A febbraio, Mustafa Suleyman, il capo della divisione Microsoft AI, ha detto al Financial Times che l’AI avrebbe sostituito i lavoratori d’ufficio entro 12-18 mesi. Lunedì, nel podcast Decoder di The Verge, ha ritrattato: l’AI è più un aiutante che una tecnologia pensata per sostituire il lavoro umano.
I compiti d’ufficio più piccoli saranno sempre più digitalizzati e automatizzati.
Ma i compiti non sono i lavori, e quella, dice adesso, è una distinzione molto importante.
Il capo AI di Microsoft ammorbidisce i toni sull’automazione
Suleyman non è l’unico dirigente AI ad ammorbidire i toni. Sam Altman di OpenAI ha scritto su X il mese scorso che la sua startup costruisce strumenti per assistere gli umani, non sostituti. Lo stesso Altman che aveva generato proteste suggerendo che molti ruoli d’ufficio che l’AI potrebbe sostituire non sono vero lavoro
, almeno se confrontati con il lavoro fisico come l’agricoltura.
Jensen Huang di NVIDIA ha dichiarato al Milken Institute che l’AI crea lavoro, e che non importa cosa si studia a scuola, ma come si usa l’AI per apprendere. Nel frattempo, il rapporto Mercer dice che il 99% dei CEO pianifica licenziamenti legati all’AI.
Il messaggio pubblico dei dirigenti AI è rassicurante. I piani aziendali no. Le ritrattazioni arrivano quando il messaggio originale genera troppa paura, non perché il messaggio originale fosse sbagliato.
La distinzione che non convince
“Compiti” e “lavori” non sono la stessa cosa, ma un lavoro è, come ha osservato Jensen Huang, un insieme di compiti. Se l’intelligenza artificiale automatizza una parte sufficiente di questi, il lavoro stesso perde consistenza. La distinzione semantica proposta da Suleyman non cambia il risultato: quando circa il 70% delle attività viene automatizzato, il restante 30% raramente giustifica lo stesso numero di persone.
La successiva ritrattazione è comprensibile. Affermare che l’AI possa sostituire i lavoratori d’ufficio in 12-18 mesi, mentre si guida la divisione AI di un’azienda che promuove Copilot, non è una posizione semplice da sostenere pubblicamente. Resta il fatto che Suleyman ha detto ad alta voce ciò che molti dirigenti tendono a esprimere solo in privato.