Le parole della Rete

di Paolo De Andreis - Siamo alle soglie di una nuova era eppure siamo ancora costretti a parlare del copyright e dei pericoli che rappresenta per la rete. La politica? Colonizzata da interessi di nicchia

Roma – Non sapevamo ieri e non sappiamo oggi dove porterà l’interazione elettronica tra gli umani, non abbiamo alcuna idea delle conseguenze macrosociali e macroeconomiche della grande novità, o cosa significhi il fatto che gli uomini e le donne, e i loro dispositivi, possano interagire tra di loro, many-to-many, come mai prima, per giocare, lavorare, costruire cose insieme, dibattere sul proprio futuro e prendere delle decisioni. Ci troviamo all’alba di una nuova era per l’umanità, figlia di una svolta paragonabile soltanto all’invenzione della scrittura e della stampa, in cui si dischiudono nuove promesse per il presente e il domani di noi tutti. Tra queste: maggiore comprensione tra i popoli, più rapida circolazione delle idee, aumento del loro numero e della loro qualità, fervore creativo in continuo rinnovamento, dibattito permanente a livello locale, nazionale ed internazionale su pressoché l’intero scibile umano, diffusione della cultura, accelerazione della ricerca scientifica e tecnologica. Soprattutto, Internet promette partecipazione e sviluppo della partecipazione, è un grimaldello contro l’isolamento assassino di intere popolazioni vittime di regimi totalitari ma è anche il canale di riscossa di popoli che abbracciando il digitale proiettano la propria società verso un più grande benessere e una maggiore coesione sociale. Se il mondo ha una speranza di entrare un giorno in una nuova era superando le sue divisioni e riducendo il divide culturale ed economico che è spesso la causa prima delle tensioni internazionali questa speranza è Internet. Non ce n’è altre. La rete è destinata ad impattare su tutto, e mica solo sull’economia o sull’ambiente, ma sulla percezione di sé, del proprio corpo e della propria famiglia, sull’identità personale e nazionale, sulla sessualità, sulla privacy, sui valori, che non sono immutabili come qualcuno vuol far credere ma sono anch’essi, e meno male, in continua evoluzione, così come i comportamenti dell’umanità, quella digitalizzata in primis.

A fronte di tutto questo ecco che ci costringono a parlare di copyright. Siamo ancora qui. La politica sospinta da interessi tutt’altro che cristallini anziché porre al centro l’inclusione digitale, la diffusione dell’accesso, la cooperazione digitale internazionale, nella sua agenda continua a porre in primo piano una questione vecchia di anni. Una questione rilevante, eppure di piccole dimensioni rispetto all’enormità del cambiamento in atto. Come risolvere “il problema del copyright”, o come garantire ai produttori il ritorno di investimenti, non è cosa che riguardi Internet o i suoi abitanti. Non è Internet il problema, cioè, ma lo è semmai l’idea che la diffusione di un ambiente di comunicazione interpersonale e globale, la cui origine tecnologica non basta certo a spiegarne la natura né la portata, possa non avere un impatto drammatico sulle strutture tradizionali, sull’economia tradizionale, e quindi sullo status quo degli interessi industriali. Eppure, appunto, siamo ancora qui a doverci occupare di copyright.

Trovo entusiasmante il lavoro compiuto dai sostenitori del copyleft, tra i quali nel mio piccolo colloco anche me stesso, per individuare, ideare e proporre modi alternativi della produzione creativa, alternativi al copyright. È entusiasmante perché indaga sui nuovi scenari della produzione intellettuale e della diffusione della conoscenza, perché prende in mano la materia prima della nuova era, Internet, e tenta di plasmare un oggetto che sulla rete possa correre e svilupparsi. Soprattutto, si muove senza intaccare le promesse dell’era digitale, senza tentare di contenere il fiume che dilaga nelle campagne assetate ma, al contrario, costruisce una barca che quel fiume può navigare, e sulla quale può salire chiunque vi stia nuotando dentro.

Ed è questa la chiave: se si vuole sostenere di tenere davvero allo sviluppo di Internet, come stanno facendo in questo periodo gli industriali della musica provati da anni di guerra contro i propri consumatori, non si può allo stesso tempo cercare di realizzare nuove gabbie per nuovi comportamenti scaturiti dalle nuove opportunità, né ritenere che quel fiume in piena possa essere tenuto a bada da argini costruiti con materiali antichi. Né si può sostenere in buona fede che ciò sia dovuto . Eppure lo fanno, trascinando un’intera classe politica, con alcune luminose eccezioni, in un tunnel consociativo che si esprime in normative inadeguate, proposte fascistoidi e una pratica della società tecnologica che avvicina come mai prima democrazie e dittature in tutto il Mondo. Arrivano, si veda il recentissimo caso di Warner, a denunciare gente come Lawrence Lessig, personalità che da lungo tempo avrebbero dovuto corteggiare per darsi una speranza di cambiamento reale in linea con l’avvento dell’era digitale, e magari costruire un’alternativa alla contrazione dei profitti.

