Speciale/ I tag RFID non faranno più paura

Lo dicono gli esperti a Punto Informatico: serve solo più consapevolezza. Presto dilagheranno ovunque e già oggi fanno la differenza. Le preoccupazioni per la privacy? Esagerate. Il futuro? A radio-frequenza, ovviamente

Roma – Quando entrano nell’ufficio di Babbo Natale, molti dei bambini in visita al “Santa Claus’ Village” di Rovaniemi restano letteralmente a bocca aperta nello scoprire che, senza bisogno di letterine od indicazioni, il padrone di casa conosce già alla perfezione il nome di ciascuno di essi. Quello che i bambini non sanno, però, è che la preveggenza di Santa non dipende dalle sue virtù magiche: in effetti l’anziano signore si limita a leggere, sul proprio reader tascabile, le informazioni che i genitori hanno scelto di “scrivere” sui badge dotati di tag RFID che i figli portano in tasca.

un tipo di chippetto Quello appena descritto, molto curioso ed immaginativo, è in realtà solo uno dei molti usi che le tecnologie RFID stanno trovando negli ambiti industriali e commerciali più diversi. Introdotte per la prima volta dagli inglesi nel corso della Seconda Guerra Mondiale, quando servivano a distinguere gli aerei alleati da quelli del Terzo Reich, le tecnologie di RFID (Radio Frequency IDentification) hanno come obiettivo facilitare i processi di identificazione e tracciamento delle merci. Dal punto di vista concettuale, il loro funzionamento è molto semplice: all’oggetto da identificare viene applicata un’etichetta (il “tag”) formata da un chip ed un’antenna a radio frequenza, e contenente tutti i dati rilevanti relativi all’articolo; i segnali radio inviati dal tag vengono intercettati da un lettore (chiamato reader) che elabora le informazioni e le rende disponibili per il riuso successivo.

Le potenzialità della tecnologia RFID per l’identificazione ed il tracciamento delle merci sono effettivamente enormi e così, complice anche la diminuzione dei costi di produzione dei tag, essa si sta rapidamente affermando su scala globale in molti settori come la logistica, il farmaceutico, la grande distribuzione. Inoltre, giurano gli esperti, la nuova tecnologia è destinata a rivoluzionare anche molti altri comparti industriali ed a garantire enormi vantaggi per tutti, consumatori inclusi.

Apparentemente, quindi, quella dei sistemi a radio frequenza è una marcia trionfale, destinata a fare in tempi brevi della nuova tecnologia uno standard de facto per una varietà di usi. Solo che, e qui sta il nodo dolente per produttori e sviluppatori, le RFID sembrano fare molta paura a cittadini e consumatori . Un recente articolo di Associated Press (“Microchips everywhere. A future vision”), ampiamente ripreso e commentato da analisti e blogger di tutto il mondo, riassume bene i timori suscitati dalla tecnologia in oggetto: le RFID fanno temere un futuro in cui ogni comportamento sociale e di consumo viene tracciato, in cui i nostri dati personali vengono raccolti e riusati da agenzie senza volto, ed in cui oggetti sempre più “invadenti” ci danno indicazioni su cosa comprare e consumare.

Dove sta la verità? Le RFID sono uno strumento di efficienza e libertà, in grado di produrre risparmi ed esternalità positive per tutti, o invece costituiscono una nuova ed evoluta forma di “grande fratello elettronico” in agguato dietro l’angolo? Per rispondere a queste domande abbiamo provato a esaminare e ricomporre tutte le diverse tessere del puzzle- RFID, raccogliendo anche alcune suggestioni da due tra i più noti professionisti del settore in Italia: Corrado Patierno , analista, formatore e system integrator, e Giovanni Grieco , Direttore Commerciale di Caen RFID Italia .

