Quando il copyright è uno scam

Un malware ha preso di mira centinaia di utenti Windows, consigliando loro di pagare 400 dollari per evitare un complicato percorso legale per uso illecito di tracker BitTorrent. Coinvolta anche una società russa di pagamento online

Roma – A smascherarla è stato l’esperto in sicurezza informatica Brian Krebs, dopo un’inchiesta di circa sei mesi condotta da alcuni giornalisti del Washington Post . Un’aggressiva campagna di scamming, portata avanti dai vertici della ICCP Foundation , fantomatica fondazione statunitense a tutela del copyright.

Una strategia architettata a regola d’arte, che ha sfruttato uno specifico malware – il file iqmanager.exe – per estorcere migliaia di dollari a svariati utenti della Rete. Un allarmante ultimatum li ha infatti costretti ad una scelta delicata: pagare una multa di circa 400 dollari o affrontare un lungo e costoso percorso legale .

L’avviso previsto dal file infetto è stato infatti chiaro: uno specifico scanner realizzato dalla ICCP Foundation avrebbe rilevato una serie di contenuti scaricati dall’utente in violazione del copyright. Sui computer sarebbero quindi state trovate tracce di file ottenuti a mezzo torrent .

Da lì due pulsanti a disposizione dei malcapitati utenti. “Procedere con un processo” (e dunque rischiare fino a 5 anni di prigione e una sanzione pecuniaria di 250mila dollari ) o “Giungere ad un accordo”. Cioè pagare ai sedicenti signori del diritto d’autore una somma pari a 400 dollari.

Pare che lo schema truffaldino abbia dato presto i suoi frutti. L’esperto Brian Krebs è infatti riuscito ad ottenere dei documenti da parte di Chronopay , società che gestisce il più vasto sistema di pagamento online in terra russa. La stessa Chronopay avrebbe stabilito una sorta di partnership criminosa con la fantomatica ICCP Foundation .

In circa due mesi di attività, gli scammer sarebbero riusciti ad raggranellare quasi 300mila dollari , frutto dell’ingenuo pagamento di 580 utenti Windows caduti in trappola . Ma non si tratta certo del primo caso di truffa in nome del copyright: già due anni fa un’intensa campagna di phishing aveva preso di mira migliaia di presunti scariconi.

C’è chi sottolinea come tali estorsioni non siano poi così lontane dalle reali pratiche legali della macchina del copyright. La società Dunlap, Grubb & Weaver (DGB), solo per citare un esempio, aveva già consigliato agli utenti di pagare subito una multa di 2mila dollari per evitare complicazioni in aula .

Mauro Vecchio

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  • MacBoy scrive:
    Era bravo! Perché cacciarlo??
    Ha fatto vendere a RIM quintalate di dispositivi tecnicamente mediocri a prezzi folli!Non è certo il marketing che manca a RIM... direi piuttosto la SOSTANZA.
    • Aldus scrive:
      Re: Era bravo! Perché cacciarlo??
      Cacciarlo?Secondo me qualcun altro si è reso conto e lo sta assumendo...penso a Samsung e al suo anti blackberry...
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