L’uomo da sempre ha caratterizzato la sua storia con diverse scoperte e, nonostante oggi abbiamo raggiunto obiettivi invidiabili, ancora riesce a trovare qualcosa di nuovo. È questa l’avventura di un gruppo di ingegneri che hanno creato una “super” colla in grado di fissare qualcosa in soli 10 secondi, resistere per anni e diventare più forte sott’acqua. Potremmo dire un attaccatutto quasi perfetto.
Infatti, in tutto ciò che riguarda il mondo degli adesivi uno dei principali problemi è l’acqua che complica i tentativi di manutenzione delle infrastrutture oceaniche, come ad esempio gli oleodotti. Qualsiasi adesivo al momento perdono tenacità a causa delle molecole dell’acqua che rivestono le superfici da assemblare, formando così una barriera repulsiva naturale oltre a erodere e lavare via gli adesivi.
Lo studio che ha permesso di realizzare una colla in grado non solo di resistere, ma addirittura di diventare più forte sott’acqua e mantenere la sua tenacità per anni è stato pubblicato su Nature Communications. “Ottenere un’adesione subacquea rapida, duratura e riciclabile ha a lungo rappresentato una sfida significativa, complicata dagli strati di idratazione, dai lenti processi di polimerizzazione e dalle problematiche ambientali legate agli adesivi tradizionali“, si legge.
Come è stato possibile realizzare questa colla
Gli ingegneri sono riusciti a realizzare questa colla subacquea grazie a un principio particolare definito liquido ionico supramolecolare. Questo principio permette un autoassemblaggio mediato dallo scambio di solvente. Gli esperti parlano di “flusso di Marangoni” che non solo accelera l’aggregazione supramolecolare, ma penetra anche efficacemente negli strati di idratazione, consentendo uno stretto contatto con le superfici del substrato sommerso.
In pratica, un parte iniziale, definita chimica oltre la molecola, si occupa di molte molecole che si combinano in strutture complesse. La parte successiva ricompone i suoi atomi, legandosi alle superfici subacquee quando l’adesivo entra in contatto con l’acqua.
“Questa ricerca combina la chimica supramolecolare e la scienza interfacciale macroscopica per promuovere materiali adattivi con capacità di adesione personalizzabili“, hanno spiegato gli ingegneri dello studio. “Analisi spettroscopiche e teoriche rivelano lo sviluppo di reti non covalenti reversibili e riarrangiamenti molecolari guidati durante lo scambio di solvente“.