IRPILeaks, soffiate per la giustizia

Nei giorni scorsi è stato arrestato un carabiniere accusato di aver attirato tramite un servizio online dedicato all'ospitalità delle giovani donne per approfittare di loro: l'operazione è il frutto del giornalismo delle soffiate, che anche in Italia sta prendendo slancio

Roma – Il fatto di cronaca è di quelli violenti, una trama che si dipana fra giornalismo che si nutra della Rete e cronache che ancora guardano ad Internet con l’ingenua paura ed il pregiudizio verso l’ignoto tipico di chi si trova davanti a qualcosa di completamente inesplorato: un carabiniere di Padova – quindi un rappresentante delle forze dell’ordine – è accusato di avere attirato , nel corso degli anni, 16 ragazze in casa sua attraverso un servizio online dedicato all’ospitalità, il sito di incontro per viaggiatori couchsurfing.com. Le drogava con del Tavor e ne abusava, imponendo loro il silenzio sotto la minaccia della sua divisa.

Ad aiutare le autorità nelle indagini sono stati il progetto italiano di giornalismo investigativo IRPI ( Investigative reporting project Italy ) e la piattaforma di soffiate collegata a Globaleaks Irpileaks : questa piattaforma ha ricevuto la prima testimonianza di una delle vittime ed ha raccolto la denuncia di altre 14 ragazze da tutto il mondo, che fino a quel momento non erano riuscite a trovare la forza per denunciare l’aggressore con i metodi convenzionali.

IRPIleaks è una delle piattaforme che si appoggiano al software Globaleaks per assicurare alla fonte l’anonimato: nata dall’incontro tra Globaleaks e IRPI all’ International Journalist Festival del 2012, essa permette di collegarsi al sito internazionale di indiscrezioni Globaleaks tramite un link .onion (rintracciabile per esempio su un sito come IRPI) da seguire usando Tor.

A parlarci di IRPI e IRPIleaks è Marco Calamari, fondatore e consigliere dell’Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights, un’associazione senza fini di lucro che promuove applicazioni a difesa dei diritti digitali: Globaleaks ha “aperto nuove possibilità”, impone la trasparenza ed agisce “spesso in ambienti problematici, dove i media tradizionali non osano avventurarsi”. Proprio per questo motivo sono diverse le realtà che sono nate anche in Italia per sfruttare il modello delle soffiate protette dall’anonimato per far emergere delle verità difficili da indagare: tra queste mafiealeaks e wildleaks di Andrea Crosta, già fondatore di Elephant Action leaugue .

Attraverso IRPILeaks, sulla notizia del carabiniere di Padova è partito il lavoro coordinato di diverse redazioni sparse per il mondo: The Southern China Morning Post di Hong Kong, la canadese CBC in Canada, L’Espresso, il Guardian, la tedesca Correct!v, la polacca Newsweek, il Sydney Morning Herald, l’Investigace della Repubblica Ceca e la portoghese TVI.

Oltre all’arresto del presunto stupratore seriale, trovato dai poliziotti in compagnia di altre due couchsurfer, un’argentina ed un’armena, quest’ultima affetta da “sintomi e malesseri” simili a quelli delle altre vittime, il caso è interessante per come l’informazione ed i media tradizionali si siano confrontati con la notizia emersa dalle soffiate: per aggiungere qualcosa hanno pubblicato le foto dell’uomo (il cui processo inizia il prossimo 17 marzo), in alcuni casi con immagini che lo ritraggono con altre persone, non sempre perfettamente oscurate.

A trovarsi al centro delle polemiche – inoltre – è Couchsurfing, il sito che permette ai suoi utenti di mettersi in contatto e di offrire e trovare ospitalità gratuita (idealmente un divano, perfetto per i backpacker ) in una qualsiasi città in giro per il mondo. Come Match.com prima di esso , tuttavia, Couchsurfing si è trovato scaraventato nella cronaca quando ha iniziato a ricevere le denunce delle vittime, all’inizio fermate dalle minacce dell’uomo: a quel punto ha provveduto a cancellare il profilo dell’ospite oggetto di segnalazione e quelli nuovi che si ostinava a provare a riaprire. L’amministratore delegato di Couchsurfing ricorda che il sito fornisce dei consigli agli utenti per viaggiare sicuri e garantisce che l’azienda ha un servizio di controllo che si occupa di rintracciare e chiudere tutti i profili in casi del genere, ma si rifiuta di rivelare su cosa si basi il protocollo di sicurezza.

Claudio Tamburrino

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