Sul sito di AgID è ancora online un PDF datato 8 marzo 2016 che recita così: Si è svolta oggi presso il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la conferenza stampa di presentazione di SPID, il sistema pubblico di identità digitale
. Nelle stesse ore andava online su queste pagine l’articolo PA, via allo SPID. Da allora sono trascorsi 10 anni (giorno più, giorno meno) e tanto è cambiato. Siamo cambiati anche noi, nel rapporto con i servizi pubblici e con il concetto stesso di identità digitale, che indubbiamente SPID ha contribuito a sdoganare.
2016-2026: SPID compie 10 anni
Era l’Italia del governo Renzi, chissà quanti lo ricordano. Nelle stesse settimane, un’intelligenza artificiale batteva il campione del mondo di Go e noi ci stupivamo di quanto fosse avanzata quella tecnologia ancora circondata da un alone di mistero, nemmeno immaginando a cosa avremmo assistito poi. Nel frattempo, Infocert, Poste Italiane e TIM venivano indicati come i primi tre identity provider autorizzati a rilasciare le credenziali. Poi sarebbero arrivati gli altri.
È stato un debutto accompagnato dalla promessa di semplificare il rapporto tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione
, che possiamo dire mantenuta. Meno code agli sportelli, accesso più rapido ai documenti e pratiche burocratiche sbrigate velocemente. Insomma, obiettivo raggiunto. Chi mai sarebbe disposto a tornare indietro?
Un futuro da scrivere: sostituito da CIE?
Oggi ci sono 42,2 milioni identità emesse (fonte AgID) e il numero continua a crescere, nonostante l’esecutivo abbia deciso di mandarlo in pensione entro i prossimi anni. La volontà dichiarata è quella di passare all’utilizzo di CIE (carta di identità elettronica) come strumento principe, ma convincere gli italiani a cambiare quella che è ormai diventata un’abitudine non sarà semplice.
SPID compie 10 anni nel momento in cui nello smartphone abbiamo l’app IO con i documenti in formato digitale e l’arrivo del portafoglio europeo è alle porte. Il suo l’ha fatto e anche bene. Vedremo fino a quando potrà continuare: l’ultimo rinnovo delle convenzioni potrebbe aver garantito la sostenibilità economica del progetto fino al 2030 (sicuramente al 2027), ma diversi provider hanno già messo le mani avanti rendendolo a pagamento (e guadagnandoci). Il futuro incerto non cancella l’importanza del ruolo svolto fin qui.