Quotidiani di carta abbandonati da Google

La chiusura di Print Ads segna l'allontanamento di BigG da un business a cui qualche editore ancora si aggrappava, nella speranza di contenere la declassazione dovuta all'avvento della rete
La chiusura di Print Ads segna l'allontanamento di BigG da un business a cui qualche editore ancora si aggrappava, nella speranza di contenere la declassazione dovuta all'avvento della rete

Chiuderà i battenti il prossimo 28 febbraio Google Print Ads , il programma di BigG per la vendita di spazi pubblicitari sui giornali cartacei. Mountain View motiva la scelta con l’esigenza di concentrarsi su prodotti più efficaci ma assicura: non abbandoneremo i nostri progetti fuori del mondo internet.

Sono gli stessi responsabili del progetto ad annunciare la chiusura, con un post su uno dei corporate blog di BigG.
Nella nota, firmata dal direttore Spencer Spinnel, si legge tra l’altro: “Speravamo che Print Ads potesse creare una nuova fonte di entrate per i giornali e garantisse annunci più mirati per i consumatori. Ma il prodotto non ha avuto l’impatto che noi e i nostri partner volevamo. E così ci troviamo costretti a sospendere il servizio”.

Il progetto Print Ads consente agli inserzionisti di acquistare pubblicità su tutti gli 800 giornali cartacei (statunitensi) coinvolti dal progetto. Il meccanismo è quello classico delle aste online: per ciascuno dei spazi disponibili gli acquirenti sono chiamati a fare delle offerte libere, ad esito delle quali i box vengono assegnati ai migliori offerenti.
I pagamenti, spiega il Wall Street Journal , vengono effettuati a favore di Google, che provvede poi a dividere il ricavato con i singoli giornali interessati.

Lanciato alla fine del 2005 come programma per settimanali e magazine, Google Print Ads aveva già subito una prima ristrutturazione all’inizio del 2006, quando di fronte a risultati poco lusingheri i progettisti avevano deciso di aprirlo anche ai quotidiani . Inizialmente la nuova strategia era sembrata vincente , e il progetto pareva potersi risollevare.

A due anni di distanza, invece, arriva il nuovo stop. E questa volta definitivo.
Nel ricostruire la vicenda, TechDirt evidenzia come non siano mai stati chiari i vantaggi che Google avrebbe potuto attingere dal programma. Gli annunci venduti attraverso Print Ads, documenta la ezine, mancano di tutti gli elementi caratteristici (e vincenti) del modello Google: non sono cliccabili, non sono contestualizzabili, non sono customizzabili.
E infatti, spiega al New York Times l’analista di Sanford C. Bernstein & Company Jeffrey Lindsay, “Dal punto di vista finanziario l’iniziativa ha avuto un impatto quasi trascurabile tanto per Google quanto per i suoi partner. Nessuno ha fatto grandi affari grazie ad essa”.

Negli ultimi anni Google ha lanciato diversi programmi per testare le potenzialità del proprio sistema di advertising al di fuori del mondo internet, nei più tradizionali mercati di radio, tv e carta stampata.
Adesso, la battuta di arresto subita con Google Print Ads porta gli osservatori a domandarsi quale potrà essere la prossima mossa di BigG. “Se uno stop ci doveva essere, era ovvio che esso dovesse venire nel campo della carta stampata, o in seconda battuta dalla radio. I progetti per la TV, invece, hanno un buon futuro davanti a sé”.

Nelle ultime settimane, Google aveva già annunciato diversi progetti di ristrutturazione e chiusura di attività ritenute poco strategiche o scarsamente redditizie.

Giovanni Arata

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22 01 2009
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