Tariffe di terminazione, la UE non molla

La microlimatura delle tariffe decise dall'Autorità italiana non impressiona Bruxelles. Che anzi avverte: continueremo a controllare passo passo quello che combina l'Authority TLC del Belpaese
La microlimatura delle tariffe decise dall'Autorità italiana non impressiona Bruxelles. Che anzi avverte: continueremo a controllare passo passo quello che combina l'Authority TLC del Belpaese

Dopo le clamorose rimostranze della Commissaria UE Viviane Reding e le proteste di tutti gli operatori alternativi e di migliaia di consumatori , AGCom offre una minima limatura alle tariffe di terminazione che presenta in conferenza stampa a Bruxelles: sebbene il significato che se ne sta dando in Italia sembri quello di un “ritrovato accordo” con la Commissione UE, la realtà che ben chiaramente appare nell’analizzare i fatti è diversa. La Reding, difatti, definisce la nuova proposta di Calabrò solo come “un passo nella direzione giusta” e non una soluzione, e ribadisce in più momenti “se gli impegni di AGCom verranno rispettati”, segnale che i rapporti sono compromessi e non c’è più serenità né tantomeno fiducia tra l’Autorità italiana e la super Commissaria UE alle telecomunicazioni, che arriva perfino a sottolineare che controllerà “da vicino” le future attività di AGCom.

Per comprendere l’accaduto bisogna poi tener conto che i poteri della Commissione, nel caso delle tariffe di terminazione, non permettevano di bloccare la delibera AGCom, per cui la limatura non può essere letta come un “accordo” a fronte di una trattativa tra pari; il solo significato che si può dare alla riduzione è quello di un gesto dell’Autorità italiana per tentare di contenere la dura presa di posizione di Bruxelles, e replicare alle proteste di consumatori ed operatori concorrenti.

Inoltre, nella lettera di risposta ufficiale ad AGCom, la Commissione UE ribadisce che i valori proposti da AGCom sono troppo alti e non allineati alla media europea, dato che in alcuni paesi europei già ora si applicano prezzi che l’Autorità invece propone solo per il 2011. Si critica inoltre la metodologia contabile applicata da AGCom nonché lo squilibrio che la decisione crea tra operatori grandi e piccoli. Si invita pertanto l’Authority a ripetere l’analisi non appena entrerà in vigore l’imminente raccomandazione sulle tariffe di terminazione, attesa per gennaio 2009.

Nonostante l’impegno odierno di AGCom di ridurre il livello delle tariffe di terminazione del 10% nel 2011 e di livellarle a 4,5 centesimi di euro nel 2012, questo è ancora fin troppo elevato: come già dimostrato da operatori concorrenti che hanno analizzato i bilanci pubblicati, già oggi i costi reali dei maggiori operatori non possono essere superiori a 4 centesimi, e nel 2012 dovrebbero trovarsi a non più di 1 centesimo. Il fatto stesso che AGCom faccia questo sconto, poi, è un ulteriore elemento utile a dimostrare che l’analisi effettuata non fosse basata su costi reali, giacchè in tal caso non sarebbe stato possibile ridurre le tariffe.

In base alle prime stime, quindi, lo “sconto” prodotto non comporta un calo sensibile nei sovrapprofitti che gli operatori mobili dominanti (Telecom e Vodafone) conseguiranno nel prossimo quadriennio, che è ancora stimabile in oltre 3 miliardi di euro che gravano interamente sulle tasche dei cittadini italiani, e che vanno a discapito della concorrenza.

Fatta questa mossa, ciò che è evidente è che l’autorità italiana non toglierà più un centesimo dalle tariffe proposte (fatto salvo un intervento a gamba tesa dell’autorità Antitrust, tanto auspicabile quanto improbabile).
Ma ciò che è altrettanto evidente, è che l’Italia si è definitivamente coperta di fango con le istituzioni comunitarie, e che AGCom si vedrà passare alla lente di ingrandimento da parte di Bruxelles qualsiasi provvedimento futuro.

Vorrei, quindi, conoscere di persona quei colleghi che hanno avuto il coraggio di scrivere i lanci di agenzia secondo cui la Reding era “soddisfatta”, e capire quale film abbiano visto.

Capitano Nemo
Morse.it

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13 11 2008
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