Sono questi i dirigenti industriali che oggi sostengono di aver finalmente compreso lo spirito della rete, di non voler più sbagliare. Sono loro che hanno fatto chiudere Napster, perseguito Kazaa e demonizzato quella meraviglia di Gnutella, sono quelli che hanno messo nei guai migliaia di utenti, che hanno spinto i propri referenti politici alla realizzazione di leggi liberticide, che confondono lotta alla pedofilia violenta con la difesa del diritto d’autore, sono loro i darth vader del CSS, del DRM, del Trusted Computing, della data retention, della deep packet inspection, della Dottrina Sarkozy.

Oggi i creativi sono sempre più spesso imprenditori di se stessi, sempre meno devono ricorrere ai rigidi meccanismi dell’industria tradizionale, sviluppano sempre più un rapporto diretto con il proprio pubblico, e questo è spesso pronto a dialogare con loro, persino a contribuire fattivamente a quelle produzioni avendo ora la possibilità tecnologica di farlo. È un processo lento ma corrosivo, e inevitabile. Quello che sta finendo non è né la produzione musicale né quella cinematografica, giusto per citare il refrain ossessivo di certi dirigenti industriali, sta invece esaurendosi un vecchio modo di concepire l’una e l’altra. Se ne affacciano di nuovi, di cui le nuove tecnologie altro non sono che gli strumenti, in cui sono le persone, i loro nomi e i loro volti, a mettersi direttamente sul mercato, senza intermediari o con intermediari squisitamente tecnici , di servizio . Il mercato stesso non è più l’audience, è la community. La musica e il cinema esistevano e progredivano ben prima che qualcuno li trasformasse in un grosso business, hanno cambiato natura da allora e la cambieranno ancora. Tutto fluisce, tutto cambia. Ed è entusiasmante. Ed è questo che dovrebbe imporre alla politica di farsi carico dell’inclusione digitale quale primo strumento di innovazione e cambiamento, unica vera arma dello sviluppo in un mondo sovraffollato e diseguale.

Sulla debacle prima di tutto culturale dell’industria dei contenuti alle prese con Internet da anni si consumano tastiere di computer in ogni dove, vi sono miriadi di siti dedicati e spesso sui blog più interessanti non si parla d’altro. Se questo accade è perché quell’industria ha colonizzato da tempo la politica e ne detta l’agenda, trasformando i propri piccoli interessi in affari di stato di cui siamo costretti ad occuparci anziché lavorare su fronti assai più interessanti. Il copyright e chi lo difende ad oltranza rappresenta oggi il più grande ostacolo sulla via dell’innovazione socio-culturale innestata da Internet. Che certi esponenti politici possano prenderne atto è ingenuo sperarlo, che lo facciano gli elettori europei, invece, è un sogno con il quale di quando in quando è bello svegliarsi. Rende più leggeri e luminosi questi giorni di primavera.