Partiamo con alcuni dati relativi alle dimensioni del mercato. Il volume di affari che ruota intorno alle tecnologie in oggetto ha ormai dimensioni imponenti: stando ai dati di un recente rapporto IdTechEX , nel 2008 saranno venduti nel mondo circa 2,16 miliardi di etichette RFID , con una crescita di oltre 25% rispetto al 2007 e di oltre il 100% rispetto al 2006. Lo stesso rapporto IDTechEX stima in circa 3,7 miliardi di euro il giro di affari globale prodotto dalle tecnologie a radio- frequenza nel 2008 (+12% rispetto al 2007) e prevede altresì una quintuplicazione dei volumi economici associati entro il 2018. Intanto, grandi imprese come Wal-Mart, Metro, MasterCard e Nokia stanno compiendo già da tempo ingenti investimenti nel settore, mentre i governi dei
principali paesi (Cina e Stati Uniti in testa) cominciano a loro volta ad investire direttamente in progetti RFID-based.

A livello di applicazioni, gli ambiti d’uso già consolidati sono prima di tutto nei settori della logistica industriale, nella grande distribuzione e nel farmaceutico . Le imprese di spedizioni si servono dei tag RFID, sistemati sui container o direttamente sui singoli box, per monitorare a distanza i movimenti delle merci nei loro vari spostamenti. I responsabili di ipermercati e magazzini li usano per apprezzare le vendite dei vari prodotti, riassortire in tempo reale i banconi, supervisionare gli spostamenti delle merci. Le imprese del settore farmaceutico fanno dei tag RFID un uso ancor più articolato: essi servono non solo a tracciare i movimenti delle confezioni medicinali ed assicurare che quelle termo-sensibili mantengano la propria temperatura entro il range consentito, ma anche a garantire l’autenticità dei prodotti venduti. Per combattere le molte imitazioni del prodotto, ad esempio, la Pfizer ha deciso nel 2006 di “taggare” ogni confezione di Viagra in distribuzione negli Stati Uniti. E nel nostro paese? In tutta Europa, ma specialmente in Italia, il mercato dell’RFID appare oggi molto più limitato rispetto a quello estremo orientale o statunitense: sono ancora relativamente poche le organizzazioni che fanno ricerca, sviluppo e commercializzazione di RFID, e la crescita del settore è frenata da molti e diversi fattori. Spiega Patierno a Punto Informatico : “Le singole PMI italiane non sono in condizione di affrontare da sole i costi di ricerca associati allo sviluppo di progetti RFID, ed è relativamente scarsa l’attitudine a collaborare tra imprese diverse dello stesso campo”. Pesa, inoltre, la mancanza di prospettive certe rispetto ai ritorni di breve-medio periodo associati agli investimenti in ricerca e sviluppo.

un tipo di chippetto A livello applicativo, sono molti i progetti pilota intrapresi, ma relativamente pochi gli impieghi stabilizzati. Come illustrato da Grieco, uno degli esperimenti più riusciti è quello realizzato da Samer Shipping presso il Porto di Trieste. Qui, i sistemi RFID consentono di tracciare in tempo reale i movimenti dei camion che dall’autostrada e dall’autoporto si dirigono verso il porto, evitando congestioni di traffico e tempi morti, e garantendo il disbrigo in tempo accelerato delle pratiche doganali. Accanto a quella giuliana, si segnalano le esperienze dell’Aeroporto di Malpensa, dove la tecnologia è impiegata sperimentalmente in alcuni dei varchi merci della Dogana, ed all’Associazione Trasporti di Milano.

Questo il quadro presente. Ma, aggiungono gli esperti, in giro per il mondo le tecnologie RFID stanno già cominciando a cambiare in modo radicale molti altri settori industriali e merceologici , procurando vantaggi non solo alle corporations ma anche ai cittadini-consumatori.

Per cominciare, gli impieghi tradizionali collegati all’identificazione, alla certificazione di autenticità e al monitoraggio delle merci si stanno allargando a macchia d’olio. Sempre più spesso, ad esempio, gli operatori del settore alimentare ed i produttori di giocattoli impiegano tag RFID come “garanzia di autenticità” per tutelare i propri interessi (e quelli dei consumatori) di fronte ai ricorrenti tentativi di contraffazione. In molte compagnie aeree e aeroporti (tra cui la stessa Gatwick) i tag vengono impiegati per ridurre il rischio di smarrimento dei bagagli. Negli allevamenti bovini australiani e cinesi, invece, si è cominciato ad impiegare le etichette a radio-frequenze per la marchiatura del bestiame, allo scopo di identificare univocamente i capi e garantire la loro tracciabilità lungo tutto il percorso di crescita.

