Da quando a febbraio di quest’anno è stato chiuso lo Stretto di Hormuz circa 1500 navi sono rimaste bloccate. Scienziati affermano che le petroliere in questione stanno accumulando specie invasive zombie, vere e proprie biomasse di organismi marini, che minacciano un bio-apocalisse. Infatti, secondo gli studiosi, una volta che riprenderanno la navigazione, il rischio è quello di diffondere questi organismi in altre regione oceaniche dove potrebbero diventare “specie invasive” ultra resistenti.
L’allarme è stato lanciato da un team di ricercatori marini guidato dal Center for Environmental Science (UMCES) dell’Università del Maryland. “Le navi nella regione del Golfo sono rimaste ferme per un periodo almeno 40 volte superiore alla media“, hanno spiegato i ricercatori su Biological Invasion. “La presenza abituale di un numero considerevole di navi di grandi dimensioni […] provenienti da tutto il mondo amplifica la loro esposizione a diverse comunità di organismi incrostanti“.
Considerata la portata e la durata senza precedenti di questo massiccio fermo delle navi, si sono create le condizioni ideali per un evento di bioinvasione marina su larga scala, con conseguente “super-diffusione”, non appena riprenderà il normale traffico marittimo nella regione. La combinazione di un’estesa crescita di biofouling e dell’accumulo di specie, unitamente all’elevato numero, alle dimensioni e alla portata globale delle navi colpite, ha creato un’immensa minaccia alla biosicurezza internazionale.
Quella delle specie invasive zombie non è l’unica preoccupazione di questi tempi. Infatti, questa si aggiunge ad altri rischi potenzialmente apocalittici come la copertura del reattore della centrale nucleare di Chernobyl che sta crollando.
Cosa può evitare un bio-apocalisse di specie invasive zombie
Secondo quanto dichiarato dagli esperti in questione esiste qualcosa che potrebbe evitare un bio-apocalisse di specie invasive proveniente dallo Stretto di Hormuz. Come spiegato da Popular Mechanics, tre azioni concrete, coerenti e coese tra loro possono prevenire una pericolosa proliferazione di specie aliene:
- una corretta pulizia degli scafi in acqua e uno smaltimento accurato dei rifiuti biologici;
- la previsione delle rotte, per valutare eventuali pericoli e correggere esposizioni imprudenti a specie aliene;
- una individuazione di specie potenzialmente invasive e parassite precisa e documentata.
Carolyn Tepolt, del Woods Hole in Massachusetts, ha concluso: “Le specie marine invasive hanno un profondo impatto ecologico ed economico sulle coste di tutto il mondo e sono estremamente difficili, se non impossibili, da eradicare una volta che si sono insediate. Questa interruzione del traffico marittimo globale ha molteplici ripercussioni e ha anche creato, in modo più subdolo, le condizioni ideali per la diffusione di specie di acque calde in nuovi porti“.