Revolut: richieste di dati dai sistemi della Polizia Postale?

Revolut: richieste di dati dai sistemi della Polizia Postale?

Le richieste per i dati dei clienti italiani a Revolut sarebbero arrivate da un indirizzo PEC compromesso di un dipendente della Polizia Postale.
Revolut: richieste di dati dai sistemi della Polizia Postale?
Le richieste per i dati dei clienti italiani a Revolut sarebbero arrivate da un indirizzo PEC compromesso di un dipendente della Polizia Postale.

Nelle ultime ore sono emersi altri dettagli sulla divulgazione involontaria dei dati da parte di Revolut. I ricercatori di International Cyber Digest hanno scoperto che le richieste alla fintech sono arrivate da indirizzi PEC legittimi delle forze dell’ordine. Un altro ricercatore ha ricevuto più informazioni dagli autori dell’attacco informatico, effettuato dopo aver compromesso l’account di un dipendente pubblico.

Interrogazione parlamentare urgente

Come già scritto, Revolut ha fornito dati personali e finanziari a ignoti cybercriminali, dopo aver ricevuto richieste legittime. Gli autori farebbero parte del gruppo IAmNotAVillain. La maggioranza dei clienti sono in Svizzera e Francia, ma ci sarebbero anche i dati di persone residenti in altri 31 paesi, Italia inclusa (secondo il Financial Times sono 680 in totale).

Un altro ricercatore ha ottenuto informazioni dai cybercriminali e ricostruito le varie fasi dell’attacco. Dopo aver ottenuto l’accesso all’account di un dipendente pubblico con un infostealer ha aggiunto il proprio indirizzo email di recupero e intercettato tutte le comunicazioni in arrivo. La casella di posta è stata monitorata 24 ore su 24, 7 giorni su 7, alla ricerca di eventuali risposte alle email inviate dal cybercriminale. Quelle ricevute sono state quindi scaricate immediatamente in formato .eml e cancellate prima che il dipendente se ne accorgesse.

L’indirizzo email legittimo del dipendente è stato sfruttato per inviare una richiesta (circa 5 mesi fa) a Revolut Bank UAB (filiale lituana di Revolut) attraverso un ordine europeo di indagine. In quest’ultimo c’era l’elenco dei wallet, per i quali dovevano essere forniti i dati dei rispettivi proprietari.

Il ricercatore ha pubblicato alcuni screenshot (forniti dal cybercriminale) che mostra l’elenco delle email scambiate con Revolut. Nell’oggetto di una di esse è presente il numero di protocollo e la scritta RM-POLPOST. Sembra quindi che l’account email compromesso appartenga ad un dipendente della Polizia Postale (ufficio di Roma). L’indirizzo PEC ha un dominio interno.it.

Quanto accaduto confermerebbe una doppio data breach ai danni di Revolut e Polizia Postale. Giulia Pastorella (deputata di Azione) ha comunicato che presenterà un’interrogazione urgente in Parlamento per chiedere chiarimenti al Ministero dell’Interno. Sicuramente ci saranno ulteriori novità nei prossimi giorni.

Fonte: Korra su X
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Pubblicato il
15 set 2026
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