Un altro ambito in forte espansione è quello dei pagamenti . Infatti, diversi operatori del settore creditizio hanno già da tempo cominciato a “potenziare” le carte di credito tradizionali aggiungendovi dei chip a radio frequenze. Negli esercizi commerciali attrezzati per il loro impiego, le carte potenziate (cosiddette “contactless”) consentono agli utenti di completare gli acquisti senza codici o strisciate: per perfezionare l’acquisto è infatti sufficiente avvicinare la carta al reader del negozio, e premere il pulsante che autorizza la transazione. Il nuovo metodo sta trovando ottimi riscontri in ogni parte del mondo, ed anche nel nostro paese cominciano a nascere le prime esperienze: sulla base di un accordo con MasterCard, Poste Italiane ha avviato nel 2007 un primo progetto-pilota per garantire ai propri clienti pagamenti contactless di piccola entità.

Ma le applicazioni più innovative delle RFID sono legate all’impiego dei telefonini . Anzitutto, mutuando le esperienze del settore creditizio appena descritte, i grandi player del settore telefonico (Nokia e Motorola su tutti) hanno cominciato ad abilitare i propri apparecchi di nuova generazione per i pagamenti nei loro cellulari più avanzati. Attraverso l’innesto di un semplice chip RFID di tipo NFC (acronimo per “Near Field Communication”) all’interno della carta SIM, il cellulare può essere trasformato in un dispositivo di pagamento multipurpose, buono per la cassa del supermercato come per il botteghino del cinema, per il casello autostradale come per la biglietteria del bus. Anche in questo caso, delle potenzialità del sistema sembrano essersi resi conto pure i principali attori italiani: nel corso del 3GSM World Congress 2008, i rappresentanti di Telecom Italia Mobile hanno annunciato l’intenzione di investire robustamente nel settore delle RFID, approntando una serie di servizi di “borsellino elettronico” via cellulare.

In secondo luogo, l’innesto di tag a radio frequenza all’interno della carta SIM consente di impiegare il cellulare come “assistente intelligente” per il consumatore, aprendo la strada a scenari di ” dialogo tra oggetti ” sempre più ampie e immaginative. Infatti, un telefonino adeguatamente equipaggiato è in grado di scambiare informazioni con le altre merci dotate di etichette RFID, raccogliendo informazioni sui prodotti e rendendole disponibili sul proprio display, o magari segnalando al consumatore i prodotti che corrispondono alle preferenze da lui espresse in passato.

Secondo produttori e sviluppatori di RFID, quelle appena descritte sono possibilità di progresso aperte dalla nuova tecnologia, e vantaggiose tanto per l’industria come per i consumatori. “I cittadini”, chiosa Patierno “non sono ancora stati messi in condizione di comprendere appieno le potenzialità della nuova tecnologia. Ma quando la consapevolezza intorno ai benefici delle RFID si sarà allargata, molte delle riserve fin qui avanzate svaniranno”.

Tuttavia, come anticipato sopra, sono molti i cittadini e le organizzazioni che esprimono riserve sui rischi collegati all’impiego delle tecnologie a radio- frequenza.

un tipo di chippetto Esiste anzitutto una forte preoccupazione per la mancanza di trasparenza con cui i dispositivi RFID stanno entrando nella nostra vita quotidiana: in una consultazione pubblica realizzata dalla Commissione Europea tra il 2005 ed il 2006 nell’intero territorio dell’Unione, più dei due terzi dei cittadini intervenuti manifestavano perplessità sull’uso dei tag in generale, ed in particolare sul grado di pubblicità ed informazione dato alle iniziative in questo settore.

