Musica online, DRM sì, DRM no

iTunes senza DRM, o forse no. Di sicuro di protezioni non se ne vedono altrove. Perché la linea che divide il lecito dall'illecito sul web è sottile come un capello

Roma – Imminente, ma neanche troppo, l’avvento di iTunes senza protezioni. Le voci si rincorrono da giorni, e ora sembra che sia fatta: entro poche ore, dicono tutti (o quasi ) in rete, la musica in vendita nello store musicale di Apple sarà tutta (o quasi) priva di protezioni. Attenzione, però, si tratta di voci incontrollate e che non sempre – trattandosi dell’azienda di Cupertino – corrispondono a verità: di certo c’è soltanto che l’onda lunga del DRM-free sta colpendo un po’ tutti gli addetti del settore. Forse l’ora di iTunes è solo rimandata.

Attorno al concetto di libero da protezioni cominciano a fiorire addirittura i mercatini dell’usato. È il caso di bopaboo , un sito in versione beta che offre ai suoi iscritti un marketplace dove “acquistare e vendere musica digitale, dicendo basta allo sharing illegale”: chi, d’altronde, non ha qualche file MP3 regolarmente detenuto che non usa più ? Perché farli ammuffire nelle soffitte del proprio player, quando possono trasformarsi in una autentica gallina dalle uovo d’oro?

Nonostante le condizioni d’uso che si firmano all’atto dell’iscrizione siano molto esplicite sulle responsabilità della compravendita, bopaboo si muove comunque su un terreno minato : l’idea di far scambiare, dietro pagamento, file MP3 senza protezione tra gli utenti ricalca in pieno il fiorente commercio di CD usati di qualche anno fa (prima dell’avvento della musica digitale), con la sola piccola differenza che in questo caso l’analogia dovrebbe essere fatta piuttosto con la duplicazione di un CD piuttosto che con la sua cessione.

Nel caso della musica contenuta sui supporti ottici da 12 centimetri lo scambio avveniva (e avviene, almeno in teoria) mediante la cessione completa del disco (e del bollino SIAE nel caso dell’Italia) ad un terzo. Trattandosi invece di musica digitale scambiata via Internet si effettuerà una vera e propria duplicazione del file a distanza. L’ idea è che chi vende provveda a distruggere qualsiasi copia in suo possesso dei file ceduti, ma si tratta naturalmente di una eventualità impossibile da verificare per compratore e per bopaboo stessa.

Chiunque potrebbe tenersi in archivio tutta la musica che vuole, venderla un numero infinito di volte: raggirare insomma l’acquirente. E a quel punto, un giudice dovrebbe essere interpellato per stabilire chi è responsabile di cosa: le sorprese probabilmente non mancherebbero, di certo la vita degli sharer degli appassionati di musica coinvolti non ne verrebbe fuori semplificata. Pagare 25 centesimi di dollaro per ogni canzone , insomma, è quasi certo un particolare pressoché ininfluente.

Quanto a iTunes, pare che di canzoni tutte sprotette – o almeno quelle delle grandi sorelle – non se ne parli prima dell’anno venturo. Si vocifera di campagne pubblicitarie post-natalizie con un temporaneo menù “a volontà” sullo store per stuzzicare il palato di alcuni mercati europei (l’Italia non dovrebbe essere della partita), ma la cosa sembra destinata a rimanere avvolta nel mistero per qualche settimana ancora. Le novità più succulente potrebbero venir fuori a gennaio al Macworld , e allora forse potrebbero sbarcare in forze in Europa anche i video del marketplace di Cupertino.

Luca Annunziata

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