Quei DDoS europei a pagamento

Quei DDoS europei a pagamento

Programmavano malware che poi diffondevano tra i concorrenti dell'azienda che li aveva assoldati: due cyber-criminali agivano dall'Europa occidentale per portare scompiglio sui server statunitensi
Programmavano malware che poi diffondevano tra i concorrenti dell'azienda che li aveva assoldati: due cyber-criminali agivano dall'Europa occidentale per portare scompiglio sui server statunitensi

Le frontiere della cyber-war avranno anche l’ asse spostato verso l’Europa dell’est e il Medio Oriente, ma nonostante questo non manca chi decide di assoldare sicari telematici che vivono al di qua del confine ideale – e sempre più sfumato grazie all’integrazione europea – tra “est” e “ovest” del Vecchio Continente. Le motivazioni, naturalmente, sono delle peggiori.

I sicari, nel caso in oggetto, sarebbero Lee Graham Walker, 24 anni, inglese, e Axel Gembe, tedesco di 25 anni, ritenuti membri di una crew di cybercriminali che sarebbe responsabile di aver lanciato due attacchi di tipo Distributed Denial of Service (DDoS) verso i server di due società statunitensi nel corso del 2003.

Frutto del lavoro di investigazione internazionale dell’FBI, le accuse rivolte a Walker e Gembe sono di cospirazione e danneggiamento intenzionale di sistemi informatici, reati che prevedono una pena massima di 15 anni ciascuno.

Il gruppo di fuoco avrebbe agito secondo le istruzioni fornite dai suoi committenti , tali Jay Echouafni e il socio in affari Paul Ashley proprietari della società Orbit Communications Corporation .

Tali istruzioni consistevano nello sfruttare il worm creato dal “malware writer” Gembe per direzionare attacchi DDoS contro i server di due competitor della società di Echouafni . L’attacco, sempre stando a quanto sostiene l’FBI, è perfettamente riuscito e i sistemi bersaglio sono rimasti offline per due settimane, con un danno stimato in centinaia di migliaia di dollari.

Se per Gembe e Walker i giochi legali sembrano oramai fatti, lo stesso non si può dire della mente del cyber-attacco, Echouafni, considerato ancora un fuggitivo dall’FBI mentre il suo socio Ashley si è già dichiarato colpevole e ha scontato una sentenza di due anni in una prigione dell’Ohio.

Alfonso Maruccia

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Pubblicato il
8 ott 2008
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