Questa prima perplessità si lega alla seconda, ancor più forte e risentita, riguardante i rischi posti dalle RFID in termini di rispetto della privacy . Infatti, come evidenziato da un articolo comparso su queste stesse pagine, spesso i consumatori semplicemente non sono al corrente della presenza di tag RFID all’interno dei prodotti da loro acquistati, e quando ne sono informati esprimono riserve in ordine al rispetto della propria privacy.

La paura è che gli oggetti che acquistiamo, e ancor più le carte di credito ed i telefonini “taggati” che abbiamo in tasca, possano “spifferare” ai quattro venti i nostri dati personali, le nostre preferenze di consumo, la frequenza dei nostri acquisti. Nella scheda di presentazione delle RFID pubblicata sul suo sito web, l’autorevole associazione Electronic Privacy Information Center rende manifeste tali riserve, paventando il rischio che una pervasiva rete di lettori- spia possa essere distesa ai quattro angoli del globo per sorvegliare tutti i comportamenti dei consumatori.

Tra l’altro, ed è questo un terzo elemento di criticità evidenziato dai detrattori dei sistemi a radio frequenza, incrociando tra loro le informazioni fornite dai singoli oggetti diventerebbe possibile costruire dei profili completi (ed illegali) dei consumatori . Tali schede potrebbero poi essere rivendute e rielaborate per le finalità più disparate (dal telemarketing allo spionaggio industriale, fino a ricatti veri e propri) senza alcun controllo da parte dei cittadini sulla qualità dei dati raccolti, sull’identità dei profilatori, sugli usi fatti delle informazioni personali. A fronte di questa varietà di dubbi e critiche, riprese in passato anche dall’assise dei Garanti della Privacy europei, i fautori dei sistemi RFID-based ribattono con una serie altrettanto articolata di argomenti. Il primo e fondamentale punto, sostengono, è legato al fatto che i sistemi RFID ben congegnati prevedono tutele specifiche per la privacy degli utenti . “Quando il progetto è ben realizzato” spiega Patierno a Punto Informatico “esso prevede già al proprio interno anticorpi affidabili rispetto ai rischi di dispersione o furto di informazioni, per esempio attraverso comandi di disattivazione automatica dei tag al perfezionamento dell’acquisto”. Queste affermazioni sulle possibilità di tutela della privacy attraverso il “design consapevole”, peraltro largamente riprese da tutta la letteratura pro-RFID, sembrano trovare riscontro anche nei risultati di un Libro Bianco intitolato “Rfid and Privacy: Guidance for Health-Care Providers” , recentemente pubblicato dal Ministero della Salute canadese. All’interno di tale documento, che analizza una serie di esperienze di impiego delle RFID in ambito sanitario, si sostiene infatti che là dove i sistemi sono adeguatamente progettati i rischi per la privacy dei cittadini-pazienti si riducono quasi a zero.

un tipo di chippetto Ma al di là di questo, sostengono progettisti ed esperti, le preoccupazioni legate all’impiego dei sistemi a radio-frequenza per lo spionaggio dei consumatori configurano una sorta di falso problema. Giovanni Grieco a PI lo spiega così: “Non solo costruire enormi sistemi di monitoraggio ed elaborazione dei segnali radio sarebbe difficilissimo da praticare tecnologicamente. Non solo richiederebbe investimenti economici enormi, che non potrebbero mai ripagare gli investimenti economici iniziali. Ma, più semplicemente, sarebbe superfluo, perché le tecnologie pre-RFID oggi disponibili (cellulari, carte fedeltà, carte di credito) consentono già un tracciamento completo ed accurato di tutti i nostri comportamenti, spesso con la nostra stessa collaborazione”. In un quadro siffatto, chiosa lo stesso Grieco, eventuali sistemi basati sulle RFID potrebbero eventualmente costituire un metodo di tracking in più, ma non certo un salto di qualità sostanziale.

