Intel adotta il numero di modello

Formalizzata l'intenzione di adottare entro l'anno un indice numerico che riassumerà, oltre ai gigahertz, anche le altre caratteristiche focali. Intel ne parla con Punto Informatico. Ecco i dettagli
Formalizzata l'intenzione di adottare entro l'anno un indice numerico che riassumerà, oltre ai gigahertz, anche le altre caratteristiche focali. Intel ne parla con Punto Informatico. Ecco i dettagli


Roma – Confermando le indiscrezioni trapelate la scorsa settimana, Intel ha annunciato l’intenzione di cambiare l’attuale schema di denominazione dei suoi processori, fondamentalmente basato sul numero di gigahertz, per adottarne uno nuovo che possa meglio esprimerne caratteristiche e performance.

Il nuovo sistema, che verrà introdotto verso la fine dell’anno, consisterà in un indice numerico basato su tre cifre – chiamato “processor number” – in cui la prima cifra identificherà la categoria del processore e le ultime due ne esprimeranno la classe di performance. Quest’ultimo valore verrà calcolato tenendo conto delle principali caratteristiche tecniche che incidono sulle prestazioni globali di un processore, fra cui la velocità del bus di sistema, la dimensione della cache e la presenza di tecnologie come l’Hyper-Threading.

“Sono già oggi disponibili processori con identica frequenza ma differenti caratteristiche: la sola frequenza di clock non è più sufficiente per valutare un processore”, ha spiegato a Punto Informatico Claudio Bellini, business solution specialist di Intel Italia. “Il processor number potrà aiutare gli utenti meno esperti nella scelta di un nuovo processore, e questo senza che debbano necessariamente conoscere le varie tecnologie, sempre più numerose, che vi stanno dietro. La frequenza rimarrà un elemento centrale, ma non più l’unico”.

L’indicazione del numero di gigahertz infatti non sparirà, ma verrà riportata sul chip a fianco del numero di modello.

Intel ha detto che adotterà il processor number solo per le proprie CPU desktop e mobile a 90 nanometri, conservando invece l’attuale sistema di denominazione per tutti gli altri chip, inclusi quelli di classe enterprise come Xeon e Itanium.

In base a quanto preannunciato, verranno utilizzate tre serie numeriche: 3xx, 5xx e 7xx. Queste non identificheranno una famiglia di CPU o un’architettura in particolare ma, piuttosto, una categoria legata al valore dei chip: nella 300 saranno compresi i processori entry-level, come i Celeron mobile e desktop; nella 500 i processori mainstream, come i P4 desktop standard e mobile; nella 700 i modelli indirizzati agli utenti più esigenti, come P4 Extreme Edition (EE) e il futuro Pentium M Dothan.

La serie 7xx, che accomunerà due tipologie di CPU molto differenti fra loro, non sarà necessariamente sinonimo di massime performance: i Pentium M Dothan, infatti, non saranno i chip mobile più veloci in assoluto di Intel ma rappresenteranno, nel rispettivo segmento di mercato, il massimo in termini di tecnologia (processo produttivo, architettura, risparmio energetico, ecc.).

“Se avete bisogno di un laptop, ma non necessitate del meglio sul mercato e avete essenzialmente bisogno di navigare su Internet, i processori della serie 3xx sono quello che fanno per voi”, ha spiegato il portavoce di Intel Bill Calder. “Se invece vivete buona parte del vostro tempo con il notebook al vostro fianco, e necessitate della massima autonomia, sceglierete un processore 7xx”.

Bellini ha già anticipato che il futuro P4 a 3,6 GHz porterà il numero 560: un ipotetico modello che adotti un maggior quantitativo di cache potrebbe essere contraddistinto, ad esempio, dal numero 565.

Per evitare ogni ambiguità, Intel continuerà ad utilizzare per i propri chip il nome della rispettiva famiglia a cui appartengono (Celeron, Pentium M, P4 EE, ecc.) seguito dal relativo numero di modello.

Il gigante dei chip ha pianificato l’introduzione del processor number in concomitanza con il lancio sul mercato di Dothan, un Pentium M di nuova generazione che promette un rapporto performance/megahertz ancor più distante da quello dei P4. L’architettura del Pentium M, similmente a quella degli Athlon di AMD, è infatti capace di elaborare un maggior numero di istruzioni per ciclo di clock rispetto all’architettura del P4: questo fa sì che un Pentium M fornisca prestazioni sensibilmente più elevate rispetto ad un P4 di pari frequenza.