Silk Road, i federali a caccia dei Bitcoin

Gli agenti non riescono a bloccare la fortuna personale di Ross Ulbricht, tutta in criptomonete. E gli ex-utenti del borsino del deep-Web provano a riorganizzarsi per riaprire i battenti altrove
Gli agenti non riescono a bloccare la fortuna personale di Ross Ulbricht, tutta in criptomonete. E gli ex-utenti del borsino del deep-Web provano a riorganizzarsi per riaprire i battenti altrove

Dopo la chiusura di Silk Road, gli agenti dell’FBI sembrano brancolare nel buio digitale alla ricerca di milioni di criptomonete accumulate dal giovane kingpin Ross William Ulbright. La fortuna personale di Dread Pirate Roberts – un volume di commissioni per 600mila Bitcoin, l’equivalente di 80 milioni di dollari – resta inaccessibile ai federali statunitensi, che vorrebbero conservare il denaro illecito fino alla fine del processo, per poi usarlo per coprire eventuali risarcimenti.

All’indirizzo blockchain.info , il volume complessivo della criptomoneta sequestrata all’impero di Silk Road – più di 1,2 miliardi di dollari il suo giro d’affari in tutto il mondo – si assesta intorno ai 27mila Bitcoin . Non si tratta però del patrimonio personale di Ulbright, bensì di denaro legato alle transazioni effettuate dai vari utenti del celebre mercato nero del deep web.

Numerosi account hanno iniziato a versare minuscole quantità di denaro elettronico con l’aggiunta di messaggi di scherno o politici contro i protagonisti della vicenda . Ad esempio, qualcuno ha consigliato a Dread Pirate Roberts di chiamare Saul , famoso legale della serie Breaking Bad . Altri hanno messo in piedi iniziative più concrete per raccogliere denaro da investire in una nuova Silk Road, ingiustamente sequestrata dalle autorità statunitensi per la presenza (solo in parte) di sostanze illecite.

Brandon LeBlanc, il vero difensore (d’ufficio) di Ulbricht, ha chiesto al giudice californiano ulteriore tempo per preparare al meglio la proposta per il rilascio su cauzione del giovane. Lo stesso Ulbricht ha negato le accuse di riciclaggio e spaccio di sostanze stupefacenti, ma la corte teme che l’imputato possa fuggire all’estero.

Mauro Vecchio

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07 10 2013
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