ProxyHam, privacy per WiFi

Un nuovo box basato su Raspberry Pi a costo relativamente ridotto, pronto all'uso o fai da te, promette di difendere i suoi utenti in un mondo sempre più ostile alla riservatezza delle comunicazioni
Un nuovo box basato su Raspberry Pi a costo relativamente ridotto, pronto all'uso o fai da te, promette di difendere i suoi utenti in un mondo sempre più ostile alla riservatezza delle comunicazioni

Il cofondatore della security eneterprise Rhino Security Benjamin Caudill ha realizzato ProxyHam , un dispositivo basato su Raspberry Pi e pensato per fare da ponte tra un hot spot WiFi pubblico e un utente interessato a non far sapere con precisione la posizione in cui si trova. Un vero e proprio proxy WiFi, insomma, presto disponibile sia in versione completa e impacchettata che come schematiche hardware e software liberamente accessibili online.

Caudill presenterà ProxyHam in occasione della prossima “hacking conference” DEF CON che si terrà ad agosto: il ricercatore illustra per ora il proxy come uno strumento ideale per difendere informatori e giornalisti dal monitoraggio e dal controllo sempre più invasivi delle comunicazioni su Internet.

L’obiettivo principale di ProxyHam è quello di nascondere in maniera davvero sicura l’ultimo “anello” debole di una trasmissione telematica, vale a dire l’indirizzo IP necessario a identificare in maniera univoca la macchina da cui ha avuto origine la suddetta trasmissione.

Per raggiungere lo scopo, ProxyHam adotta una board Raspberry Pi collegata a una scheda WiFi e tre diverse antenne, una per connettere il proxy all’hot spot WiFi e le altre due per trasmettere i dati all’utente: il collegamento tra quest’ultimo e il proxy avviene sulla banda del 900 MHz, e ha una copertura massima di 4 chilometri.

Caudill pianifica di commercializzare una versione “tutto incluso” di ProxyHam al costo di circa 200 dollari, mentre per gli smanettoni verranno distribuiti i file del software e le schematiche dell’hardware necessari a costruire il box.

Non che ProxyHam sia una novità assoluta, visto che di “scatolotti” pensati per difendere la privacy degli utenti se ne sono visti altri , anche italiani come Premoboard , nel recente passato. Non tutti sono stati in grado di mantenere le promesse fatte, come nel caso di anonabox, per cui si era parlato di un vero e proprio tentativo di truffa .

Alfonso Maruccia

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06 07 2015
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