Paolo De Andreis
il blog di pda

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  • Andreabont scrive:
    Attenti alla terminologia
    Avete usato la parola "Hacker" nell'articolo, il che è da un parte vero (l'hacker sarebbe virtualmente interessato allo studio a 360° di questa nuova tecnologia) dall'altra stride, infatti l'hacker non è interessato ad utilizzare questo "bug" per violare il sistema.Se parlate dei "pirati informatici" parlate pure di "Cracker", ovvero coloro che davvero utilizzerebbero quel "bug" per scopi illeciti.Comq la cosa è preoccupante, si riteneva questa crittografia come "inviolabile" a causa del principio di heisenberg, ma allora questo principio non è del tutto valido... la teoria quantistica è fondata su di lui...
  • fabio bortoli scrive:
    BB84
    Ma scusate, il famoso algoritmo BB84 a prova di sniffing per le comunicazioni quantistiche che fine ha fatto?
  • Gianni scrive:
    Sniffing
    [quote]Nel suo lavoro, Lo ha scoperto che i sensori di fotoni che da un lato trasmettono e dall'altro ricevono le informazioni di cifratura non si "accendono" nello stesso identico istante, e sapendo che uno dei due sensori si attiva in ritardo rispetto all'altro (anche se è un ritardo misurabile nell'ordine di poche centinaia di picosecondi) un malintenzionato non dovrebbe fare altro che dirottare il segnale dell'altro sensore verso il suo, su una fibra ottica più corta rispetto a quella del percorso originario, per "sniffare" l'informazione prima di farla arrivare a destinazione come preventivato.[/quote]premetto che nn sono un fisico (ma un semplice ingegnere), comunque credo che il problema sia dovuto alla distanza. in pratica quando le distanze su fibra ottica aumentano, occorre ripetere il segnale ogni tot per farlo arrivare a destinazione (e credo che sia il compito di questi sensori di fotoni che cita il professore). ora dato che questo sensori introducano un ritardo, il professore pensa che sia possibile leggere il dato e reinstradarlo con un percorso più breve, senza che chi riceve se ne accorge. non è un problema di fisica quantistica, ma solamente tecnologico (questi ripetitori sono elettro-ottici e diventano l'anello debole della trasmissione).posso aver preso una cantonata, nel qual caso mi scuso...
  • Zorro scrive:
    Problemi di sniff limitati
    In realtà i problemi di essere sniffati sono limitati:una delle conseguenze del comportamento quantistico è prprio che se qualcuno intercetta il messaggio e lo sniffa chi lo riceve se ne accorge perché lo stato quantistico del mesasggi oviene alterato dalla "misura" introdotta da quello che sniffa.Diciamo che in caso di crittografia quantistica è come se chi riceve posse sempre verificare se "la busta è stat aperta".Ovviamente che intercetta il messaggio può cercare farne un uso inappropriato, ma se io comincio a trasmettere dati a pacchetti e mi accorgo che mi arrivano "in buste tutte aperte" beh semplicemente interrompo la comunicazione in modo che lo sniffer non abbia un mesasggio completo e analizzo il problema.
    • fabio bortoli scrive:
      Re: Problemi di sniff limitati
      Infatti, sapevo anche io che funzionava cosi. Sniffare e' possibile, ma il ricevitore ne sara' a conoscenza....- Scritto da: Zorro
      In realtà i problemi di essere sniffati sono
      limitati:

      una delle conseguenze del comportamento
      quantistico è prprio che se qualcuno intercetta
      il messaggio e lo sniffa chi lo riceve se ne
      accorge perché lo stato quantistico del mesasggi
      oviene alterato dalla "misura" introdotta da
      quello che
      sniffa.

      Diciamo che in caso di crittografia quantistica è
      come se chi riceve posse sempre verificare se "la
      busta è stat
      aperta".

      Ovviamente che intercetta il messaggio può
      cercare farne un uso inappropriato, ma se io
      comincio a trasmettere dati a pacchetti e mi
      accorgo che mi arrivano "in buste tutte aperte"
      beh semplicemente interrompo la comunicazione in
      modo che lo sniffer non abbia un mesasggio
      completo e analizzo il
      problema.
      • fabio bortoli scrive:
        Re: Problemi di sniff limitati
        Si veda anche algoritmo BB84- Scritto da: fabio bortoli
        Infatti, sapevo anche io che funzionava cosi.
        Sniffare e' possibile, ma il ricevitore ne sara'
        a
        conoscenza....


        - Scritto da: Zorro

        In realtà i problemi di essere sniffati sono

        limitati:



        una delle conseguenze del comportamento

        quantistico è prprio che se qualcuno intercetta

        il messaggio e lo sniffa chi lo riceve se ne

        accorge perché lo stato quantistico del mesasggi

        oviene alterato dalla "misura" introdotta da

        quello che

        sniffa.



        Diciamo che in caso di crittografia quantistica
        è

        come se chi riceve posse sempre verificare se
        "la

        busta è stat

        aperta".



