Quanto tempo ti rimane prima che arrivi la morte? Questa è una delle risposte che molti pagherebbero profumatamente. Tuttavia, fino ad oggi sembrava impossibile saperlo. Abbiamo detto fino ad oggi perché alcuni scienziati hanno creato uno strumento in grado di “prevedere” quando morirai misurando con precisione la tua età biologica.
Vadim Gladyshev, autore senior dello studio, in un comunicato stampa, ha dichiarato: “Questi orologi biologici rappresentano un potenziale nuovo metodo per misurare l’invecchiamento in modo più dettagliato e potrebbero contribuire a prevedere il rischio di malattie e mortalità, a caratterizzare gli effetti dei trattamenti e a personalizzare le cure in base all’età biologica“.
Le terapie future potrebbero mirare sia a specifici processi legati all’invecchiamento, come l’infiammazione o il metabolismo, sia all’invecchiamento nel suo complesso.
“Abbiamo scoperto che la maggior parte dei tipi di cellule condividono questi cambiamenti molecolari conservati con l’età, nonostante abbiano origini e funzioni molto diverse, dalle cellule immunitarie e cellule staminali alle cellule epatiche e muscolari“, ha spiegato il primo autore Alexander Tyshkovskiy , docente di medicina presso la Harvard Medical School al Brigham and Women’s e ricercatore nel laboratorio di Vadim Gladyshev.
Gli orologi biologici che potrebbero prevedere quando morirai sono strumenti di ricerca
Gli autori di questo recente studio hanno voluto precisare che questi orologi biologici, strumenti che potrebbero prevedere quando morirai, sono strumenti di ricerca piuttosto che test clinici. Inoltre, il comunicato stampa chiarisce che “saranno necessarie ulteriori validazioni tramite studi sull’uomo prima che possano essere utilizzati nella cura dei pazienti“.
Per condurre lo studio, i ricercatori, tra cui collaboratori dell’Università di Tohoku in Giappone, hanno utilizzato oltre 11.000 profili di espressione genica, o trascrittomi. Hanno analizzato quali geni venivano attivati in più di 25 tessuti in quattro specie di mammiferi (topo, ratto, macaco e uomo) durante l’invecchiamento e in risposta a interventi noti per accorciare o prolungare la durata della vita.
I ricercatori potrebbero decidere di utilizzare questo strumento per monitorare i marcatori trascrittomici dell’invecchiamento e della mortalità in colture di cellule umane, cercando di valutare come una malattia o un intervento influenzino i biomarfcatori molecolari associati a una vita più breve o più lunga, senza attendere mesi o anni per confermare l’effettiva durata della vita.