tutti i condizionamenti vengono per nuocere, anzi, in alcuni casi, e sempre più spesso, il marketing potrebbe addirittura semplificarci la vita.Falso.Bello questo articolo di autopromozione della sottocategoria "marketing particolarmente subdolo".Peccato per la caduta di stile di scrivere delle aziende in terza persona invece che in prima.
    • nevernow scrive:
      Re: Bello.
      - Scritto da: Cavallo GolOso
      eh si, anche perché se sono "condizionamenti" ...
      (non lo avevo notato, grazie nevernow) anche se
      potremmo filosofare un po' su
      "condizionamento".
      Anche il semaforo mi condiziona, però è utile
      perché se non fossi condizionato andrei dritto e
      mi
      ammazzerei.Con il semaforo stai stiracchiando molto il concetto di condizionamento... Direi che è più uno strumento di applicazione di norme e una convenzione.- Scritto da: Cavallo GolOso

      Peccato per la caduta di stile di scrivere delle

      aziende in terza persona invece che in

      prima.

      Perchè? Spesso le aziende si servono di altre
      aziende per il marketing. Quindi forse l'autrice
      si riferisce alle aziende come quelle che devono
      vendere qualcosa, e al marketing come chi si
      occupa di questa promozione finalizzata,
      ovviamente, alla
      vendita.Vero, però l'autrice si è collocata tra le persone in contrapposizione al binomio azienda-marketing.Vedi "stanno" Vs. "Persona [...] prima non c'eravamo.Visto il suo ruolo mi sembra decisamente fuori luogo come operazione intellettuale.Se l'azienda è il Polo Nord e la persona/consumatore il Polo Sud, dove collochi il marketing? Io in Lapponia; l'autrice mi sembra essersi collocata quantomeno in Sud Africa.
      • nevernow scrive:
        Re: Bello.
        - Scritto da: picchiatello
        Veramente leggendo qualche post del suo Suo blog
        mi pare lavori in
        "lapponia".Esatto, è evidente che lavori in Lapponia, ma nell'articolo si pone come Persona comune Sudafricana che guarda al lontano mondo del Nord. Per questo ho sottolineato la fastidiosa assenza di onestà intellettuale dell'articolo. Del resto non è una dote da cercare negli operatori del marketing...
  • picchiatello scrive:
    Dubbioso
    Non penso che ad una società "commerciale" interessi la persona; alla società "commerciale" interessa solo vendere; puo' cambiare metodo di marketing , far qualche fotografia in piu' della famiglia felice di turno, ma in fondo conta solo ed esclusivamente il guadagno e la posizione del mercato.Anzi alcune aziende puntano piu' sulla valorizzazione del prodotto che all'uso che ne viene fatto della persona ( debbo far nomi mi sembra che gia' in queste pagine ne siano passati recentemente).Nel nostro paese poi c'e' l'assurdo che interi settori "commerciali" siano dei monopoli di fatto, che le energie per produrre o per spostarsi costano in media molto di piu che negli altri paesi del "primo mondo" od economicamente avanzati (sempre che consideriate ancora il nostro paese economicamente avanzato).Concludo solo dicendo che questa moda di porre "attenzione" alla persona mi ricorda gli anni del post-Yuppismo poi venne il 2001.....e poi la Cina....
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