Ricostruzione bionica per transumani abili e attivi

A tre pazienti è stata "ricostruita" la capacità di muovere gli arti superiori, una possibilità che era stata loro preclusa a causa di un grave danneggiamento al sistema nervoso. Negli USA, invece, proliferano gli occhi bionici
A tre pazienti è stata "ricostruita" la capacità di muovere gli arti superiori, una possibilità che era stata loro preclusa a causa di un grave danneggiamento al sistema nervoso. Negli USA, invece, proliferano gli occhi bionici

Tre pazienti austriaci sono i primi destinatari di un processo di cosiddetta “ricostruzione bionica”, un sistema che ha permesso loro di recuperare la funzionalità degli arti dopo l’irrimediabile danneggiamento dei nervi del plesso brachiale .

Le lesioni ai nervi che in sostanza collegano la testa agli arti avevano reso del tutto inservibili braccia e mani dei tre uomini coinvolti nella ricerca: la ricostruzione bionica , un processo messo a punto da esperti viennesi e tedeschi, ha previsto la sostituzione dei nervi danneggiati e un trasferimento “selettivo” di muscoli, e ha richiesto ovviamente l’amputazione delle mani e degli avambracci da sostituire con protesi artificiali.

I pazienti sono stati sottoposti a mesi di allenamento con protesi meno avanzate, così da abituare il cervello a controllare in maniera diretta le mani bioniche installate alla fine del processo. Il risultato, vale a dire il riacquisto di una capacità funzionale degli arti bionici nelle attività di tutti i giorni, parla da solo.

Le possibilità offerte dalla ricostruzione bionica, nonché dagli avanzamenti tecnologici connessi alla possibilità di controllare in maniera diretta gli arti artificiali, permetterà secondo i ricercatori di ottenere risultati “impensabili” solo pochi anni fa.

Un’altra soluzione biotecnologica in odore di transumanesimo che si fa sempre più strada è l’ occhio bionico Argus II , protesi sviluppata da Second Sight capace di ridare parzialmente la vista ai pazienti affetti dalla grave malattia degenerativa al sistema oculare nota come retinite pigmentosa: Allen Zderad è il quindicesimo paziente americano che ha potuto riconoscere i propri cari grazie ad Argus II, dopo anni passati in uno stato di completa cecità.

Alfonso Maruccia

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27 02 2015
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