        Ovviamente che intercetta il messaggio può

        cercare farne un uso inappropriato, ma se io

        comincio a trasmettere dati a pacchetti e mi

        accorgo che mi arrivano "in buste tutte aperte"

        beh semplicemente interrompo la comunicazione in

        modo che lo sniffer non abbia un mesasggio

        completo e analizzo il

        problema.
  • gerry scrive:
    Ma servono reti dedicate
    Per la crittografia servono reti dedicate, potrà essere utile per lo scambio tra datacenter di banche e grosse organizzazioni ma non avrà alcuna ricaduta sul privato.Almeno in tempi brevi.
  • djechelon scrive:
    Strano...
    Che io sappia la crittografia quantistica si basa sul fatto che se io LEGGO un fotone, automaticamente lo SCRIVO in maniera irrecuperabile. Vale cioè il principio di indeterminazione di Heisenberg.Mi sa che mi dovrò leggere con calma le ricerche dell'esimio professore
    • Jo Pa scrive:
      Re: Strano...
      Anch'io sapevo che valesse il principio di Heisenberg, e quindi un attacco del tipo "man in the middle", in crittografia quantistica, non era assolutamente praticabile. Mah ?!(newbie)
      • inquisitore scrive:
        Re: Strano...
        sottoscrivo, anche a me suona strano questo "hack". mah...
        • Ricky scrive:
          Re: Strano...
          Risultava anche a me questo limite,per questo si vantava una sicurezza nella trasmissione vi FIBRA che nessun altro sistema garantiva.
          • fra Martino scrive:
            Re: Strano...
            capperi. non sapevo che dei fisici quantistici leggessero punto-informatico.
          • claudio scrive:
            Re: Strano...
            Beh, invece qualcuno che conosce la fisica quantistica c'è....:-)E comunque, in questo articolo ci sono diverse...imprecisioni (siamo buoni!) ben miscelate nel testo, che possono trarre il lettore in confusione.Consiglio vivamente di andare a leggere gli articoli originali.C.
      • Tizio Incognito scrive:
        Re: Strano...
        L'attacker non legge la chiave misurando i qubit, ma sfrutta lo sfasamento dei due sensori (0 e 1) del ricevitore per caXXXXX indirettamente. Dall'articolo citato:
    • fra Martino scrive:
      Re: Strano...
      perchè? vuoi farci credere che le capiresti?
    • linaro scrive:
      Re: Strano...
      il principio di Heisenberg funziona solo il caso di dimensioni paragonabili a una molecola, non ad insiemi di esse (è una questione di massa/dimensioni). Non so come funzioni un computer quantico, ma se ci fosse il problema a cui ti riferisci sarebbe inutilizzabile ai fini di conservazione di un dato non credi?Un dato che varia solo per il fatto che lo devo leggere è inutile.
      • ... scrive:
        Re: Strano...
        yeah, tirate sempre a caso e sperate di indovinare? mah...il principio di indeterminazione di Heisenberg esiste sempre, a prescindere che si tratti di una molecola o di una galassia, ma che cavolo dici?la distribuzione delle galassie nell'universo è proprio legata al principio di indeterminazione, che a lungo andare ha creato una distribuzione di materia non uniforme, altrimenti l'universo sarebbe uniforme e noi non esisteremosemplicemente in un caso macroscopico, per piccoli tempi di osservazione, gli effetti dovuti all'indeterminazione quantistica sono trascurabili, ma dipende comunque di cosa stiamo parlandoesistono sistemi macroscopici che si reggono grazie ad effetti quantistici, vedi l'elio superfluido, o le stesse stelle di neutroni, e così viala fisica lasciatela ai fisici va :)
        • SilvioIlB scrive:
          Re: Strano...
          Dai, lo sappiamo che dalle 17.24 alle 19.54 hai passato tutto il tempo a cercare "principio di indeterminazione di Heisenberg" su google(rotfl)
          • ... scrive:
            Re: Strano...
            no in realtà ho una laurea in fisica con 1 pubblicazione all'attivo e faccio ricerca nel campo delle teorie di gauge & gravità quantistica...però ogni tanto evitare di far passare stupidaggini per verità, non fa male
        • Fiamel scrive:
          Re: Strano...

          la distribuzione delle galassie nell'universo è
          proprio legata al principio di indeterminazione,
          che a lungo andare ha creato una distribuzione di
          materia non uniforme, altrimenti l'universo
          sarebbe uniforme e noi non
          esisteremoNon ho una laurea in fisica come te, ma ho letto a sufficienza da capire qualcosa, anche se spesso mi ricordo male. Mi sembra che il principio di indeterminazione di Heisenberg indichi solo la nostra incapacitá di conoscere contemporaneamente piú parametri relativi ad una particella, non che quella particella si comporti in modo bizzarro, casuale o asimmetrico; so che esiste qualcosa di asimmetrico (quark strange?) ma non mi pare che il principio di Heisenberg centri. Perció, perché dici che la distribuzione delle galassie é legata al principio e che il principio ha creato una distribuzione non uniforme (sempre che si creda ad un unico Big-Bang)?
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