Copyright al bivio: tra poche ore al voto

Mancano poche ore al voto definitivo del Parlamento Europeo sulla Riforma del Copyright: si intracciano più piani interpretativi, cresce la tensione.

Copyright al bivio: tra poche ore al voto

La verità è che nelle prossime ore sotto l’appellativo di “Copyright in the digital single market” non si voterà soltanto una semplice riforma del copyright. Quando gli europarlamentari si troveranno di fronte all’estrema scelta, dovendo e potendo dire un SI o un NO al testo votato, discusso, emendato e ridiscusso nel corso di lunghi mesi di dibattito sul tema, andranno a sintetizzare una decisione che si combatte su più piani. Anche per questo motivo la polarizzazione in queste settimane è andata in crescendo, con propaganda dall’una e dall’altra parte per rimescolare e rilanciare discussioni che ormai non vedono più alcuna forma di confronto: gli uni contro gli altri, senza punti di incontro, senza zone di contatto, senza più possibilità di compromesso.

Copyright, un corpo unico

In ballo ci sono infatti anzitutto due modi opposti di interpretare il concetto di copyright. Da una parte vi sono le resistenze di un mercato tradizionale che, incentrato sul controllo dei big del copyright, vorrebbe un quadro normativo che andasse a congelare la situazione attuale; dall’altra vi sono piattaforme che, forti del loro successo e del loro canale preferenziale nell’accesso al cuore (e al pc) degli utenti, fanno di tutto per sottrarre l’istituzione del copyright a chi l’ha finora gestita. In discussione non c’è la sopravvivenza del copyright, che nessuno sta mettendo in discussione, ma la sua interpretazione e la sua gestione, elementi che mobilitano interessi altissimi. In discussione ci sono le mille sfumature legali nell’interpretazione e nell’applicazione del diritto.

In questo quadro della situazione è del tutto evidente il fatto che ormai i creativi non possano fare a meno delle piattaforme e viceversa, ma il difficile è trovare la sintesi tra due elementi che, obbligati a coesistere, faticano tremendamente a cooperare. Non solo: anche quando la collaborazione si fa proficua (Spotify e Netflix non sono certo derive che l’industria del copyright intende osteggiare), è la divisione della torta a creare tensioni. Ed è su questo che ora il Parlamento Europeo è chiamato a decidere, spostando il manico nell’una o nell’altra mano di quello che alla fin dei conti era e rimane però un corpo unico.

Pensare al voto come una sfida tra industria del Web e industria del copyright è vero soltanto nel posizionamento in questa contrattazione a porte aperte, ma di fondo rimane un falso non dichiarato: d’ora innanzi nessuna delle due parti potrà mai più fare a meno dell’altra e soltanto una florida collaborazione costruita nel tempo potrà consegnare ad ambo le parti quanto desiderato. Ma è questo il momento di maggior tensione: non si tratta di prevalere, ma di dettare le regole di una forzata convivenza. L’eterno conflitto tra la parte destra dell’emisfero e la parte destra, tra la creatività e la logica, dove l’intelligenza è dettata dalle infinite interazioni tra l’una e l’altra parte: questo è il futuro del copyright.

Due modi di concepire il Web

In ballo ci sono due modi opposti di concepire il Web ed il suo ruolo nel mondo e nel mercato odierno. Non è un caso se tra i principali sostenitori della riforma vi sia un nome quale Franco Ricardo Levi, a lungo protagonista di battaglie simili (pur se su fronti differenti) quali la legge sull’editoria di cui l’Italia ha dibattuto ormai oltre un decennio fa. L’importanza di mettere lacci al Web nasceva fin dai tempi con la necessità di controllare il fenomeno ponendo dei paletti, irregimentando una rivoluzione che rischiava di tracimare coinvolgendo tutto e tutti. Così è stato. Non che non ci siano stati danni, pericoli ed effetti collaterali, ma non sarebbero stati nuovi vincoli normativi a fermare una rivoluzione in itinere. Questo sta raccontando l’oscuramento odierno di Wikipedia: la riforma rischia di essere un passo indietro, qualcosa che non ben si sposa con un concetto realmente riformista.

