Intel: addio al BIOS nel 2020

La corporation ha anticipato una novità a suo modo rivoluzionaria, vale a dire la volontà di eliminare di qui a poco il supporto al più classico (e vetusto) dei componenti dell'architettura PC "IBM compatibile"
La corporation ha anticipato una novità a suo modo rivoluzionaria, vale a dire la volontà di eliminare di qui a poco il supporto al più classico (e vetusto) dei componenti dell'architettura PC "IBM compatibile"

Stando a quanto ha anticipato Intel, in poco più di tre anni gli utenti PC dovranno dire addio al BIOS : la corporation a cui sono affidati buona parte dei compiti (meritati o meno che siano) di stabilire gli standard tecnologici informatici ha deciso di dire basta allo storico standard di avvio dei computer x86, un componente che a suo dire è oggi foriero di insicurezza e ritardi nell’adozione delle nuove tecnologie e poco altro.

La “bella” notizia è arrivata direttamente da Brian Richardson , senior technical marketing engineer noto come il “tipo del BIOS” e impegnato a promuovere la completa transizione dell’intera industria informatica verso le release più recenti dello standard Unified Extensible Firmware Interface (UEFI).

In effetti UEFI ha già da anni – decenni – sostituito lo storico BIOS come “motore” di ogni PC nelle fasi di avvio e per le operazioni di configurazione avanzata dell’hardware. Il vecchio codice a 16-bit del BIOS continua tradizionalmente a far parte del firmware UEFI, ancorché come elemento opzionale caricabile tramite un modulo CSM ( Compatibility Support Module ) per garantire la compatibilità con i sistemi operativi a riga di comando (MS-DOS, FreeDOS, ecc.) e gli OS non firmati digitalmente per il Secure Boot.


Il fatto che gli utenti abbiano ancora la possibilità di usare il BIOS in via opzionale – magari per avviare un Live CD a scopo di manutenzione – è secondo Intel un problema, perché l’accoppiata BIOS+CSM espone il PC a rischi di sicurezza e ritarda una migrazione completa a UEFI da parte degli OEM .

BIOS e CSM verranno quindi eliminati dalle tecnologie supportate dai prodotti Intel – leggi CPU e chipset x86 – in favore dello standard UEFI di “classe 3”, un modo per costringere i partner OEM a passare definitivamente al nuovo firmware che però avrà effetti a dir poco rivoluzionari sulla possibilità di scelta e di utilizzo del PC da parte dell’utente finale.

Negli obiettivi di Intel traspare infatti chiara la volontà di imporre l’uso solo di quei sistemi operativi compatibili con Secure Boot , e la scusa è sempre la stessa vale a dire una maggiore sicurezza per tutti. Ma in quanto a sicurezza UEFI è tutto fuorché inattaccabile , senza considerare il fatto che Intel farebbe meglio a pensare ai gravissimi bug individuati all’interno dei suoi chip segreti (IME) che poco hanno a che fare con BIOS e affini.

Alfonso Maruccia

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27 11 2017
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