Lavoro IT, non ci sarà l'invasione dall'estero

L'Italia ha così poco da offrire che non s'ha certo da temere l'arrivo di frotte di programmatori preparati dall'Est europeo. Ci sono altri paesi dove si può ottenere di più e di meglio
L'Italia ha così poco da offrire che non s'ha certo da temere l'arrivo di frotte di programmatori preparati dall'Est europeo. Ci sono altri paesi dove si può ottenere di più e di meglio

Caro Punto informatico vorrei rispondere a quella lettera che ha paventato il pericolo di un’invasione di lavoratori dell’Est. Pericolo che credo proprio non esista perché i lavoratori italiani subiscono l’arretratezza del sistema Italia, ma al tempo stesso ne sono protetti. L’Italia ha cosí poco da offrire che la maggior parte dei programmatori dell’Europa dell’est sceglierà altri lidi.

Lavoro da circa 10 anni nel mondo dell’IT e ho cercato più volte di andare a lavorare all’estero con poco successo, finché non mi sono specializzato su un prodotto che sta esplodendo adesso, ma che conoscono in pochi.
Adesso sono a Londra nella sede di un operatore di telefonia e ci sono moltissimi indiani, ma non solo: nel mio gruppo di lavoro ci sono due australiani, un irlandese, un polacco tre indiani e quattro britannici.

Per strada senti parlare tutte le lingue, di gente dell’Europa dell’est già ce n’è tanta, soprattutto polacchi. Eppure qui sui giornali si parla tantissimo di skill gap ovvero di scarsità di lavoratori qualificati. E di indiani con una sufficiente preparazione ne sono rimasti pochi. Tanto che l’india sta di corsa mettendo su nuove scuole e nuove università, ma nella fretta la qualitá sta calando.

La verità è che chi ha una preparazione scarsa o generica avrà difficoltà a trovare lavoro con o senza i lavoratori dell’Est mentre la domanda di persone specializzate aumenterà sempre di piú (anche in Italia) e se
non sono bastati gli indiani a coprire il vuoto non basteranno neanche i rumeni o i bulgari.

Dove andranno quindi i lavoratori dell’Est? I piú preparati andranno in Gran Bretagna, Germania e Olanda, poi c’è grande richiesta in Irlanda, Belgio e nei paesi scandinavi, ma ci sono anche Francia, USA (sempre meno), Dubai e forse tra una quindicina d’anni anche quell’India che adesso esporta tanti programmatori.

Infine l’Italia che ne raccoglierà pochissimi e, visti i bassi stipendi italiani, i meno preparati. Forse ne verranno tanti di quelli che non hanno studiato, di quelli disposti a fare i muratori. Se questo sia un bene o un male dovrebbe dirlo chi è rimasto in Italia, ma se si continua cosí la concorrenza dei programmatori che vengono dai paesi a basso costo dovrebbe essere l’ultima preoccupazione.

Vincenzo

Sul tema vedi anche:
Nel lavoro IT il problema è la professionalità
Lavoro IT, non è questione di diritto
Lavorare nell’IT in Germania
Lavoro nell’IT, in Romania però
Lavoro nell’IT? Io sono andato all’estero
IT? Il regno del precariato
IT? Il lavoro c’è, eccome. Manca la voglia

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15 03 2007
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