Stadia: il cloud gaming manda in pensione le console?

L'evoluzione del gaming passa dal cloud: piattaforme come Stadia di Google segneranno la fine del mondo videoludico così come oggi lo conosciamo?

In principio furono OnLive e Gaikai. Poi vennero PlayStation Now e GeForce Now. Ora tocca a Stadia cercare di dire la propria nell’ambito del cloud gaming. L’annuncio odierno non solo segna l’ingresso ufficiale di Google nel mondo dei videogiochi, ma manifesta le ambizioni del gruppo di Mountain View inerenti un settore che trainato dal fenomeno eSports e legato a doppio filo all’universo dello streaming pare ormai in procinto di intraprendere un percorso d’evoluzione.

Stadia, il cloud gaming secondo Google

Se Microsoft, Sony e Nintendo hanno più volte ribadito come le console tradizionali siano destinate a rimanere in circolazione ancora per lungo tempo, è innegabile che disporre di una piattaforma remota di cui poter fruire su qualsiasi dispositivo (computer, smartphone, tablet e TV) e in qualsiasi momento toglie loro almeno una parte di attrattiva. Un po’ come è avvenuto con la progressiva diffusione della distribuzione digitale per i titoli, andata a rosicchiare quote di mercato alla vendita delle copie fisiche, servizi di questo tipo non potranno che definire nuovi equilibri per il settore.

DOOM Eternal su Stadia

Sulla carta è tutto molto promettente: si sottoscrive un abbonamento e si ha accesso all’intero catalogo della piattaforma. Un po’ come Netflix insomma, ma per i videogiochi. Rimangono però alcuni punti da chiarire, nodi che verranno sciolti solo nei prossimi mesi, prima del debutto ufficiale previsto entro l’anno.

I punti da chiarire

Anzitutto: quale sarà il requisito minimo in termini di velocità della connessione Internet? Durante la fase di test era 25 Mbps. Per garantire l’assenza di lag o ritardi nella comunicazione con i server che gestiranno il comparto grafico, quello audio e l’intelligenza artificiale dei titoli, le latenze dovranno essere ridotte al minimo. Altrimenti l’esperienza verrebbe inevitabilmente compromessa.

Ancora, quali giochi saranno inclusi nel catalogo? Google ha espresso l’intenzione di sviluppare titoli in proprio, attraverso uno studio affidato a Jade Raymond (ex Ubisoft ed Electronic Arts, nell’immagine qui sotto), ma il supporto da parte delle software house esterne sarà fondamentale. Difficilmente vedremo su Stadia le esclusive di Microsoft, Sony o Nintendo. Abbiamo assistito in passato al fallimento di alcune piattaforme proprio per il mancato appoggio delle terze parti.

Jade Raymond, numero uno di Stadia Games and Entertainment

Infine, ultimo ma non meno importante fattore, quale sarà il prezzo della sottoscrizione? Ipotizziamo una cifra compresa tra 9,99 e 19,99 euro da sborsare mensilmente, magari ridotta se si accetta la visione di inserzioni pubblicitarie, un po’ come avviene con le formule free dei servizi musicali.

È finita l’era delle console?

Torniamo dunque alla domanda che ha aperto l’articolo: “il cloud gaming manderà in pensione le console?”. Secondo noi no. Almeno non a breve, non nell’immediato. Nulla è comunque destinato a durare per sempre, nemmeno i paradigmi sui quali oggi si regge il mercato videoludico. Basti pensare a come sono mutati nel corso dell’ultimo decennio: un paio di generazioni fa le console non disponevano di un modem, il concetto di free-to-play non era nemmeno preso in considerazione e non esistevano patch da applicare in seguito alla commercializzazione di un titolo. Anche la crescita esponenziale del mobile ha innescato dinamiche che in pochi avevano previsto, spingendo ad esempio Nintendo a portare alcuni suoi brand storici (Super Mario su tutti) su smartphone, cosa impensabile sotto la guida tradizionalista del compianto Satoru Iwata.

L’ingresso di Google nel mercato videoludico è in ogni caso destinato a spostare qualche equilibrio, se non altro per la solidità dell’infrastruttura che andrà a gestire la piattaforma e per via della forza economica del gruppo. L’integrazione con YouTube e alcune funzionalità mai viste prima (Crowd Play e State Share, per saperne di più rimandiamo all’articolo di presentazione) potrebbero costituire valori aggiunti e spingerne il successo del progetto a livello commerciale.

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