Italia.it, il futuro in un remake

Mentre blogger e specialisti lavorano su un'alternativa al portalone, che subisce modifiche su base quotidiana, molti si interrogano sul suo futuro. Da oggi ci lavora la Margherita
Mentre blogger e specialisti lavorano su un'alternativa al portalone, che subisce modifiche su base quotidiana, molti si interrogano sul suo futuro. Da oggi ci lavora la Margherita

È sufficiente un giro nella blogosfera italiana per capire come, a una decina di giorni dalla presentazione, il portale del turismo Italia.it continui a non convincere, anzi rimedi nuove accuse , finendo per spingere ad una sorta di mobilitazione dal basso .

Per andare oltre il fuoco di critiche che da giorni mettono all’angolo il portale, è infatti in fase di organizzazione RItaliaCamp , iniziativa che si coordina via wiki e che si presenta come Una re-think tank per italia.it . “Sei indignato per il nuovo portale del turismo Italia.it? Ripensiamolo insieme!” dicono i promotori. Sono 130, mentre scriviamo, e tra loro non mancano nomi noti della rete italiana, gente che ha contribuito non poco al suo sviluppo, alla sua diffusione e anche alla creazione di servizi e strumenti che oggi vengono utilizzati diffusamente.

Ed è proprio da lì che si vuole partire: “RItaliaCamp è un evento (BarCamp) per elaborare una Idea Progetto atta a verificare come, utilizzando risorse open già presenti sulla rete e le attuali tecnologie disponibili , si possa realizzare in meglio un portale quale italia.it senza cadere in errori di codice, usabilità e limitatezza dei contenuti”. La bocciatura del costoso portalone istituzionale è senza appello : “In era Web 2.0 un catalogo online sull’Italia non è attuale né utile senza l’interazione della comunità in appoggio al servizio con contenuti, commenti, valutazioni, etc. L’informazione che viene fornita è limitata e povera. RItaliaCamp in primis (RItalia sito verrà dopo, forse) è il momento proprio per discutere e parlare di cosa mettere e come metterlo per avere un prodotto al passo con i tempi sia nelle piattaforme sia nei contenuti”.

Come noto a catturare il plauso di tanti è stato, a pochi giorni dal lancio ufficiale del portale, il contributo di Marco Pugliese, tecnoblogger che lavora ad un remake veloce ed economico di Italia.it . La “nuova pagina” è disponibile qui mentre qui lo stesso blog mette a disposizione uno zip scaricabile con l’intera pagina. Qualcosa di simile lo aveva pensato Achille Foti sul suo blog e non è un caso che anche Foti, tra i molti blogger italiani, promuova RItaliaCamp .

Ma cosa si pensa di questa mobilitazione in stile 2.0 della rete italiana a livello istituzionale? Qualche notizia arriva in queste ore da Paolo Zocchi sul suo blog. Zocchi, presidente dell’osservatorio ICT della Margherita (partito del ministro Rutelli che ha presentato il portale), da un lato sottolinea come i problemi tecnici e altri problemi di dati ci siano e siano innegabili, dall’altro, spiega, “ritengo ingiusto che, in una situazione vecchia tre anni, con stanziamenti fatti in passato, situazioni pregresse incancrenite, vi siano oggi posizioni di totale chiusura, della serie “tutto sbagliato, tutto da rifare”.”

“Non c’è dubbio – continua – che il precedente governo abbia gestito questa cosa in modo bizzarro e non c’è dubbio che la difficoltà a riprendere in mano una situazione così complessa si sia vista appieno. Ma ci sono tutti gli spazi per poter effettuare dei miglioramenti significativi”.

Dei milioni spesi, spiega Zocchi, molti sono andati nell’acquisto di banche dati e il rimanente sarà sfruttato per i contenuti delle Regioni e “le azioni migliorative del caso”. Su tutto questo proprio l’ Osservatorio ICT oggi dalle 17 si impegnerà in una “riflessione aperta” sulla questione.

E su questo appuntamento il blog di Scandalo Italiano ha lanciato una provocazione condita da una buona dose di ironia: “URGENTE: adotta un membro della Margherita, uno di quelli che lunedì 5 marzo incontreranno IBM e Sviluppo Italia per parlare di italia.it, e ricondizionagli la mente in vista dell’incontro!”. In molti peraltro ritengono che se rimangono ancora milioni da spendere, forse è il caso di spenderli in altro modo .

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04 03 2007
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