IT, lavoro e conoscenza condivisa

di Giuseppe Cubasia - Quando è il momento di lasciare l'azienda per cui si lavora? Come prepararsi al colloquio con altre imprese? Cosa cercare di capire fin da subito?

Roma – Mario (il nome è di fantasia) sta scrivendo il suo ennesimo articolo tecnico su una prestigiosa rivista informatica. Anche se molto giovane, è uno dei maggiori esperti nel campo e si sta impegnando per raggiungere traguardi professionali sempre più alti.
Non è stato sempre così.

Ero stato contattato da Mario poco dopo aver scritto il Bravo Informatico perché gli dessi un consiglio per cambiare, per realizzarsi. Gli ho chiesto perché, e mi ha risposto che l’azienda dove Lui stava lavorando gli aveva promesso un contratto ed un aumento da tempo, ma rimandava sempre la scelta. Il suo capo era sempre assente, le responsabilità del lavoro si facevano sempre maggiori e sempre più pressanti e si era reso conto che alla fine tutto era sulle sue spalle.
Insomma si sentiva sminuito e sfruttato e voleva fare qualcosa per cambiare.

Ottimo, gli ho detto. Sei già molto avanti. La maggior parte di noi avverte che c’è qualcosa che non va, ma oltre ad un timido cenno d’insofferenza non va. Ho visti molti lamentarsi, ma pochi fanno davvero qualcosa per cambiare.
È vero, mi ha risposto Mario, ma io voglio cambiare.

Il cambiamento è un percorso che implica la conoscenza di dove si vuole andare e del percorso che si vuole intraprendere e delle regole per farlo.

Per ottenere il tuo obiettivo (un migliore lavoro) devi conoscere in base a quali regole ed a quali informazioni l’azienda sceglie le persone.
Le aziende sono prevedibili e lente e si muovono secondo schemi fissi. Uno di questi dice che le posizioni retributive e dell’organigramma devono essere riviste ogni 12-15 mesi.
Se rimani fisso nell’organigramma o nello stipendio significa che l’azienda in questo momento ritiene che tu possa essere sostituito senza danni.
In pratica sei spendibile. Se ti trovi in questa situazione e nessuna proposta scritta ti è stata fatta allora è il momento di cambiare lavoro, se sei ancora in età di farlo.

E se mi fanno una contro-offerta? – mi ha chiesto Mario – Rifiuta, perché, ti offriranno quello che tu già pensi di valere, e poi più nulla per i prossimi 2 anni, e non è questo quello che vuoi, mi sembra?

E così ha fatto Mario.
Il primo passo è stato quello di realizzare un curriculum vitae essenziale ma bello da vedere, pulito, conciso ed ordinato.
Per far questo ci siamo avvalsi delle conoscenze di un esperta del lavoro che mi ha passato i migliori CV tra quelli che aveva ricevuto nell’ultimo anno.

Pronto il CV, Mario ha risposto a diversi annunci finché non è stato chiamato a sostenere un colloquio. Ed adesso, cosa devo fare, mi ha chiesto.

Te l’ho detto, le aziende sono prevedibili. I colloqui sono sempre uguali, fanno sempre le stesse domande. Sono tenuti da psicologi del lavoro che hanno studiato tutti sugli stessi libri. Fanno una domanda, si aspettano un certo tipo di risposta.

L’intervistatore di un primo colloquio ignora completamente chi tu sia e che lavoro tu faccia (specie per noi IT è difficilissimo dire che lavoro facciamo), e quindi eviterà di farti domande sul tuo lavoro, anche perché non sa di cosa tu stia parlando, ma vorrà sapere come ti poni davanti ai problemi e come ti esprimi.

Ho indicato a Mario un paio di siti da dove prendere degli spunti interessanti, quindi gli ho consigliato un libro da leggere ed alla fine abbiamo simulato molte sessioni di colloquio da tenere. In ogni sessione il comportamento tenuto da Mario e le risposte che dava erano sempre più sicure e determinate, fino a quando non è stato pronto per sostenere il colloquio vero e proprio.

Negli States esistono da tempo questi servizi. Preparano le persone ai colloqui di assunzione, cosicché un candidato sappia come comportarsi. Ti indicano le risposte giuste ai test e del perché sono considerate giuste.

Su una cosa però ho avvertito Mario: esiste un lato oscuro in un colloquio di assunzione, ed è proprio la conoscenza dell’azienda. L’azienda di sé mostra il lato che vuole, ma quello che a te interessa lo tiene gelosamente custodito.

