Online si vendono più vestiti che computer

La sensazione degli esperti è che si sia ad una svolta: non solo crescono i volumi degli acquisti ma aumenta più in generale la fiducia dei consumatori. Grazie anche a Web 2.0 e Social Shopping

Roma – Lo scorso anno i consumatori han speso per l’acquisto online di vestiti, accessori e scarpe, più di quanto abbiano fatto per computer e software. E il trend per il 2007 dice che sandali firmati e jeans alla moda batteranno di nuovo PC e Mac .

Lo dice una ricerca commissionata da Shop.org e ripresa da USA TODAY : nel 2006 le vendite di vestiario online hanno superato i 18 milioni di dollari, staccando di un milione circa hardware e software. Secondo le rilevazioni, quest’anno la vendita di capi d’abbigliamento in rete toccherà un nuovo record, assestandosi al 10% del totale delle vendite compiute in tutto il mondo .

Ma quali sono le cause di questo boom? Shop.org, associazione di categoria per i negozianti online, attribuisce il merito alla nuova generazione di siti per e-shopping realizzata da marchi grandi e piccoli: navigare tra le offerte è più semplice che mai, e spesso l’esperienza d’acquisto supera in qualità e efficacia quella dal vivo.

Scegliere una t-shirt o una camicia online significa poterla guardare anteprime a 360 gradi, sbirciare le varie tonalità disponibili e magari provare ad abbinarle con accessori e altri capi di vestiario. Le misure sono sempre tutte disponibili , e i produttori mettono a disposizione delle tabelle di riferimento molto affidabili per stabilire quale sia la propria taglia (e se si capita dalle parti di Philadelphia, non si può perdere Intellifit ).

Alcuni marchi, come Nike , consentono di personalizzare i capi acquistati su Internet con colorazioni non disponibili nei negozi tradizionali, oppure permettendo di scrivere le proprie iniziali o il proprio nome sulle scarpe all’ultima moda.

Un grosso peso ha giocato senz’altro anche la diminuzione delle spese di spedizione richieste all’atto dell’acquisto: molti shop hanno lanciato promozioni per abbassarle o abbatterle del tutto, oppure per garantire un servizio gratuito di restituzione o sostituzione del capo in caso la taglia o il colore non soddisfino il cliente.

Cresce dunque la fiducia dei consumatori negli acquisti online: più che una rinnovata sicurezza per il pagamento con carta di credito , ormai la forma di pagamento preferita in rete, c’è da sottolineare come non sono più soltanto gli utenti esperti a comprare i componenti per il loro computer . Si diffonde la moda di comprare anche capi firmati online, alla ricerca magari di una offerta all’estero migliore di quella del negoziante sotto casa.

Il consumatore probabilmente non avverte più alcuna differenza tra l’acquisto telematico e quello fisico: non sente la necessità di toccare un vestito prima di acquistarlo , ma preferisce sempre più navigare alla ricerca del prodotto che soddisfi le sue esigenze estetiche (o magari di taglia) e rientri nel budget stanziato per lo shopping.

Certo, non son tutte rose e fiori : ma chi può resistere al fascino di una maglietta con stampata la chiave per decodificare gli HD DVD, oppure di una preziosa e rarissima t-shirt che commemora l’apertura del Apple Store di Londra?

Inevitabile comunque, nell’era del web 2.0, parlare di Social Shopping : sebbene sia un fenomeno quasi sconosciuto in Italia, negli USA inizia invece a far rumore.

Piattaforme come MyPickList o ThisNext rispondono al criterio fondamentale che differenzia la spesa su Internet da quella al centro commerciale: in rete si fanno acquisti mirati e non shopping sfrenato, e i consumatori sono spesso portati ad acquistare un prodotto basandosi sui consigli ricevuti da amici e parenti, o anche soltanto da un sito ritenuto affidabile.

Ma il Social Shopping contribuisce anche alla nascita delle mode , come sottolinea Manish Chandra (CEO di Kaboodle , una delle risorse più note del settore): “Quando l’iPhone venne lanciato abbiamo visto in tempo reale più di 100 persone aggiungerlo al proprio profilo. Questo può essere un ottimo metodo per aumentare l’interesse verso un nuovo prodotto “.

Sembrano davvero lontani i tempi in cui Living.com e Boo.com chiudevano i battenti, forse perché lanciati quando il mercato non era ancora pronto, oppure inghiottiti dallo scoppio della bolla net-economy o dalla mancanza di un business plan adeguato. D’altra parte, come ci insegna la vicenda di Froogle , anche i migliori possono sbagliare .

Luca Annunziata

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Pejone scrive:
    Potrebbe anche tornare utile
    Un po' come il servizio anti-phishing di IE7 che ha aiutato in tempo reale a fermare tanti tentativi di truffa.Non è proprio la stessa cosa, ma potrebbe essere un buon tentativo di arginare il fenomeno spam.Sempre che qualcuno non ne abusi in maniera impropria.....
    • Anonimo scrive:
      Re: Potrebbe anche tornare utile
      Sono fondamentalmente contrario: uno stato non dovrebbe mai mettersi in mezzo a determinati problemi: uno stato puo' solo legiferare e questa e per la maggior parte è un'attivita' deleteria, che crea scompiglio e limita il progresso. Anzi, sarebbe meglio che uno stato ne rimanesse fuori (io trovo obsoleta gia' l'idea di governo). Le liste di spam sono e devono restare uno strumento a carico degli amministratori, extra-statale e super-partes (meglio ancora al di sopra delle singole leggi statali), soprattutto finche' ci sono provider che listano gli ip che rivendono agli utenti che si vogliono tenere un server di posta aziendale in casa.
  • sterlina scrive:
    provate spamato!!
    senza tanti giri di parole, vi consiglio di provare il programma java opensource spamatohttp://www.spamato.net/esiste anche come plug-in per Outlook e estensione per Thunderbird
    • Anonimo scrive:
      Re: provate spamato!!
      - Scritto da: sterlina

      senza tanti giri di parole, vi consiglio di
      provare il programma java opensource
      spamato

      http://www.spamato.net/


      esiste anche come plug-in per Outlook e
      estensione per
      ThunderbirdL'antispam di thunderbird funziona bene perchè integrare un altro?
      • Anonimo scrive:
        Re: provate spamato!!
        - Scritto da:

        - Scritto da: sterlina



        senza tanti giri di parole, vi consiglio di

        provare il programma java opensource

        spamato



        http://www.spamato.net/





        esiste anche come plug-in per Outlook e

        estensione per

        Thunderbird
        L'antispam di thunderbird funziona bene perchè
        integrare un
        altro?Tralaltro in JAVA, che deve tirar su tutta la virtual machine... se per scaricare a posta devo occupare 80 mega di RAM, non ci sia proprio...
        • sterlina scrive:
          Re: provate spamato!!
          beh, io l'ho consigliato... lo trovo migliore dell'antispam di thunderbird, e consiglierei di provarlo prima di criticarlo.
Chiudi i commenti