Microsoft tra terrorismo e diritti

Redmond illustra le proprie strategie per contribuire alla lotta al terrorismo. Nel rispetto delle leggi locali, nel tentativo di bilanciare sicurezza, privacy e diritto all'informazione
Redmond illustra le proprie strategie per contribuire alla lotta al terrorismo. Nel rispetto delle leggi locali, nel tentativo di bilanciare sicurezza, privacy e diritto all'informazione

La Rete è un efficace strumento per manifestare il proprio pensiero, al servizio di chiunque, inevitabilmente sfruttata anche per gli scopi più deprecabili. Fra questi scopi, sottolinea Microsoft, ricadono “contenuti usati per promuovere la violenza terroristica e per reclutare accoliti per gruppi terroristi”, contenuti che alimentano il dibattito politico e il confronto nel contesto della società civile, contenuti da cui Redmond intende prendere le distanze.

I colossi della Rete, incoraggiati dall’ allarme mediatico e dalle pressioni della politica , hanno già preso posizione a riguardo. Anche Microsoft ha scelto di farlo, con un post sul proprio blog ufficiale: “abbiamo la responsabilità di fornire i nostri diversi servizi Internet in modo che siano uno strumento per agevolare le persone, non in modo che contribuiscano, seppur indirettamente, ad atti terribili”. Al tempo stesso, avverte Redmond, “abbiamo la responsabilità di fornire i nostri servizi nel rispetto di valori senza tempo come la privacy, la libertà di espressione e il diritto di accedere all’informazione”. È così che Microsoft ha scelto di chiarire come intende operare il delicato bilanciamento per garantire sicurezza, privacy e il fluire dell’informazione , pur non gestendo in prima persona alcun social network o alcuna piattaforma espressamente dedicata alla condivisione di contenuti .

Redmond annuncia così di essere all’opera per aggiornare le proprie condizioni d’uso: oltre a proibire i contenuti d’odio e la violenza, come già avviene, saranno banditi dai servizi aperti agli utenti i contenuti esplicitamente inneggianti al terrorismo . Per cavarsi d’impaccio, e ridurre i margini di discrezionalità nello stabilire cosa sia un contenuto a sfondo terroristico, Microsoft ha spiegato di considerare tali i contenuti caricati dalle organizzazioni che le Nazioni Unite classificano come terroristiche o i contenuti che includano “raffigurazioni grafiche di violenza, incoraggino le azioni violente, supportino le organizzazioni terroristiche o i loro atti o incoraggino le persone a prendervi parte”.

Segnalazione contenuti a sfondo terroristico

Definito ciò che si può considerare contenuto terroristico, Microsoft spiega di agire in ogni caso su segnalazione : in quanto soggetto che opera come intermediario , non si fa carico di monitorare i propri servizi a caccia di contenuti da rimuovere, ma si confronta con le notifiche fatte pervenire da utenti e istituzioni attraverso i canali messi a disposizione .

Bing, precisa Redmond, nello specifico non ospita alcun contenuto e ha piuttosto lo scopo di “mettere a disposizione dei link a tutta l’informazione rilevante presente su Internet”: spetta alle diverse società tracciare il confine tra ciò che è informazione e ciò che si debba ritenere pericoloso per la sicurezza e per questo motivo illegale, e quindi delineare il raggio di azione per un attore della Rete come un motore di ricerca. Bing , dunque, opererà in maniera differenziata a seconda delle leggi che vigono nei diversi paesi del mondo.
Microsoft opera nella convinzione che la pluralità dell’informazione consenta ai cittadini di compiere delle scelte consapevoli e per questo motivo intende muoversi sulle orme di Google, che già collabora con delle ONG per restituire informazione utile a rendere consapevoli gli utenti che vi si rivolgano per rintracciare contenuti a sfondo terroristico.

Per il prossimo futuro, Microsoft conta inoltre di investire su tecnologie da mettere al servizio della società civile connessa, volte a contenere la proliferazione di contenuti terroristici: modellato probabilmente in maniera simile al proprio servizio PhotoDNA per tracciare contenuti pedopornografici, Redmond sta lavorando accanto al ricercatore Hany Farid del Dartmouth College, specializzato nell’analisi delle immagini, per sviluppare un sistema utile a individuare in Rete immagini, video e audio a sfondo terroristico che siano già classificati come tali, così da contrastarne la diffusione con un’analisi che operi “in maniera accurata e proattiva” sui contenuti pubblici.

Gaia Bottà

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23 05 2016
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