iPhone d'oro, iPod in calo

di D. Galimberti - Buoni risultati trimestrali per Apple. E la conferma che i nuovi cavalli di battaglia di Cupertino sono smartphone e tablet. Che fine farà l'ormai "antiquato" player MP3?

Roma – Le premesse per un buon risultato c’erano tutte, e le indiscrezioni delle scorse settimane lasciavano già presagire che sarebbe stato record, quantomeno per iPhone (che nonostante sia l’unico telefono ad utilizzare iOS, riesce a vendere quanto tutti gli altri telefoni Android messi insieme).

Un risultato come quello annunciato ieri sera va però oltre ogni aspettativa: chi parlava di 30 milioni di iPhone e 40 miliardi di fatturato sottostimava quello che è accaduto negli ultimi tre mesi del 2011 (primo trimestre fiscale del 2012 per Apple). I numeri parlano chiaro: con 46,333 miliardi di dollari di fatturato la società della Mela fa segnare un invidiabile +73 per cento rispetto allo scorso anno, e un +64 rispetto al trimestre precedente; ancora meglio l’utile netto, che passa dai 6 miliardi di dollari del primo trimestre 2011 ai 13 attuali, con un margine lordo che si spinge vicino al 45 per cento. Manco a dirlo, a trascinare Apple verso questi risultati ci hanno pensato iPhone e iPad.

Il Melafonino, con 37 milioni di unità (di cui però non sono noti i dati dei singoli modelli, visto che attualmente sono in vendita sia 3GS che iPhone 4, e anche l’ultimo arrivato 4S) vende ben più del doppio sia rispetto al trimestre precedente (che comunque aveva visto un calo legato proprio all’attesa del nuovo modello) sia rispetto ai 16 milioni di pezzi del trimestre natalizio del 2010. iPad non è da meno visto che supera abbondantemente i 15 milioni di pezzi, cioè il 111 per cento in più rispetto ai 7,3 milioni di pezzi dello scorso anno. Addirittura, il CEO Tim Cook nella classica telefonata con gli analisti per commentare i risultati ha ammesso un eccesso di timidezza sul mercato asiatico: Apple avrebbe sottostimato la domanda di iPhone in Cina, uscendone con una bella gatta da pelare per tentare di soddisfare una domanda “ogni oltre aspettativa”.

Come pronosticato la scorsa settimana a farne le spese è per forza di cose iPod, unico segno negativo nel confronto col 2010: nonostante il consueto picco natalizio che ha fatto segnare un raddoppio abbondante delle vendite rispetto al trimestre precedente (+133 per cento) il confronto annuale vede le vendite di iPod in calo del 21 per cento. Con i sui 2,528 milioni di dollari iPod scende al 5,5 per cento del fatturato totale, percentuale che viene ulteriormente ridimensionata se si tiene presente che questo è il trimestre migliore per le vendite del player musicale di Apple: lo scorso anno la percentuale di fatturato totalizzata dall’iPod arrivava quasi al 13 per cento: se non si trova il modo di rivitalizzarlo, questo segmento potrebbe andare incontro ad un inevitabile “ridimensionamento”.

Di fronte ai numeri di iPhone e iPad, pure il nuovo record di vendita dei Mac sembra roba da poco, anche se non è da tutti far segnare un +26 per cento di vendite in un periodo come questo. I Mac passano dai 4,134 ai 5,198 milioni di unità e viene confermata la tendenza che vede prevalere sempre di più i portatili (che sono ormai più del 70 per cento del totale) rispetto alle macchine desktop. L’incremento è più modesto se si fa un confronto col trimestre precedente (dell’ordine del 5-6 per cento) ma si tratta di una situazione compatibile con la particolarità del trimestre, più orientato verso l’acquisto di “gadget”; sul totale del fatturato i Mac pesano per poco più del 14 per cento, una percentuale inevitabilmente in calo vista la crescita ben più consistente di iPhone e iPad.

Concludendo l’analisi di prodotti e servizi, Apple riesce a far segnare un incremento del 29 per cento anche sul fatturato di periferiche e altro hardware (come i nuovi display Thunderbold ) e un +42 sulle vendite dell’iTunes Store (incluso App Store e iBookstore).

L’analisi regionale sulla vendita di Mac riserva ancora qualche piccola sorpresa. Tutti i segmenti sono in crescita, in particolare quello asiatico che passa dalle 516 mila unità, alle 814 mila (+58 per cento) arrivando così a coprire quasi il 16 per cento delle vendite contro il 12 dell’anno passato. Il dato più curioso è però quello relativo al Giappone che, a fronte di un incremento di unità vendute pari “solo” al 14 per cento, totalizza un +148 sul fatturato. Questa disparità tra l’incremento delle vendite e del fatturato è comune a tutti i segmenti: a fronte si un incremento di vendite totali del 26, si riscontra un 73 per cento di crescita del fatturato. Considerando che il prezzo medio delle macchine non è aumentato (non quantomeno di tale entità) questo significa che le vendite si sono spostate vero i modelli più costosi, il che è compatibile anche con lo spostamento del mercato verso le più costose macchine portatili (non dimentichiamo inoltre che nel corso del 2011 è stato eliminato il MacBook in policarbonato bianco, mentre c’è stato il boom di vendite del MacBook Air).

A fronte di questi risultati, gli investitori ringraziano: se la chiusura del titolo AAPL non è stata delle migliori (con una perdita pari all’1,64 per cento) dopo l’annuncio dei risultati si è scatenato il mercato dell’after hours . Nel momento in cui scriviamo le quotazioni del titolo Apple sono in crescita di oltre il 7 per cento e superano abbondantemente i 450 dollari, facendo segnare l’ennesimo record.

Domenico Galimberti
blog puce72

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  • collione scrive:
    UE vecchia e morta
    ma è mai possibile che questa tiritera si ripeta in continuazione?mi pare di sentir parlare il notatio che c'era oggi al tg, che criticava le liberalizzazioni perchè gli tolgono il panestessa storia le aziende, se non sei competitivo CHIUDI!!!! basta con la logica del "aggia campà pur io"
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