Allo stesso tempo, gli esperti non si nascondono che, in passato almeno, la ridotta conoscenza della tecnologia da parte dei cittadini ha lasciato aperta la porta in alcuni casi ad impieghi fraudolenti del tagging RFID . Nel nostro paese, ad esempio, una grande impresa ha per un certo periodo “spiato” i movimenti dei propri (ignari) dipendenti attraverso sistemi di rilevazione dei tag RFID contenuti nei loro badge. “Tuttavia”, spiega Patierno, “quando l’azienda è stata colta in fallo essa ha subito una punizione esemplare da parte dell’autorità giudiziaria. La legge sulla privacy in vigore nel nostro paese garantisce adeguate garanzie rispetto ai potenziali abusi da RFID, e tutto ciò di cui c’è bisogno è una consapevolezza adeguata da parte del pubblico”.

Già, la consapevolezza . Quella relativa alla necessità di informare (e formare) adeguatamente aziende e cittadini sembra essere oggi l’unica priorità condivisa tra fautori e critici delle tecnologie RFID. Da una parte i richiami di chi, come Stefano Rodotà , rivendica da tempo la necessità di una maggiore consapevolezza per combattere i rischi di anestesia tecnologica dei cittadini. Dall’altra le posizioni di chi, come i produttori ed i progettisti di tecnologie a radio- frequenza, auspica l’avvio di un più ampio dibattito pubblico per portare alla luce i benefici della nuova tecnologia.
Se, e come, il confronto pubblico sulle RFID si svilupperà non è oggi dato sapere. Quel che è certo, però, è che la crescita della consapevolezza in questo campo costituisce una necessità ineludibile per poter arrivare a superare (in parte almeno) gli alti steccati che separano i detrattori dai “fan” delle nuove tecnologie in oggetto.

Perché se è vero che nessuna attività di alfabetizzazione potrà mai mettere i cittadini completamente al riparo dai tentativi di invasione della loro privacy da parte dei “pirati a radio- frequenza”, è pure vero che il futuro “targato RFID” sta già arrivando, e per difendersi (o meglio ancora per trarne vantaggio) forse è meglio conoscerlo.

