Sony Pictures, orgoglio e giudizio

Il CEO di Sony Kazuo Hirai celebra il ruolo della propria azienda dopo il crack subito: l'uscita di The Interview, ha dichiarato, è un successo per la libertà di espressione. E ha incassato 31 milioni di dollari, solo online
Il CEO di Sony Kazuo Hirai celebra il ruolo della propria azienda dopo il crack subito: l'uscita di The Interview, ha dichiarato, è un successo per la libertà di espressione. E ha incassato 31 milioni di dollari, solo online

Non ha vinto solo al botteghino: Sony Pictures ha vinto contro i “tentativi di estorsione” dei cybercriminali responsabili del devastante attacco perpetrato nel mese di novembre. Il CEO di Sony Kazuo Hirai, ai margini delle presentazioni del CES di Las Vegas, ha per la prima volta offerto un commento sulla vicenda cybercriminale ruotata intorno a The Interview dipingendo l’azienda che guida come un paladino della libertà di espressione.

“La libertà di parola, la libertà di espressione, la libertà di associazione sono dei pilastri di Sony e del nostro business dell’intrattenimento” ha dichiarato con orgoglio Hirai: il lancio di The Interview , commedia demenziale incentrata sull’assassinio del dittatore della Corea del Nord Kim Jong-Un, rappresenta dunque l’esercizio di questi diritti, che i cracker avrebbero voluto soffocare con minacce terroristiche e rivelazioni scottanti consegnate alla Rete.

“Siamo stati vittima di uno dei più feroci e malvagi cyberattacchi della storia”, denuncia Hirai, senza però sbilanciarsi nell’attribuzione di responsabilità: a puntare il dito hanno pensato le autorità statunitensi, che hanno nei giorni scorsi inasprito le sanzioni economiche nei confronti della Corea del Nord nel quadro della “risposta proporzionata” promessa in seguito al cyberattacco subito da Sony Pictures. Pyongyang, nel frattempo, riconduce la mossa statunitense a ostilità “senza fondamento” e mentre la Corea del Nord insiste per provare la propria estraneità ai fatti, senza rinunciare ad una presunta corsa ai cyberarmamenti , l’FBI conferma l’esistenza di prove che inchioderebbero i cracker del regime, a dispetto dei dubbi e della cautela mostrati dagli esperti di sicurezza e dalle loro ricostruzioni.

Di certo, nella vicenda, ci sono solo le cifre totalizzate da Sony Pictures per The Interview : sospinto dalle minacce a sfondo terroristico, dagli incoraggiamenti ufficiali che hanno sbaragliato le esitazioni e i timori dello studio hollywoodiano, il lancio del film è valso fino ad ora 31 milioni di dollari con la sola distribuzione in Rete (il budget stanziato si stima in 44 milioni, e in 35 milioni previsti per il marketing). Un successo dovuto al lavoro indefesso dei dipendenti e dei partner, secondo il CEO di Sony Hirai, un successo che premia la libertà di espressione, che l’azienda avrebbe difeso scegliendo di non scendere a patti con gli attaccanti.
Il CEO Hirai non si è invece pronunciato sulla strategia scelta da Sony per arrestare il flusso delle informazioni sgorgate dalla breccia: non una parola sulle minacce legali e le richieste di rimozione nei confronti dei media e delle piattaforme che hanno ospitato i leak.

Gaia Bottà

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08 01 2015
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