Larry Page: condividere per difendere la privacy

Interviene al TED anche il CEO di Google, secondo cui la convivenza tra la trasparenza e l'anonimato possono essere la soluzione ai nodi della privacy legati all'evolvere della tecnologia
Interviene al TED anche il CEO di Google, secondo cui la convivenza tra la trasparenza e l'anonimato possono essere la soluzione ai nodi della privacy legati all'evolvere della tecnologia

Il CEO di Google Larry Page è stato intervistato sul palco del TED di Vancouver da Charlie Rose e ha parlato di Google, di futuro e di privacy.

La conversazione con il CEO di Google è naturalmente partita da Mountain View e dai suoi progetti: per quanto il search sembra aver raggiunto una certa maturità, secondo Page c’è ancora tanto da fare per comprendere ed ottimizzare la ricerca di informazioni, che resta dunque il core business di Big G.

Tuttavia, accanto a questo, sono tanti i progetti collaterali: l’ultimo acquisizione in ordine di tempo, quello della startup britannica DeepMind, si inserisce per esempio nel miglioramento dei servizi di riconoscimento vocale, una funzione che si lega al computer del futuro , ma certamente anche ai device che sono in procinto di arrivare sul mercato con Android Wear .

Dopo Snowden, inoltre, sul palco del TED anche Page parla di privacy: proprio rispondendo ad una domanda che citava l’ex spia dell’NSA, Page sottolinea l’importanza che di riservatezza e sicurezza, due aspetti quasi dipendenti tra loro ed entrambi alla base della democrazia. Per questo, senza fare emettere alcuna valutazione su Snowden ed i suoi metodi, Page sottolinea di essere deluso dalla completa mancanza di trasparenza da parte del governo e dei sistemi che ha adottato per monitorare le persone rischiando di comprometterne la fiducia rispetto a Internet.

D’altronde la privacy – ammonisce Page – sta diventando una questione sempre più fondamentale: sono sempre di più le informazioni scambiate online o archiviate su un dispositivo mobile. Secondo Page, tuttavia, la soluzione alle nuove problematiche che sorgono con le nuove tecnologie è da ricercare nella trasparenza e nella condivisione anonima delle informazioni.

Per spiegare perché però non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, il CEO di Google fa un esempio personale: quando perse la voce in seguito alla paralisi della parte sinistra delle corde vocali ha pensato che sarebbe stato fantastico se tutti i medici avessero potuto avere accesso (in via anonima) alla sua cartella clinica ed ai problemi che stava affrontando.

In quello che sembra il ragionamento basilare del crowdsourcing, secondo Page ciò permetterebbe ai dottori di sapere sempre di più delle condizioni di salute in cui si versa e magari di trovare una soluzione efficace. Per non parlare della possibilità di condividere la propria esperienza con altre persone con la stessa problematica o di raccogliere facilmente statistiche su di essa, magari utili alla ricerca scientifica.

Claudio Tamburrino

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