Giovanni Arata

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Mauro scrive:
    Tesi triennale
    http://bus.como.polimi.itfa la stessa cosa ed è una demo per la città di Como. L'ho fatta con un mio compagno come tesi della laurea triennale...è online da 1 anno e mezzo ormai.
    • MircoM scrive:
      Re: Tesi triennale
      gran bella tesi, complimenti al tuo amico.ma non fa esattamente la stessa cosa. li devo scegliere le fermate di partenza e arrivo, non posso pescare degli indirizzi a caso.
    • Ospite scrive:
      Re: Tesi triennale
      Penso sia illegale usare le mappe di google per cose di questo tipo senza pagare il servizio. Ci sono dei precisi termini di utilizzo.
      • MircoM scrive:
        Re: Tesi triennale
        non che io sappia... mi ero letto per benino i regolamenti quando ho richiesto una chiave per l'utilizzo delle google API la prima volta, e le condizioni non erano affatto restrittive, nemmeno per uso commerciale, se le visite sono al di sotto di una certa soglia.Cmq ammetto che le ho lette abbastanza tempo fa, potrei sbagliarmi, o qualcosa nel frattempo potrebbe essere cambiata.
  • Federico Tomassetti scrive:
    A Torino già c'era
    Bastava visitare il sito della GTT per avere questo servizio
    • MircoM scrive:
      Re: A Torino già c'era
      immagino non fosse integrato con le google maps, comunque ;). (correggimi se sbaglio, ovviamente. non ho mai usato il servizio di cui parli).
  • .... scrive:
    www.orariotrasporti.regione.liguria.it
    C'è già... cos'avrebbe inventato Google??
    • andrea scrive:
      Re: www.orariotrasporti.regione.liguria.it
      C'è scritto sull'articolo, rileggi l'ultima frase.
    • MircoM scrive:
      Re: www.orariotrasporti.regione.liguria.it
      visto. e ti posso assicurare che tra usare quello e usare google transit c'è una bella differenza.integrazione con le google maps, interfaccia migliore.probabilmente il sito ligure (come tutti gli altri siti simili) possono essere utili per la visualizzazione sui dispositivi mobili (se si ha pochissima banda a disposizione).
  • Uno scrive:
    Ma quanto
    Ma quanto è carina gaia.....bella bella:-)
  • Homo Deambulato r scrive:
    Parola chiave: integrazione
    Oggi più o meno tutte le aziende di trasporto in Italia hanno il loro calcolo del percorso.Il naturale passo successivo è l'integrazione: per andare da Via Roma a Firenze a Piazza Ferraris a Genova non devo visitare tre siti diversi, ma ne basta uno solo.Il quale, prima o poi, integrerà il tutto con le tratte aeree e navali e diventerà del tutto internazionale.La domanda da porsi, piuttosto, è: perchè aspettare che lo facciano i soliti americani? Non eravamo capaci noi? Non potevamo usare il 45 milioni di Italia.it?;-)
    • sylvaticus scrive:
      Re: Parola chiave: integrazione
      quoto in pieno.. servizio utilissimo, ma doveva venire "BigG" per farlo ?????
      • .... scrive:
        Re: Parola chiave: integrazione
        http://www.orariotrasporti.regione.liguria.it- Scritto da: sylvaticus
        quoto in pieno.. servizio utilissimo, ma doveva
        venire "BigG" per farlo
        ?????
        • sylvaticus scrive:
          Re: Parola chiave: integrazione
          e se io devo spostarmi tra due o più regioni? E poi se sono, non dico straniero, ma anche solo di un altra regione chi lo conosce quel sito ???
      • MircoM scrive:
        Re: Parola chiave: integrazione
        non è che *doveva*, però l'ha fatto.e per fortuna.
    • vola scrive:
      Re: Parola chiave: integrazione
      - Scritto da: Homo Deambulato r
      La domanda da porsi, piuttosto, è: perchè
      aspettare che lo facciano i soliti americani? Non
      eravamo capaci noi? Non potevamo usare il 45
      milioni di
      Italia.it?

      ;-)Sono finiti da anni nelle tasche dei soliti noti quei soldi... avogliate a cercarli...E poi si sa l'italia è il paese dei navigatori non degli ingegnieri e neanche degli sviluppatori... chi pensi avrebbe necessità di finanziare un simile progettone?? potremmo chiedere a Babbo natale
  • andros scrive:
    Anche a Roma c'è già!
    http://www.atac.roma.it/in alto: calcolo del percorso
  • andros scrive:
    Anche a Roma c'è già!
    http://www.atac.roma.it/in alto: calcolo del percorso
    • vola scrive:
      Re: Anche a Roma c'è già!
      - Scritto da: andros
      http://www.atac.roma.it/
      in alto: calcolo del percorsoMa leggere che c'è scritto nell'articolo è utopia per voi findussari???Si parla dell'utilità che può essere data al turista straniero e non, io lo so che a roma c'è atac ma non so che a milano c'è atm e che cavolo devo fare prima di farmi una gita telefonare a tutti i comuni per sapere come si chiama la loro società di trasporti e se ha un sito???LEGGIAMO GLI ARTICOLI o almeno IMPARIAMO A COMPRENDERE QUELLO CHE C'E' SCRITTO IN UN ARTICOLOprima di postare cazzate
      • Joliet Jake scrive:
        Re: Anche a Roma c'è già!
        Intanto stai calmo.Se io sono un turista straniero, vado su un motore di ricerca e scrivo ad esempio "public transport Rome" e il risultato DOVREBBE darmi in testa "Atac" o cos'altro.Questo dando per scontato che abbiamo il sito almeno anche in inglese.Non è che devo per forza sapere il nome della società in anticipo...PS il fatto che Google non dia l'Atac fra i primi risultati, è un altro paio di maniche... :D
        • .... scrive:
          Re: Anche a Roma c'è già!
          Certo che non ti dà ATAC tra i primi... altrimenti non usi il transport loro, su cui ci mettono la pubblicità... a proposito, Google divide gli introiti della pubblicità con chi gli fornisce i dati?- Scritto da: Joliet Jake
          Intanto stai calmo.
          Se io sono un turista straniero, vado su un
          motore di ricerca e scrivo ad esempio "public
          transport Rome" e il risultato DOVREBBE darmi in
          testa "Atac" o
          cos'altro.
          Questo dando per scontato che abbiamo il sito
          almeno anche in
          inglese.
          Non è che devo per forza sapere il nome della
          società in
          anticipo...

