Nanotech contro i superbatteri

Tra promesse future e studi all'avanguardia, il progresso tecnologico trasforma la medicina e le pratiche terapeutiche per le malattie difficili da curare. I microrganismi resistenti troveranno pane per i loro denti
Tra promesse future e studi all'avanguardia, il progresso tecnologico trasforma la medicina e le pratiche terapeutiche per le malattie difficili da curare. I microrganismi resistenti troveranno pane per i loro denti

Da tempo temi centrali della ricerca di Stati Uniti , Cina ed Europa , le possibili applicazioni della nanotecnologie alla pratiche mediche sollevano allarmi e speranze . Due nuove ricerche evidenziano tuttavia come il nanotech e le soluzioni correlate potrebbero essere alleati preziosi nella lotta alle malattie più ostiche e difficili da trattare.

Lo studio del Centre for Nanotechnology presso la University College London utilizza la nanotecnologia in maniera innovativa per gettare luce sulle meccaniche di funzionamento concrete della Vancomicina , potentissimo antibiotico usato in genere come “estrema risorsa” nei casi di infezioni batteriche refrattarie a qualsiasi altra cura.

La Vancomicina è utilizzata quando vengono rilevati i segni dell’azione di agenti patogeni noti come super-batteri, bestiacce intrattabili come l’ MRSA che hanno sviluppato una resistenza genetica agli antibiotici tradizionali. Le modifiche, dicono i ricercatori, coinvolgono la struttura molecolare delle pareti cellulari che, privata di un singolo elemento di idrogeno, moltiplica per 1.000 la difficoltà degli antibiotici di aderire alle cellule dei batteri per attaccarli.

Utilizzando una micro-sonda nanotecnologica sottile quanto un capello umano, il gruppo di lavoro del CFN è riuscito a studiare come la Vancomicina interagisce con i batteri: l’intera superficie delle cellule maligne viene ricoperta, e l’azione combinata di stress meccanico sul reticolo molecolare e interazione chimica consente al farmaco di fare effetto. WInvestigando queste reazioni chimiche e le influenze di tipo meccanico sulla struttura delle cellule si potrebbe in futuro sviluppare antibiotici più potenti ed efficaci” sostiene la dottoressa Rachel McKendry, che ha guidato il gruppo di ricerca assieme al professor Gabriel Aeppli.

Alfonso Maruccia

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13 10 2008
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