PSP e homebrew: tutta questione di firmware

In un campo dove le soluzioni hardware hanno sempre dettato legge, stenta a decollare il primo modchip per PSP: downgrader ed exploit software la fanno tuttora da padroni

Roma – Nella vita c’è chi insegue e chi fugge, chi attacca e chi si difende, così come chi hackera e chi si prodiga nell’arginare e impedire tali attacchi. A questi indissolubili binomi non si sottrae nemmeno la piccola PSP, Playstation Portable, e Sony lo sa bene visto che, dal lancio del gioiellino portatile sino ad oggi, la casa nipponica ha ingaggiato con la comunità hacker una vera e propria lotta a colpi di aggiornamenti software.

Mano a mano che gli esperti programmatori della scena underground trovano falle nel sistema di sicurezza della console portatile che permettano l’utilizzo di codice unsigned (non firmato digitalmente), Sony risponde spingendo gli utenti ad aggiornare il firmware della PSP: in parte proponendo loro nuove funzioni interessanti e innovative, in parte rendendo indispensabile l’upgrade per poter utilizzare determinati giochi. A tal proposito come non ricordare il caso di GTA LCS, che mise migliaia di utenti nelle condizioni di aggiornare l’amatissimo firmware 1.50 alla versione 2.00.

Da qualche tempo a questa parte la scena PSP si è movimentata grazie al lavoro sinergico di personaggi quali Dark Alex, Mathieulh e Yoshihiro, hacker che hanno permesso ad utenti in possesso di PSP equipaggiate con firmware 2.60 o inferiori di riportare, ovvero “downgradare”, la propria console al firmware 1.50: questa versione offre pieno supporto alle applicazioni homebrew . Una volta procuratisi l’apposito tool di downgrading, detto “downdater”, e una copia non patchata di GTA Libery City Stories, è questione di pochi attimi poter sfruttare la memory stick per lanciare emulatori, editor di testo, sistemi operativi alternativi, media player e quanto di meglio prodotto dalle fervide menti degli appassionati della rete.

Per chi non fosse disposto a perdere quanto aveva guadagnato con i recenti firmware di Sony, ovvero Internet Browser, RSS reader, LocationFree Players e molto altro, il tool DevHook rappresenta una vera e propria manna dal cielo. La grande mente votata al reverse engineering rispondente al nickname di Booster ha infatti rilasciato la versione 0.45 del blasonato tool che, nella sua ultima incarnazione, una volta configurato a dovere, emula le funzionalità del firmware 2.71 ufficiale.

Inoltre, un paio di giorni or sono, il già citato Dark Alex ha raggiunto un nuovo traguardo rilasciando la prima versione di Custom Firmware, programma che appoggiandosi ad un file di configurazione editabile dall’utente, flasha nella PSP un firmware personalizzato. Questa soluzione, pur ancora ad uno stadio embrionale, apporta numerosi vantaggi: permette di eseguire codice homebrew senza fare ricorso al Kxploit, permette di nascondere le icone corrotte, di eliminare l’animazione iniziale di SCEE, di settare l’autorun di un programma allo startup e, attraverso l’attivazione del “Recovery mode”, permette di recuperare PSP brickate (ovvero non più utilizzabili) a causa di overflow di codice avvenuto durante operazioni sul firmware, cui sono soliti gli smanettoni.

Il sistema PSP viene quindi sfruttato a tutti gli effetti come un vero e proprio computer tascabile: basta fare una piccola ricerca in rete per rendersi conto di quali siano le reali potenzialità della pocket console una volta abbattuti i limiti imposti dalla casa madre.

Stenta invece a decollare Undiluted Platinum, il primo modchip PSP affacciatosi sulla scena da poco meno di un mese, probabilmente il mese più prolifico sotto il punto di vista degli exploit software.

Tale chip di modifica annovera grandi potenzialità, tra cui la possibilità di eseguire molteplici firmware, sia ufficiali sia appositamente realizzati, come l’ Epsilon BIOS . L’UP costituisce per il momento la soluzione universale al modding della console portatile di casa Sony, aggirando i sistemi di protezione di tutti i firmware, versione 2.71 inclusa. Unica eccezione è costituita dagli sfortunati esemplari di PSP equipaggiati con motherboard TA-082, attualmente incompatibili con il suddetto modchip. A fronte di notevoli punti di forza, questa soluzione hardware non è immune da difetti, uno fra tutti l’estrema difficoltà di installazione che, unitamente alla scarsa disponibilità iniziale, ne ha temporanemante tarpato le ali.

Insomma, dopo i grattacapi procurati dal flop del formato UMD, per cui già si prepara mestamente il funerale , Sony dovrà rivedere i propri piani e gli sforzi andranno profusi su due fronti: quello hardware e quello software. Chissà poi che l’azienda nipponica non decida e trovi modo di far convivere i propri contenuti protetti con gli homebrew, cui i milioni di utenti PSP non sembrano più disposti a rinunciare.

Andrea Galbiati

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