Sony BMG continua a pagare per l'affaire rootkit

Lo scandalo che ha investito la multinazionale della musica non si esaurisce: in California è ora costretta a pagare multe milionarie per sistemare le cause legali ancora pendenti
Lo scandalo che ha investito la multinazionale della musica non si esaurisce: in California è ora costretta a pagare multe milionarie per sistemare le cause legali ancora pendenti

Chiuso il caso rootkit a Manhattan, ne rimangono altri da sistemare in tribunale per Sony BMG. Questa volta, i legali della casa discografica si sono dovuti accordare con la procura generale di Los Angeles, California, per concludere la causa con il pagamento di 750mila dollari .

Il pagamento viene considerato una nuova vittoria dei consumatori sulla chiacchierata tecnologia di protezione dei CD-Audio Extended Copy Protection , usata dalla major discografica. In teoria, la protezione DRM di XCP avrebbe dovuto rappresentare un baluardo contro la pirateria informatica dei contenuti musicali, ma nei fatti si è dimostrata essere un disastro tecnologico, economico e d’immagine per l’azienda.

Sony non solo ha dovuto fare marcia indietro nell’uso di XCP sui suoi CD quando è stato scoperto che il software allegato installava del codice nascosto all’interno del sistema operativo (usando comportamenti da rootkit , recentemente venuti alla ribalta come la genìa più pericolosa dei nuovi malware tecnologicamente avanzati), potenzialmente in grado di aprire vulnerabilità pericolose, ma ha anche fronteggiato le ire legali e l’ostracismo dei consumatori nei confronti dell’iniziativa.

Nel caso specifico, la causa legale pendente in California ha portato al pagamento di una multa salata, e l’obbligo per Sony di rimborsare con 175 dollari i consumatori che provassero di aver in qualche modo ricevuto danni al PC dai CD incriminati, anche se questa parte dell’accordo è ancora in attesa dell’approvazione del giudice.

Ma non è finita qui: per quanto Tom Papageorge, avvocato distrettuale della Città degli Angeli, dia a Sony il credito di aver “fermato la pratica” subito dopo avergli fatto presente la problematica, rimangono pendenti ancora le iniziative legali della Federal Trade Commission e di organizzazioni presenti in altri stati della confederazione americana, e per l’azienda si prospetta il dover metter mano al portafoglio più volte per chiudere le pendenze.

Alfonso Maruccia

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20 12 2006
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