Se la direttiva copyright dovesse passare così come è stata formulata, forse poco cambierebbe nell’immediato per filtri, meme, gif e altri aspetti messi al centro del dibattito dall’una e dall’altra parte. Ma la cosa certa è che nel giro di pochi mesi il nuovi baricentro spostato della normativa andrà a far valere il proprio peso, evidenziando quanto radicalmente diverso possa essere il modo di intendere l’industria della produttività, i rapporti con le piattaforme, lo scollamento dei bilanci dell’una e dell’altra parte e altro ancora. Questo voto pesa più di altri, perché è destinato a riverberare conseguenze su più fronti ed in base a quanto radicale vorrà essere la lotta contro i contenuti, contro le piattaforme e contro i sistemi di monitoraggio delle attività dell’utenza.

In questo voto sono proiettate antiche battaglie, antichi dissapori, antiche ombre di bavagli, leggi per l’editoria, leggi per regolamentare i blog: è l’evoluzione odierna di una filosofia emergente che mette in discussione antichi paradigmi cercando di formulare nuovi equilibri. Dove il vecchio resiste credendosi giovane e il nuovo distrugge ben sapendo di essere presto vecchio. Una resa dei conti confusa, ma inevitabile: l’ennesimo scontro generazionale che sarà possibile giudicare compiutamente solo con il senno del poi.

Posizionamenti politici

In ballo ci sono posizionamenti politici all’interno di uno scacchiere in continua mutazione ed ulteriormente esasperato dall’imminente campagna elettorale per le elezioni europee. Votare pro o contro la riforma potrebbe dunque essere non soltanto un modo per chiudere un mandato, ma anche un segnale per iniziarne uno nuovo. Di fronte a questa sensibilità entrambi gli schieramenti hanno fatto leva sugli europarlamentari per richiamarli uno ad uno ad una scelta di campo, esplicita, palese: un modo per tirare per la giacchetta da una parte, ma anche l’offerta di una vetrina per chi intende proseguire la propria avventura europea dall’altra.

Lo schieramento all’interno del Parlamento si è delineato in questi mesi di dibattito e piccole variazioni di indirizzo hanno portato a voti favorevoli o meno durante l’iter legislativo. Arrivati al voto estremo, ecco che i Parlamentari si trovano costretti a prendere posizione, chi in modo palese e chi meno. Tra gli altri, significativo il tweet dell’europarlamentare Nicola Danti (Partito Democratico), il quale con i retweet di varie emissioni dirette del PD si fa portavoce della posizione del partito a favore della riforma (pur con non poche delazioni):

Altra espressione favorevole arriva da Remo Sernagiotto, Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, riprendendo direttamente l’appello firmato FIEG:

Immediata l’ironia su questo manifesto: le immagini sarebbero state tratte dal sito del Parlamento Europeo, ove il disclaimer richiama invece esplicitamente a precise regole sulla tutela dei contenuti. Insomma: si difende il copyright violando il copyright, cosa che a riforma approvata dovrebbe portare al blocco della piattaforma che non ha verificato a priori la bontà dei contenuti. Ironia a parte, un corto circuito significativo.

Lega e M5S da parte loro hanno espresso posizione contraria alla riforma fin dal principio, attirando sul Governo pentastellato gli strali dell’industria del copyright nostrana. Saranno i loro voti a tirare la volata agli oppositori della riforma, sperando quantomeno in un rinvio della discussione ad un momento in cui gli equilibri europei potrebbero essere maggiormente favorevoli.

I parlamentari italiani, uno ad uno

Julia Reda, fiera oppositrice della Riforma dai banchi del Partito Pirata, ha svolto un interessante lavoro per scrutinare in anticipo gli europarlamentari e capire come potrebbero muoversi in vista del voto finale. Il risultato è quello sul sito saveyourinternet.eu, ove i nomi di Mercedes Bresso, Lorenzo Cesa, Lara Comi, Silvia Costa, Raffaele Fitto, Elisabetta Gardini, Enrico Gasbarra, Cécile Kyenge e Alessandra Mussolini si trovano tutti sullo stesso fronte;  contro si trovano nomi quali Isabella Adinolfi, Ignazio Corrao, Barbara Spinelli, Mario Borghezio e Daniele Viotti.

Difficile trovare chiavi di lettura strettamente politiche, se non nell’ottica di un futuro equilibrio del Parlamento Europeo post-elezioni. E in tutto ciò emerge la forte pressione che ogni singolo europarlamentare dovrà affrontare in questa scelta, dove due parti in cooperazione obbligata dovranno spartirsi regole, interessi, priorità.

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