Sindrome cinese per il software straniero

Le autorità del paese asiatico continuano a mettere alla berlina i produttori di software stranieri, e dopo Microsoft tocca ora a due dei principali fornitori di software antivirale del mondo. Redmond, nel frattempo, deve collaborare

Roma – Nuova offensiva cinese contro i prodotti tecnologici provenienti dall’estero, una sorta di vocazione autarchica che dopo IBM e Microsoft colpisce ora i produttori di software anti-malware Symantec e Kaspersky. Due aziende, una americana e l’altra russa, accomunate dal fatto di non essere più degne di fiducia da parte delle autorità di Pechino.

La Cina ha eliminato le due suddette corporation dalla lista di fornitori di antivirus ufficialmente approvati dalle autorità, una lista che al momento comprende cinque aziende tutte cinesi. Symantec non ha ancora commentato la decisione di Pechino, mentre la moscovita Kaspersky dice di essere in contatto con le autorità e di non poter discutere la questione.

Lo scenario di tensione tra Cina e Occidente scaturito dalle rivelazioni del Datagate si fa dunque sempre più complicato, arrivando a coinvolgere soggetti (la già citata Kaspersky) che in teoria avrebbero tutto da perdere da una ipotetica collaborazione volontaria con la National Security Agency (NSA) statunitense.

Anche nel caso di Microsoft, l’indagine antitrust recentemente avviata da Pechino assume toni da vera e propria minaccia: l’azienda americana non dovrebbe intralciare l’indagine collaborando pienamente con le autorità, dicono dalla State Administration for Industry and Commerce (SAIC), anche se Microsoft ha nei giorni scorsi assicurato la propria disponibilità a fare chiarezza. Non bastassero i problemi antitrust, infine, Redmond è anche costretta a gestire la grana degli impiegati che protestano presso la divisione di Pechino dell’azienda contro l’ondata di licenziamenti decisa dal management (4.700 lavoratori contro 5.000 totali) e una compensazione monetaria definita inappropriata.

Alfonso Maruccia

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