RIM rimanda BlackBerry 10

L'azienda canadese rende noto il disastroso bilancio del primo trimestre e annuncia il rinvio al 2013 del nuovo sistema operativo e dei nuovi smartphone
L'azienda canadese rende noto il disastroso bilancio del primo trimestre e annuncia il rinvio al 2013 del nuovo sistema operativo e dei nuovi smartphone

RIM non vive un buon momento. Ormai ampiamente surclassata nel mercato degli smartphone, alle prese con tagli al personale e continue perdite trimestrali, l’azienda canadese si trova costretta a posticipare l’uscita di BlackBerry 10 e dei dispositivi ad esso strettamente connessi, che avrebbero dovuto segnare il rilancio nel settore.

I vertici di Research in Motion hanno reso noto il bilancio del primo trimestre 2012, che ha fatto registrare un rosso di 518 milioni di dollari. Il CEO Thorsten Heins ha dichiarato che BlackBerry 10, visto come un’ancora di salvezza dall’azienda, non vedrà la luce prima dell’inizio del 2013. Un fattore non di poco conto, se si considera che il sistema operativo avrebbe dovuto essere lanciato entro agosto e pertanto il rinvio potrebbe significare a un ulteriore calo delle vendite, dal momento che i dispositivi Apple e Android nel frattempo continueranno a conquistare sempre maggiori fette di mercato.

Heins ha motivato questo rinvio con alcuni problemi software, sostenendo che prima di poter essere immesso sul mercato, tutto deve essere di qualità assoluta: “Non è nostra intenzione licenziare un prodotto sui mercati che non sia in grado di soddisfare appieno le esigenze dei nostri clienti. Su questo non accetteremo compromessi di alcun genere”.

I dati di RIM non lasciano adito a dubbi: il fatturato è in calo di 1,4 miliardi di dollari, i BlackBerry venduti sono poco meno di 8 milioni, insieme a 260mila PlayBook e il BlackBerry AppWorld non raggiunge le 90mila applicazioni, una cifra irrisoria se rapportata alle 650mila di Apple Store e alle 600mila di Android.

L’annuncio del rinvio di BlackBerry 10 si è ripercosso negativamente anche sui mercati finanziari: il crollo delle azioni di RIM si è assestato intorno al 18 per cento, per un costo di circa 7,47 dollari ad azione.

La società prosegue inoltre nell’intenzione di ridurre il personale allo scopo di risparmiare un miliardo di dollari di costi totali. Il taglio del 30 per cento circa della forza lavoro (5mila posti su 16.500 dipendenti) appare agli addetti ai lavori come uno dei segnali più chiari della crisi dell’azienda.

La ristrutturazione messa in atto da Heins (succeduto ai co-fondatori Mike Lazaridis e Jim Balsillie, dimessisi all’inizio dell’anno) sembrava prevedere anche uno scorporo della divisione hardware (quella che produce BlackBerry) dal resto della società. Si vociferava di possibili acquirenti di tale divisione: da Facebook ad Amazon e persino Microsoft. Tutte naturalmente smentite dallo stesso Heins, fiducioso di poter ancora salvare almeno l’eredità storica di RIM e di poter operare anche un restyling del device che ha dominato il mercato per circa un decennio prima dell’avvento di iPhone e dei dispositivi Android. Sotto accusa soprattutto il display, ritenuto troppo piccolo rispetto a quelli della concorrenza e il sistema operativo, giudicato poco adatto alla navigazione mobile.

I dispositivi che montano BlackBerry 10 corrisponderebbero perfettamente a queste caratteristiche: tastiera fisica sostituita da quella virtuale e un display ampio e con buona risoluzione video. Una panacea che, alla luce del quadro attuale, potrebbe risultare del tutto inutile.

Cristiano Vaccarella

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