          PS il fatto che Google non dia l'Atac fra i primi
          risultati, è un altro paio di maniche...
          :D
          • MircoM scrive:
            Re: Anche a Roma c'è già!
            un paio di puntualizzazioni:1- adesso google transit non copre roma, quindi 'sta supposta necessità di alterare i risultati della ricerca affossando ATAC non esiste2- google transit lo uso tutti i giorni. pubblicità 0.la mia impressione è che ci si arrampichi un pochino sugli specchi. google transit è un servizio estremamente comodo. inoltre apre la possibilità all'integrazione di diverse reti. se voglio andare da casa mia ad un particolare numero civico a roma devo usare prima il servizio di trasporto di della mia città (ammesso che esista) per arrivare alla stazione, poi il servizio di trenitalia, poi quello di roma. si può fare, ma è scomodo.inoltre avere tutti i servizi di trasporto cittadini accessibili con un'unica interfaccia è una bella semplificazione (anche perchè l'interfaccia di google transit non è mica male, meglio di tutte quelle dei servizi cittadini che conosco)e poi l'integrazione con le google maps meriterebbe anche da sola.
  • masaniello scrive:
    ACAM
    in Campania abbiamo http://www.campaniatrasporti.it con un buon modulo di ricerca. Ma essere su Google può aiutare a farsi pubblicità.
    • Mattia scrive:
      Re: ACAM
      ... e a Milano c'è il GiraMilano di ATM (http://www.atm-mi.it/GiroMilano/).
      • Viaggiatore milanese scrive:
        Re: ACAM
        Peccato che Giromilano consideri solo i mezzi ATM ma, per dirne uno, non il passante. Dal mio ufficio a casa mia se faccio un percorso con il passante rispario 10-15 minuti a viaggio rispetto al percorso calcolato da Giromilano.Ben venga l'integrazione fatta da Google... che tristezza però che all'ATM per motivi che non oso indagare non abbia integrato gli orari del passante in Giromilano.
    • zampetti scrive:
      Re: ACAM
      - Scritto da: masaniello
      in Campania abbiamo
      http://www.campaniatrasporti.it con un buon
      modulo di ricerca. Ma essere su Google può
      aiutare a farsi
      pubblicità.e come calcola google le masse di monnezza?ci passa sopra o le circumnaviga??
  • Alex Supertramp scrive:
    Google Autostrade SpA
    Tra poco la viabilità di Autostrade per l'Italia non servirà più, ci penserà Google! Ad ogni modo, è un servizio utile e non vedo perché criticarlo: prima non c'era, adesso c'è. Onore al merito.http://menteindisordine.wordpress.com
  • MircoM scrive:
    ottimo servizio, ma...
    google transit è veramente comodo. consente di pianificare perfettamente anche spostamenti "lunghi", con più autobus e più coincidenze. inoltre non serve più imparare le tratte degli autobus, basta sapere dove si è e dove si vuole andare. consente anche di stabilire viaggi in anticipo, specificando tempo e ora di partenza o di arrivo (e ovviamente usa gli orari giusti nel caso si voglia viaggiare di domenica o durante feste, quando gli orari sono ridotti).peccato che in italia si scontrerà con un problema non banale e non dipendente da Google: il cronico ritardo dei servizi di trasporto pubblico italiani.
    • andrea scrive:
      Re: ottimo servizio, ma...
      Infatti, faranno una patch apposita per le città aleatorie, dove gli orari dei mezzi pubblici sono da intendersi come indicativi. Hehe...Aspettiamo anche il GoogleBus che venga a prendermi in orario sotto casa.
  • mmmm scrive:
    E le cose inutili di BigG?
    Come mai nell'altro articolo c'erano i soliti pro MS e contro BigG a dare contro a quello che "non avevano fatto", mentre qui non c'è ancora uno straccio di articolo? Coda di paglia?
    • Emanuele Pavone scrive:
