Megahacking: ma quali hacker e hacker?

L'Ansa pubblica le fantasie di Eta Meta, la Camera di Commercio di Milano inizia delle indagini. Meno male che c'è 2600.com. Hackafollia di fine inverno


Web (internet) – Chi l’ha fatto? Perché? Per il momento delle aggressioni informatiche che in questi giorni hanno buttato giù in sequenza alcuni dei siti più conosciuti della rete, soprattutto quelli dedicati al commercio elettronico e al trading online, si sa soltanto il come. Si sa che gli attacchi hanno sfruttato le tecniche di “denial of service” ma non si ha la più pallida idea di chi sia l’autore. E ha un bel da fare l’ FBI nel cercare di convincere di essere già sulle tracce di quelli che Clinton ha definito “terroristi del duemila”.

Le motivazioni delle aggressioni rimangono quindi sconosciute anche se di ipotesi se ne possono fare molte, tra queste una reazione-avvertimento contro la commercializzazione della rete e l’incalzare delle majors dell’e-commerce nel mettere a rischio le attività slegate dagli interessi economici della grande industria (vedi tra i tanti il caso etoys.com).

Di sicuro un effetto dell’attacco c’è stato, ed è quello di aver svegliato un po? tutti, di aver messo in guardia industriali ed utenti: il commercio elettronico in rete è un alieno che ha la possibilità di mettere radici su un terreno insidioso; come alieno, però, sarà sempre soggetto a crisi di rigetto. Alla sicurezza al cento per cento non si arriverà mai e nessun servizio può considerarsi al riparo da “tutto”.

Che siano stati hacker gli autori dell’aggressione viene giustamente messo in dubbio dai più attenti. L’hacker è, per definizione, qualcuno che “risolve i problemi e costruisce le cose” (da Jargon File, Eric S. Raymond) ed è difficile vedere un gruppo di hacker impegnati in un abbattimento di siti fine a sé stesso, senza che questo evento sia seguito da una qualche rivendicazione in grado di dare una “forma” precisa all’aggressione. Difficile vederci dei “cracker”, ovvero hacker che dalle proprie conoscenze cercano di trarre profitti illeciti, proprio perché queste aggressioni più che profitti a qualcuno hanno portato danni economici. Chi è stato allora?


Interessante, per capirci qualcosa, quello che scrive 2600.com , sito che si autodefinisce da tempo “il giornale degli hacker”.

“Ci dispiace se i maggiori siti dell’e-commerce hanno sperimentato attacchi Denial of Service. Ci dispiace davvero, ma non possiamo permettere che loro o altri continuino ad accusare gli hacker per quanto è accaduto.
Fino a questo momento, i media industriali non hanno saputo parlare dell’evento in modo corretto, si sono scagliati contro gli hacker per poi ammettere di non sapere chi c’era dietro gli attacchi. Dal momento che la capacità di far girare un programma (perché di questo si tratta) non richiede capacità di hacking particolari, indicare che ci sono hacker dietro a questa azione fa pensare che si sappia qualcosa dei motivi e delle persone coinvolte.
In realtà potrebbe essere stata un’azione di qualcuno che ha perso i risparmi di una vita a causa dell’ecommerce. Oppure l’hanno fatto i comunisti. Oppure le stesse aziende americane! Dopo tutto, chi altri trarrebbe maggiore vantaggio da una ulteriore demonizzazione degli hacker con conseguenti leggi restrittive della libertà individuale?”

2600.com apre quindi un nuovo fronte per cercare di interpretare quanto è accaduto. Colpisce la conclusione di quel pezzo : “chi è responsabile dei fatti, o non aveva motivi particolari per farlo o sapeva esattamente quello che stava facendo. Ed è questa l’eventualità che dovrebbe davvero preoccupare gli hacker”.


Intanto l’Ansa pubblica uno studio di “Eta Meta” condotto su 472 utenti italiani. Studio che definire sorprendente è eufemistico. Arriva a puntino sull’onda dell’emozione e afferma che 7 navigatori su 10 soffrono di incubi di hackers. Non contenta, Eta Meta insiste sostenendo che un utente internet italiano su tre è preda di attacchi di panico “per uno stop di internet”.

Notizie raccapriccianti visto anche il “vastissimo” campione statistico utilizzato, ma mai quanto il decalogo delle regole per “evitare le ansie e le paure legate ai pirati informatici” stilato da Eta Meta e ripreso in toto dall’Ansa. Un decalogo con chicche da non perdere:
“Se si viene violati da hacker o virus informatici, intervenire tempestivamente;
Contattare per informazioni e consulenza un ente di polizia informatica;
Controllare sempre, senza eccezioni, ciò che entra nel vostro sistema.”

Ma l’onda emotiva scatenata dalle aggressioni ai grandi siti commerciali ha anche dato motivo alla Camera di Commercio milanese di avviare una indagine sulla criminalità informatica in Italia.

Secondo la Camera di Commercio, il cui lavoro si intitola “i rischi criminali connessi all’introduzione delle nuove tecnologie informatiche nel settore finanziario”, è necessario paragonare il panorama americano a quello europeo e a quello italiano per comprendere cosa riserva il futuro. L’Ansa nota che “100 mila francesi operano già in Internet per effettuare operazioni bancarie.”

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