A meno di non conoscere qualcuno dentro è difficile sapere importanti informazioni come la qualità del lavoro, inteso sia come ambiente che come rapporti tra le persone, la preparazione dei responsabili, le politiche d’incentivo, la formazione, la rigidità delle norme interne, la griglia retributiva e cosi via al fine di redigere un giudizio complessivo delle politiche del personale dell’azienda.
Se ci fosse un tale servizio le aziende con giudizi negativi si vedrebbero probabilmente costrette a cambiare molte cose, soprattutto perché i clienti potrebbero risultare sensibili a certe comportamenti.

Perciò sii molto attento all’ambiente, a come si comportano, se pensi che siano lì per uno scopo diverso dal tuo, desisti. Un colloquio è un accordo tra le parti, se pensi che l’accordo che stai stipulando è insoddisfacente è inutile continuare a perdere tempo.
Il segreto è sempre nel ricordare che TU VALI .

Il colloquio è stato un successo e Mario ha avuto il posto, subito dopo mi ha chiamato per dirmi che lo aspettavano 12 mesi di duro lavoro: “Alla fine voglio vedere cosa mi offrono, altrimenti cambio”.

Volontà, informazione, preparazione gli avevano permesso di raggiungere il suo scopo. Aveva capito la lezione.

Giuseppe Cubasia
Cubasia blog

I precedenti interventi di G.C. sono disponibili a questo indirizzo

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  • Bic Indolor scrive:
    $ecchi di grano..
    Come si dice qui in veneto, "e ffateme capì, ostregheta": non per fare il criticone, ma sta roba mi sembra che richieda un megapozzo di baiocchi per trovare le magagne della tecnologia che sarà superata quando le troveranno tutte?Io sono un po' scetticino... ino ino...delucidatemi se potete.
    • z f k scrive:
      Re: $ecchi di grano..
      - Scritto da: Bic Indolor
      Come si dice qui in veneto, "e ffateme capì,
      ostregheta": non per fare il criticone, ma sta
      roba mi sembra che richieda un megapozzo di
      baiocchi per trovare le magagne della tecnologia
      che sarà superata quando le troveranno
      tutte?

      Io sono un po' scetticino... ino ino...
      delucidatemi se potete.La parola chiave e' "Sistema".Ridotto all'osso, un sistema si compone di componenti e interfacce. Assicurata la sicurezza delle componenti e la corretta implementazione delle interfacce, l'intero sistema risulta sicuro.Ne consegue una relativa semplicita' di costruire sistemi anche molto complessi, pur mantenendo il controllo della stabilita' e sicurezza dell'insieme.Alla fine ci arriveremo, forse, ma nel frattempo...I sistemi reali sono un tantinino meno a scatola chiusa, subiscono influenze a destra e a manca, varie componenti finiscono per sovrapporsi in modi imprevisti, poi c'e' una quantita' di roba informe... e tenere nota di tutto (compreso il furetto che ti cammina sulla tastiera), beh, auguri.Il progetto in questione, a quel che ne capisco, serve ad analizzare e modellizzare il tutto, fino ad arrivare - magari - a dei strumenti di analisi (semi)automatica che possano rilevare le eventuali falle.Ovviamente IMHO, poi magari ho capito male.CYA
      • linaro scrive:
        Re: $ecchi di grano..
        ok... rimarrà...
        • Ricky scrive:
          Re: $ecchi di grano..
          Conoscendo come vanno le cose in Italia rimarra' solo un buco nell'acqua e i soldi finiranno nelle tasche di qualcuno...I progetti partono principalmente con lo scopo di farsi finanziare ed intascare i dindini...mica per il progresso!:)
      • bob scrive:
        Re: $ecchi di grano..
        Si tratta di un progetto che coinvolge diverse università europee più SAP e IBM, secondo me non bisogna essere così pessimisti
        • infame scrive:
          Re: $ecchi di grano..
          - Scritto da: bob
          Si tratta di un progetto che coinvolge diverse
          università europee più SAP e IBM, secondo me non
          bisogna essere così
          pessimistiOK, allora diciamo che la parte italiana dei fondi finirà in tasca a qualcuno...
    • Il Veneto scrive:
      Re: $ecchi di grano..
      - Scritto da: Bic Indolor
      Come si dice qui in veneto, "e ffateme capì,
      ostregheta": non per fare il criticone, ma staPietà, solo un "foresto" parla così, non certo un veneto !
      • Rex scrive:
        Re: $ecchi di grano..
        - Scritto da: Il Veneto
        - Scritto da: Bic Indolor

        Come si dice qui in veneto, "e ffateme capì,

        ostregheta": non per fare il criticone, ma sta


        Pietà, solo un "foresto" parla così, non certo un
        veneto
        !Concordo..è un misto tra qualche dialetto sudista e veneziano..ahhaha.Uno de verona el dise: "ostia, sa ela sta roba?" :))PS: vengo a conoscenza di questa notizia qui su PI prima che in univ, contando che faccio parte proprio di QUESTA facoltà anchio :S
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