Tutto confermato: una quantità enorme di dati appartenenti all’FBI è finita nelle mani del gruppo di cybercriminali ShinyHunters, in seguito a un attacco messo a segno sfruttando una vulnerabilità, probabilmente di Oracle PeopleSoft. I dettagli emersi fanno riferimento a informazioni riconducibili a collaboratori attuali e passati dell’agenzia: indirizzi di residenza, numeri della previdenza sociale e persino compiti assegnati e svolti durante il servizio, anche quelli secretati.
FBI conferma il furto di ShinyHunters
La redazione del New York Times scrive oggi di una nota circolata internamente che avvisa lo staff dell’incidente, mettendo in guardia sui potenziali rischi. Ancora più grave, sembrano essere potenzialmente esposti tutti i dipendenti.
Operiamo sulla base del presupposto che l’autore della minaccia stia anche esfiltrando le informazioni personali di tutti i dipendenti dell’FBI.
Pare che a essere finito nel mirino sia stato il portale FBIJobs.gov, quello legato alle offerte di lavoro per le posizioni aperte. ShinyHunters ha affermato di aver eseguito l’attacco per ritorsione nei confronti di un avviso diramato dall’agenzia in primavera, in cui si faceva riferimento a molestie nei confronti delle vittime e dei loro familiari, oltre che a tattiche intimidatorie e coercitive. Sono accuse che il collettivo respinge con fermezza.
Il gruppo ha chiesto di rimuovere la nota entro oggi. In ogni caso, non prevede di pubblicare i dati, dichiarando che l’obiettivo è già stato raggiunto rendendo il caso di dominio pubblico.
Fin dall’inizio avevamo deciso che non avremmo mai pubblicato questi dati. Non abbiamo mai avuto l’intenzione né abbiamo mai pianificato di farlo.
Dati che fanno gola ai nemici degli USA
È una rassicurazione che in ogni caso non può bastare, non può tranquillizzare. Anche nel caso in cui la promessa dovesse essere rispettata, non è da escludere che ShinyHunters possa rivendere o cedere l’archivio ad altri cybercriminali oppure a realtà vicine ai governi di Paesi in conflitto con gli Stati Uniti, ai quali farebbe comodo allungare le mani sulle informazioni dell’FBI per le operazioni di intelligence.
Il Times ha avuto modo di controllare un piccolo campione dei dati esfiltrati e ne ha certificato l’autenticità. Ci sono dettagli relativi a personale nato dal 1940 a metà degli anni 2000. I file più recenti risalgono al mese di aprile. Ecco cosa contengono.
- nomi e cognomi;
- indirizzi di residenza;
- numeri di telefono;
- email del lavoro;
- numeri della previdenza sociale;
- data di nascita;
- data dell’assunzione;
- nomi e cognomi dei coniugi e dei contatti di emergenza, bambini compresi;
- numeri identificativi usati internamente;
- nomi delle unità operative nelle quali si è prestato servizio;
- informazioni mediche, inclusi referti psichiatrici oltre a esami di sangue e urine.