La ricerca sta facendo veramente passi da gigante nello scoprire i lati nascosti della natura che ci circonda. Secondo alcuni scienziati, all’interno dei suoi densi tappeti verdi, il muschio nasconderebbe un suo cervello capace di trasmettere messaggi elettrici. Sì, hai capito proprio bene. Una delle piante più antiche della Terra avrebbe prodotto prove di comunicazione elettrofisica.
Si chiama Andrew Adamatzky il ricercatore che continua a studiare la sorprendentemente sofisticata vita interna di organismi che la maggior parte di noi considera primitivi. Questo informatico presso l’Università del West of England di Bristol, insieme con il collega Andrew Ilachinski, ha scritto un articolo pubblicato sul New York Times nel quale evidenziava la saggezza dei mixomiceti.
Solo dieci anni dopo, Adamatzky ha affermato: “I funghi possono percepire tutto ciò che percepiscono gli esseri umani e molto di più. Questi risultati potrebbero indicare l’esistenza di una grammatica in qualche modo universale alla base della comunicazione in tutti i substrati viventi“. Da qui la ricerca che ha spinto l’informatico a scoprire il cervello del muschio.
Il fatto che il muschio abbia un cervello dimostra che le piante sono intelligenti
La scoperta di una specie di cervello nel muschio ha permesso di capire che la vegetazione intorno a noi è più di un semplice produttore di ossigeno. “Le piante sono sempre più riconosciute come capaci di un’elaborazione sofisticata delle informazioni“, ha dichiarato Adamatzky. “Esse mostrano varie forme di intelligenza, calcolo distribuito e comportamenti percettivi e adattivi avanzati […] nonostante le numerose ricerche sull’attività elettrica nelle piante superiori, l’elettrofisiologia dei muschi rimane relativamente poco esplorata“.
Il ricercatore, recentemente ha spiegato: “Le nostre registrazioni a lungo termine con macroelettrodi rivelano che il muschio comune B. rutabulum esprime un repertorio elettrofisiologico ricco e stratificato. Durante sette giorni di monitoraggio continuo, il muschio ha mostrato tre regimi di attività elettrica costanti (veloce, intermedio e lento), attività elettrica propagante , treni di impulsi strutturati e un’organizzazione temporale a lungo termine sia nel potenziale di base che nella frequenza di scarica“.
Al momento questi risultati sono solo un ulteriore esempio tra i tanti che confermano il fatto che la vita delle creature più semplici del nostro pianeta potrebbe essere più complessa di quanto in realtà crediamo. Chissà se arriveremo un giorno a comprendere il cervello del muschio come le api sembra sappiano contare.