La fuga degli agenti AI che hanno attaccato l’infrastruttura di Hugging Face è stata scoperta da OpenAI dopo oltre una settimana, quando l’azienda texana ha avvisato l’FBI e pubblicato un post sul blog ufficiale. Questi sono i dettagli più recenti di un incidente informatico senza precedenti. L’azienda guidata da Sam Altman ha promesso che fornirà tutte le informazioni nelle prossime settimane.
OpenAI non ha rilevato la fuga degli agenti AI
Secondo le fonti di Reuters, gli agenti AI basati su GPT-5.6 Sol e un altro modello più potente in test sono usciti dall’ambiente isolato (sandbox) il 9 luglio. Come confermato da Thomas Wolf, l’intrusione nei sistemi di Hugging Face è iniziato l’11 luglio e finita il 13 luglio. L’azienda texana ha pubblicato il post sull’incidente il 16 luglio, senza però indicare i “colpevoli”.
OpenAI ha contattato Hugging Face il 20 luglio e il giorno dopo (21 luglio) ha svelato che l’accesso non autorizzato è stato effettuato dagli agenti AI basati sui due modelli. In pratica, l’azienda californiana ha scoperto la scorribanda degli agenti AI su Internet dopo oltre una settimana. Una portavoce di OpenAI ha dichiarato che ci sono diverse inesattezze nell’articolo di Reuters.
L’incidente sembra la trama di un film di fantascienza, in cui gli umani perdono il controllo dell’intelligenza artificiale. Invece è tutto reale. Secondo le fonti di Reuters, un agente AI ha lasciato note, apparentemente destinate a versioni future di se stesso, che contenevano istruzioni su come gli agenti avrebbero potuto liberarsi dai vincoli interni di OpenAI.
Alcuni dipendenti di OpenAI avrebbero scoperto tra il 18 e 19 luglio che gli agenti avevano aggirato la sandbox. L’azienda esegue spesso diverse valutazioni di modelli contemporaneamente, tutte operanti ad alta velocità, quindi generano quantità di dati talmente enormi che è impossibile rilevare eventuali comportamenti indesiderati.
C’è un’altra questione evidenziata da Hugging Face. I modelli proprietari, come quelli di OpenAI e Anthropic, non hanno permesso di analizzare i log generati durante l’attacco a causa delle restrizioni. L’azienda texana ha quindi usato GLM-5.2 di Z.ai, uno dei modelli open source cinesi che il governo statunitense vorrebbe vietare.