La prima abitazione davvero ecosostenibile?

Zero emissioni di CO2 grazie a pannelli solari e carburanti ecocompatibili, nuovi isolanti, impianti a vento per il raffreddamento: questa la casa del futuro, presentata nel Regno Unito
Zero emissioni di CO2 grazie a pannelli solari e carburanti ecocompatibili, nuovi isolanti, impianti a vento per il raffreddamento: questa la casa del futuro, presentata nel Regno Unito

Watford – Il digradare del tetto spiovente fa assomigliare il suo profilo a quello dei fienili che punteggiano la campagna inglese. Vi scintillano pannelli solari, ampie finestre e una sorta di grande camino. La prima casa sostenibile, soprannominata Lighthouse , è stata presentata alla manifestazione Offsite 2007 insieme a quanto di più innovativo vi sia sul mercato dell’edilizia sostenibile e tecnologicamente avanzata.

Materiali il cui impatto sull’ambiente risulta minimo; zero emissioni di anidride carbonica con lo sfruttamento di fonti di energia pulite; un terzo di acqua in meno consumata al giorno grazie a sistemi di raccolta delle precipitazioni e di depurazione: offrendo incentivi, il Regno Unito ambisce ad uniformarsi a queste linee guida, dettate dal Code for Sustainable Homes . Lighthouse , che ha preso forma conducendo a soluzioni architettoniche sperimentali, si spera possa fungere da modello a cui ispirarsi.

la casa Due piani e mezzo, due camere, poco meno di cento metri quadri e una concezione dello spazio abitabile ribaltata rispetto alle soluzioni tradizionali. Al piano inferiore, la zona notte, mentre il piano superiore di Lighthouse costituisce la zona giorno, luminosa grazie alle grandi finestre e ai giochi di riflessi che consentono di sfruttare al meglio la luce naturale . L’edificio è circondato da una sorta di giardino pensile, un terrazzo che consente di ottimizzare spazi urbani spesso angusti e di schermare con la vegetazione la luce diretta del sole.

La struttura è composta e rivestita da un doppio strato di pannelli di legno, la cui installazione richiede costi e tempi ridotti, e sprechi minimi di materiale. Questo rivestimento garantisce una dispersione di calore inferiore di due terzi rispetto ai materiali tradizionali, per contenere gli sprechi inquinanti che il Regno Unito sta tentando di individuare e arginare. Un tipo di isolamento che ottimizza la resa dei sistemi di riscaldamento e di raffreddamento dell’edificio, progettati per sfruttare al massimo gli agenti naturali.

Il tetto Sul tetto spiovente della Lighthouse svetta infatti una sorta di voluminoso camino. Si tratta del sistema di ventilazione meccanica , in grado di raccogliere e incanalare il vento per fornire alla casa un sistema di raffreddamento e di circolazione dell’aria passivo. Il tetto luccica di pannelli solari : sono pannelli fotovoltaici, per la produzione di energia, i cui surplus potranno alimentare la rete nazionale, e termici, deputati al riscaldamento dell’acqua sanitaria, perfettamente integrati nella struttura dell’edificio, studiato per formare un angolo di 40 gradi rispetto all’esposizione solare, in modo da trarne vantaggio anche nelle giornate più grigie ( qui un video della BBC sulla nuova casa).

A supportare il rendimento dei pannelli solari è stato progettato un sistema alimentato con combustibili naturali ad alto potere calorifico come il pellet, segatura compressa. Le emissioni di CO2 stimate per questo tipo di combustibile sono irrilevanti, se bilanciate con l’anidride carbonica assorbita nel corso della vita degli alberi, dei quali il pellet non rappresenta che uno scarto della lavorazione. L’abitazione è inoltre dotata di un sistema per la raccolta e lo smistamento dei rifiuti, capace di trasformare gli scarti combustibili in carburante ecologico da convertire in energia. Un sistema che consentirà di ridimensionare sprechi e inquinamento: il monitor dei consumi di cui l’abitazione è dotata, simile a quelli messi a disposizione recentemente ai cittadini del Regno Unito, permetterà ai futuri abitanti della Lighthouse di apprezzarne concretamente le performance, in termini di risparmio e di impatto ambientale.

Mentre in Italia ancora si tenta di sensibilizzare il cittadino riguardo alle fonti di energia pulite, nel Regno Unito si approntano le prime dispendiose soluzioni concrete, i cui costi, riporta BBC , si ridurranno parallelamente al maturare del mercato. Nel frattempo, negli Emirati Arabi, Norman Foster è stato incaricato della progettazione di una città a zero emissioni con sei milioni di metri quadri per un enorme impianto fotovoltaico che alimenterà il più avanzato polo di sviluppo per le tecnologie a sostegno dell’energia alternativa.

Gaia Bottà

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11 06 2007
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