Di fronte a un frutto che sembra “passato” c’è chi sostiene sia ancora buono da mangiare mentre altri ritengono possa creare problemi di salute. Secondo la scienza esistono 4 segnali chiave che indicano chiaramente quando dovresti buttare il cibo vecchio. Si tratta di indicazioni che gli esperti hanno scoperto e studiato in grado di dare una linea guida più chiara.
Tali informazioni diventano sempre più importanti in una realtà il cui costo della vita sta diventando sempre più alto e dove tutto, dal carburante agli alimenti, diventa sempre più caro. Per questo, sprecare cibo risulta sempre più doloroso. Inoltre, a causa di questi cambiamenti economici sono molte le persone che acquistano sempre meno alimenti freschi.
Rischiare la propria salute per non buttare via il cibo vecchio è molto pericoloso. Al contrario, eliminare alimenti che sono ancora buoni da mangiare diventa uno spreco. Ecco quindi i 4 segnali chiave a cui devi prestare attenzione e che rivelano senza ombra di dubbio per gli scienziati che il cibo in questione deve essere gettato nella spazzatura:
- Muffa visibile;
- Melma;
- Perdita di liquido;
- Odori forti o acidi.
Come distinguere un cibo vecchio da buttare da semplici segni del tempo
Come sostengono gli scienziati, in presenza di muffa visibile, melma, perdita di liquido, odori forti o acidi il cibo vecchio è da buttare per evitare un’intossicazione alimentare. Al contrario, rughe, imbrunimento e secchezza sono solo segni del tempo e non segnali di un deterioramento dannoso.
“Le banane marroni o nere possono sembrare poco invitanti, ma sono perfettamente sicure da usare per preparare pane alle banane, pancake o frullati“, spiegano gli esperti. “Le mele vecchie possono apparire raggrinzite perché perdono acqua stando ferme. Ma queste mele sono ideali per essere stufate, cotte al forno o grattugiate“.
Verdure mollicce o avvizzite hanno perso umidità, ma non sono necessariamente da buttare perché andate a male. Invece, il pane ammuffito è da buttare via perché la muffa si diffonde facilmente negli alimenti porosi.
È possibile utilizzare il riso o la pasta cotti avanzati per preparare piatti saltati in padella o al forno entro un paio di giorni. Assicuratevi però di conservarli tempestivamente e correttamente in frigorifero e di riscaldarli completamente, ovvero fino a raggiungere una temperatura di almeno 60 °C. Se li riscaldate nel microonde, mescolate di tanto in tanto per garantire un riscaldamento uniforme.
Per quanto riguarda i latticini “è più sicuro buttare via i prodotti caseari che hanno superato la data di scadenza“, spiegano gli esperti. “Se siete amanti dei formaggi a pasta molle ma notate la presenza di muffa, buttate via l’intero blocco o la forma intera. Questo perché le radici della muffa possono penetrare in profondità nel formaggio“.
I formaggi a pasta dura come il parmigiano non sono così soggetti alla formazione di muffa, quindi spesso è possibile eliminare le parti ammuffite lasciando un margine generoso. Una corretta conservazione , ad esempio avvolgendolo nella cera o nella carta da forno e riponendolo in un contenitore, può contribuire a prolungarne la durata.