Stadia proporrà un abbonamento per ogni publisher

La piattaforma di Google per il cloud gaming permetterà di sottoscrivere abbonamenti specifici, per l'accesso ai titoli dei singoli publisher.

Con l’E3 2019 di Los Angeles ormai entrato nel vivo e grazie ai dettagli resi noti in occasione dell’evento Connect dedicato a Stadia andato in scena la scorsa settimana, ogni giorno raccogliamo nuove informazioni in merito alla piattaforma di Google per il cloud gaming. Quella di cui parliamo in questo articolo arriva direttamente da Phil Harrison, numero uno del team al lavoro sul servizio: fa riferimento alle modalità di abbonamento.

Stadia: publisher e abbonamenti

Sappiamo già che oltre alla formula free (disponibile a partire dal 2020), da novembre 2019 sarà possibile sottoscrivere quella Pro al prezzo di 9,99 euro al mese, godendo così della risoluzione 4K e dell’audio 5.1 surround durante lo streaming dei giochi. Quel che è emerso da un’intervista rilasciata da Harrison al giornalista canadese Geoff Keighley è che gli utenti saranno in grado di abbonarsi ai singoli publisher: ad esempio, potranno mettere mano al portafogli per accedere a tutti i giochi del catalogo Electronic Arts (magari incluso FIFA 20) oppure a quelli di Ubisoft.

Non penso che sarà per tutti i publisher, ma credo farà al caso di quelli con i cataloghi più grandi e con una line-up significativa.

Stadia

Maggiori informazioni in merito saranno rese note prossimamente. Per ora sappiamo che Stadia, a differenza di quanto da molti ipotizzato e sperato, non sarà il Netflix dei videogame. L’abbonamento non offrirà un accesso senza limiti ai titoli AAA della piattaforma, ma permetterà agli utenti di affittare le istanze in esecuzione nei data center di Google per l’elaborazione dei giochi.

Il successo della piattaforma dipenderà da diversi fattori: la line-up offerta anzitutto, la validità dell’esperienza fornita (dovrà essere priva di qualsiasi lag o rallentamento) e la capacità di offrire un rapporto qualità-prezzo in grado di sbaragliare la concorrenza di Microsoft con il suo xCloud, senza dimenticare le alternative PlayStation Now di Sony e GeForce Now di NVIDIA già accessibili.

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Fonte: The Verge
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