      Re: E le cose inutili di BigG?
      A Torino c'è un servizio eccellente, il 5T. Calcola il percorso, monitora la situazione del traffico in tempo reale e sempre in tempo reale fornisce la lista dei passaggi dei mezzi ad ogni singola fermata.A che serve Google Transit a Torino?
      • brusuillis scrive:
        Re: E le cose inutili di BigG?
        Serve che almeno ho un'unica interfaccia per X città (in crescita, ci si può scommettere) invece di dover andare a cercare, ogni volta che mi muovo, quale servizio esiste per una città determinata e come lo uso...
      • Cirio scrive:
        Re: E le cose inutili di BigG?
        serve...a pianificare spostamenti con mezzi pubblici di diverse compagnie e di diversi fornitori.I sistemi di calcolo del percorso esistono già ma solo per una determinata società, atm a milano ad esempio... se voglio andare tra due particolari posti usando tre servizi pubblici diversi (ad esempio treno, poi autobus, poi tram) con google transit (potenzialmente) potrò farlo. Si tratta solo, da parte delle società, di esportare le loro tratte/orari in formato compatibile con google transit.
        • .... scrive:
          Re: E le cose inutili di BigG?
          Leggi bene il commento a cui hai risposto...- Scritto da: Cirio
          serve...a pianificare spostamenti con mezzi
          pubblici di diverse compagnie e di diversi
          fornitori.
          I sistemi di calcolo del percorso esistono già ma
          solo per una determinata società, atm a milano ad
          esempio... se voglio andare tra due particolari
          posti usando tre servizi pubblici diversi (ad
          esempio treno, poi autobus, poi tram) con google
          transit (potenzialmente) potrò farlo. Si tratta
          solo, da parte delle società, di esportare le
          loro tratte/orari in formato compatibile con
          google
          transit.
          • Cirio scrive:
            Re: E le cose inutili di BigG?
            A Torino c'è un servizio eccellente, il 5T. Calcola il percorso, monitora la situazione del traffico in tempo reale e sempre in tempo reale fornisce la lista dei passaggi dei mezzi ad ogni singola fermata.A che serve Google Transit a Torino?...e dunque??bla
      • galimberti. netsons.or g scrive:
        Re: E le cose inutili di BigG?
        - Scritto da: Emanuele Pavone
        A Torino c'è un servizio eccellente, il 5T.
        Calcola il percorso, monitora la situazione del
        traffico in tempo reale e sempre in tempo reale
        fornisce la lista dei passaggi dei mezzi ad ogni
        singola
        fermata.
        A che serve Google Transit a Torino?Infatti Google Transit a Torino utilizza i dati del 5T e come hanno risposto altri la comodità è di utilizzare un unico servizio per tutte le società di trasporto.Inoltre io trovo utilissima l'integrazione tra tutti i servizi di GMaps: da un'unica interfaccia accedi alle mappe automobilistiche, alle mappe degli utenti, alle informazioni sulle attività commerciali, alle info sul traffico (non ancora in Italia), ecc.... e ora anche ai mezzi pubblici
      • MircoM scrive:
        Re: E le cose inutili di BigG?
        visto adesso. come servizio è decisamente avanti, rispetto alla media italiana. però a mio avviso l'integrazione con le google maps lo migliorerebbe molto.la buona notizia è che la presenza di quel servizio implica che tutta l'infrastruttura è già pronta. agganciarsi alla piattaforma di google potrebbe (non è detto, me è probabile) essere banale.
        • MircoM scrive:
          Re: E le cose inutili di BigG?
          ma noto adesso che torino è già coperta da google transit. caspita se siete avanti!
Chiudi i commenti