La Formula 1 teme i... cracker

Un ingegnere della scuderia della Jordan, già 007 parigino, sostiene che le nuove tecnologie di comunicazione usate in corsa sono da considerarsi a rischio
Un ingegnere della scuderia della Jordan, già 007 parigino, sostiene che le nuove tecnologie di comunicazione usate in corsa sono da considerarsi a rischio

Torino – In Formula1 si temono gli interventi di cracker assoldati da qualcuno o da hacker a caccia di nuove conoscenze. Questo almeno è quanto si evince dalle parole di un ingegnere della Jordan , celebre “scuderia” di Formula1.

Si tratta di Gilles Flaire, personaggio noto anche perché legato a suo tempo ai servizi segreti francesi e considerato un esperto in materia di telecomunicazioni avanzate, che in una intervista a “Sportautomoto” ha sostenuto come con le dovute capacità tecniche sarebbe possibile modificare l’andamento di una gara, intervenendo proprio sulle comunicazioni tra box e vettura in pista (sulle novità tecnologiche in F1 vedi anche: Speciale F1/ La corsa dei computer ).

In particolare, Flaire ha spiegato che i vantaggi della telemetria bidirezionale, che consentirà alla scuderia di intervenire su elementi centrali di un’automobile direttamente e nel corso di una gara, rappresentano anche un rischio. Perché qualcuno potrebbe inserirsi in comunicazioni così importanti e impedire il corretto svolgimento delle operazioni da remoto.

Una vettura della Jordan “Spiare sarà difficile – ha spiegato Flaire – mentre sarà semplice disturbare le comunicazioni. Senza arrivare a mandare falsi segnali alla vettura, sarà facile coprire il messaggio originale per evitare che questo arrivi a destinazione”.

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29 01 2002
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